Taranto - Dalle miserie del presente alla conquista del futuro

di Alessandro Terra

27 / 11 / 2012

Giornata incandescente quella appena trascorsa  a Taranto, l’inchiesta per “disastro ambientale”  si arricchisce di una nuova ondata di provvedimenti  giudiziari tra cui sette misure cautelari (4 in carcere e 3 domiciliari) che vedono coinvolti tra gli altri Fabio Riva, figlio del patron Emilio, nonché vicepresidente di Riva Group (attualmente irreperibile) e Michele Conserva ex assessore provinciale all’ambiente e il sequestro dei prodotti finiti, ovvero tutto ciò che è stato prodotto dal 26 luglio ad oggi da parte dello stabilimento Ilva nonostante il sequestro senza facoltà d’uso degli impianti dell’ area a caldo. 

 Quello che emerge, finalmente con chiarezza, da questo nuovo filone di inchiesta è il cosiddetto “sistema Archinà” dal nome dell'ex addetto alle relazioni esterne dell’Ilva, un fitta rete di relazioni  volte a preservare lo stabilimento da possibili ingerenze da parte degli organi di controllo ambientale, primo tra tutti l’Arpa.

Emergono quindi conversazioni con tra Archinà e i vertici delle istituzioni locali, dal sindaco Stefàno al presidente della Provincia Florido, i Parlamentari Vico (PD) e Franzoso (PDL), consiglieri regionali e soprattutto il Presidente della Regione Puglia, Vendola, accusato secondo l’ordinanza del Gip Todisco di essere addirittura il regista delle pressioni esercitate sull’Arpa ed in particolare al direttore generale Assennato, considerato poco gradito dall’azienda. 

Emerge inoltre una mail scritta da Emilio Riva ed indirizzata al segretario del Partito Democratico Bersani in cui si chiede di ammorbidire le posizioni espresse dal Senatore Dalla Seta che era stato evidentemente critico rispetto alla proroga (a gennaio 2013) dell’entrata in vigore dei nuovi limiti circa le emissioni di benzo(a)pirene.

Da sottolineare inoltre il coinvolgimento degli organi di stampa locali e di un dirigente della Digos di Taranto, Cataldo De Michele, che informava l’azienda dei colloqui tra Procura e Assennato.

Intanto l’azienda ha annunciato il ricorso ai provvedimenti di sequestro in quanto in contrasto con il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale d parte del Governo e ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Taranto e degli stabilimenti sparsi sul territorio nazionale del Gruppo Riva.

I lavoratori sono stati messi “in libertà”,  ovvero sono stati disabilitati i badge d’accesso allo stabilimento per gli operai dell’area a freddo; oltre alla assoluta illegalità del provvedimento fa riflettere la terminologia utilizzata dall’azienda, rimettere in libertà qualcuno presuppone che questi fosse precedentemente  in condizione di privazione e coercizione, il che chiarisce la politica aziendale nei  confronti dei lavoratori.

La risposta dei lavoratori non si è fatta attendere e dalle 23 di ieri sera sono in presidio permanente dinnanzi alle portinerie “D”, in queste ore è un susseguirsi di assemblee e capannelli, in cui ci si prepara alle mobilitazioni da mettere in campo nel immediato.

Lo scenario è quanto mai inquietante, il futuro di migliaia di famiglie è a repentaglio ma è evidente la volontà da parte dei lavoratori di pretendere diritti e dignità, la salute e l’ambiente non sono più sacrificabili in nome del lavoro e del salario.

La giornata di oggi segna in punto di non ritorno nella storia recentissima della vicenda Ilva, la sensazione è che da questo momento si fa sul serio,  sarà compito dei movimenti misurarsi  e porsi all’altezza di una sfida che appare tanto ardua quanto inderogabile.

Ci sarà da dare vita alle parole d’ordine che negli ultimi mesi hanno attraversato le mobilitazioni di Taranto, Ambiente, Salute, Reddito e Occupazioni non sono più slogan, da oggi vanno conquistati.  Veramente.

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Notte del 26.11.2012 - Presidio di Cittadini E Operai dinanzi alla portineria D dell'ILVA s.p.a.