Trattato Ue-Usa: dobbiamo impedirlo

14 / 1 / 2014

Le regole che oggi in Europa tutelano ancora il lavoro, la salute e l’ambiente sono in pericolo. Il TTIP, l’accordo transatlantico di libero scambio al centro dei negoziati tra Usa ed Unione Europea, e’ la piu’ grande operazione mai tentata di sottomettere al libero mercato i nostri diritti, trasformandoli in merci omologate e liberalizzate tra le due sponde dell’oceano. A Roma il 5 Gennaio alle 15  a SCUP in occasione della due giorