Arriva in Italia "Trashed" il docu film di Jeremy Irons sullo smaltimento dei rifiuti nel mondo. L'anteprima a Napoli promossa dai comitati territoriali. Un lavoro d'inchiesta straordinario che mette a nudo la propaganda inceneritorista e ci mostra il vero volto dell'inquinamento su base planetaria.

Trashed : tutti i rifiuti sono dei killer

di Antonio Musella

14 / 6 / 2013

Pubblicato anche su Fanpage.it

Tutti i rifiuti sono dei killer. Quando ti fermi a riflettere dopo i titoli di coda del docu-film “Trashed”, è questo il primo pensiero che ti passa per la mente. Bisogna dire grazie a Jeremy Irons per la realzzazione di questa importantissima inchiesta sui rifiuti in tutto il mondo. L'atttore inglese è protagonista e produttore di “Trashed” che è satato proiettato in anteprima a Napoli il 13 giugno presso l'Hotel Royal a cura di Cittadini Campani per un piano alternativo dei rifiuti. Una sala gremita dove era difficile trovare posto anche per uno spillo. Centinaia di persone sono accorse per la prima. Nelle prime file gli attivisti delle reti e dei coordinamenti protagonisti delle lotte ambientali in Campania, dal Coordinamento Comitati Fuochi alla Rete Commons fino ai promotori della serata introdotta dall'attivista Claudio Pellone.

Irons ci porta in un viaggio sui sistemi di smaltimento dei rifiuti nel mondo analizzando con il taglio dell'inchiesta giornalistica grazie alla collaborazione di Candida Brady autrice e regista del docu-film, l'impatto sull'ambiente e sulla salute. Testimonianze dirette, pareri di medici, chimici e tecnici dei rifiuti accompagnano il documentario che ha collezionato 17 tra premi internazionali e menzioni speciali. Si comincia dalle discariche e dall'impatto devastante che questo tipo di smaltimento dei rifiuti ha sull'ambiente e sulla salute di chi abita in prossimita' dei siti. Le immagini di una discarica di rifiuti di ogni tipo che compone una vera e propria montagna di 40 metri su una spiaggia del Libano ed il commento di un profugo palestinese che vive su quella montagna di rifiuti, apre il viaggio nel mondo dei “buchi di monnezza”. L'Inghilterra è il paese europeo con il più alto numero di discariche. L'esempio scelto da Irons per introdurre il tema è la discarica dello Yorkshire sul cui perimetro stranno costruendo 3.000 case e perfino una scuola. Le esalazioni provenienti dalla discarica, dove finiscono anche solventi e smalti, ha avvelenato i comuni circostanti tra il silenzio e la non curanza delle istituzioni. Storie che ci raccontano la realtà drammatica dello smaltimento dei rifiuti in discarica. A New York ci sono 14 discariche di rifiuti di tutti i tipi ormai sature, mentre a Pechino lo spazio fisico per costruirne di nuove semplicemente….non c'e'. La situazione europea, sebbene sia grave con la presenza di discariche in cui finisce di tutto e l'avvelenamento delle falde acquifere e dell'aria provocata dalle esalazioni, è francamente nulla rispetto a quello che Trashed ci fa vedere per descrivere la situazione asiatica. L'esempio scelto è quello della città di Giakarta, capitale dell'Indonesia. 11 milioni di abitanti che sversano i propri rifiuti direttamente in prossimità del fiume della città. Non si può nemmeno definire una discarica ma semplicemente un non-luogo dove i veleni e l'essere umano si mescolano. Per i poveri di Giakarta, circa 1,5 milioni di persone, non esiste nemmeno il servizio di rimozione dei rifiuti. Il fiume, stracolmo di rifiuti sui quali si ereggono le tradizionali palafitte indonesiane, è anche la prinicipale fonte di acqua potabile per i poveri di Giakarta.

Dalle discariche si passa agli inceneritori. L'approccio di Irons è volutamente laico alla vicenda. <<Gli inceneritori vengono definiti l'alternativa pulita alla discariche>> è cosi' che l'attore inglese presenta il tema. Subito dopo ci prende per mano e ci porta in una cittadina islandese dal nome impronunciabile, dove l'inceneritore ha avvelenato completamente i campi circostanti con le emissioni di diossine. <<E' impossibile che un impianto di questo tipo possa funzionare in maniera controllata ogni giorno, pertanto lo sforamento delle emissioni è inevitabile>> è questo il parere tecnico raccolto da Irons. Si passa in Francia dove il nesso diossine-tumori viene evidenziato in maniera chiara ed inconfutabile in una piccola valle del Sud. La magistratura francese in un primo momento aveva sentenziato che non essendoci prove che l'inceneritore causasse con le emissioni di diossina l'aumento dei tumori, dovevano essere i cittadini a dimostrare il contrario. Risultato? Oggi l'inceneritore e' stato chiuso ed abbattuto, ma in quella piccola valle transalpina per decenni si porteranno dietro l'appellativo di “Valle dei tumori”.

Il documentario si sviluppa provando a fare luce sui numeri. Non esistono cifre precise sul numero di inceneritori al mondo, ma alcuni dati sono certi. Proviamo a metterli in ordine. Negli Usa ci sono 190 inceneritori, la maggior parte dei quali interessati da malfunzionamento ed eccesso di emissione di diossine. Il paese che né ha di piu' è il Giappone con l'impressionante numero di 469 inceneritori. Non esistono dati del governo Giapponese sulle emissioni degli inceneritori. Ed è qui che entrano in campo i pareri medici. Oltre al professor Paul Connet, molto noto anche in Italia per aver partecipato a numerose mobilitazioni contro discariche ed inceneritori, il parterre messo in piedi da Irons e Brady vede Vyvyan Howard – Professor of Bioimaging at the University of Ulster, Dott.ssa Ana M Soto – professor of cell biology at Tufts University School of Medicine in Boston, USA, Prof. Richard Thompsnon – School of Marine Science and Engineering, Plymouth University, Dr. Linda Birnaum – Director of the National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS) of the National Institutes of Health (NIH), and the National Toxicology Program Division. Esperti di fama internazionale specializzati nello studio delle sostanze tossiche. Le conclusioni degli esperti sono inequivocabili. Una percentuale tra il 50% e l'80% dell'inquinamento da diossine nel pianeta è dovuto agli inceneritori; la percentuale di diossine negli esseri umani è spaventosamente schiazzata negli ultimi venti anni, queste sostanze entrano nei nostri tessuti attraverso il processo di biomagnificazione e ci modificano; la nostra catena alimentare è inquinata dalla diossine; la riproduzione degli esseri umani è messa a rischio dall'impressionante presenza di diossine nel nostro corpo che produce, attraverso il sostanziale avvelenamento della placenta con cui queste sostanze si trasmettono ai feti, malformazioni neonatali e morti precoci. Per gli esperti se domani mattina si eliminassero tutte le fonti di diossine nel pianeta ci vorrebbero 6 generazioni per tornare ai livelli accettabili. Dati e conclusioni scientifiche che vanno mostrate con forza ai governi di tutto il mondo ed anche a chi, spesso anche nel mondo dell'informazione, continua a sostenere l'azione innocua degli inceneritori. Le reazioni non possono che essere quelle che Trashed ci mostra nel volto del vice ministro dell'ambiente islandese incalzato da Irons sui danni collaterali degli inceneritori. Balbetii, imbarazzi e lunghi silenzi.
Il docu film prosegue portandoci in Vietnam. E' questa con molta probabilità la parte più cruda del documentario in cui lo spettatore sente  un pugno alla bocca dello stomaco. La guerra Usa-Vietnam vide negli anni sessanta l'uso da parte dell'esercito americano del famoso “agente orange”, ovvero nuvole di sostanze tossiche e diossine spruzzata dagli aerei militari sulla vegetazione per stanare i vietcong. Le immagini dei bambini nati malformati sotto naftalina e quelle dei centri dove vengono accolti i bambini sopravvissuti alle malformazioni neonatali ma costretti a vivere una vita di stenti, fanno decisamente effetto. Dagli sfregi lasciati da una guerra di cinquant'anni fa si passa all'inquinamento dei mari. E' qui che il capitano Charles Moore, oggi a capo di Algalita Marine Research Foundation, racconta di come scopri' la famosa isola della plastica nell'oceano. Tanti si sono immaginati una sorta di isola di bottiglie galleggianti dal perimetro di svariati kilometri quadrati. Si tratta in realtà dei vortici oceanici, cinque in tutto il mondo, un gioco di correnti che forma un cerchio di migliaia e migliaia di miglia marine. In questo perimetro sotto il pelo dell'acqua, quindi non visibile ad occhio nudo, la plastica sversata nei mari si concentra e viene deperita e sminuzzata. Una sorta di brodo di palstica che inquina tutti i nostri mari e finisce direttamente nei pesci inquinando anche questo pezzo di catena alimentare.

Trashed è un lavoro completo, ci mostra le alternative, dal trattamento a freddo al modello San Francisco passando per il compostaggio e la vendita di prodotti senza imballaggi, soprattutto lancia una speranza nel presente. Il cambiamento deve essere ora !

A proposito, sabato 15 giugno a Parma ci sarà la manifestazione contro l'inceneritore dell'Iren…il cambiamento passa anche da qui.

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Trailer italiano di Trashed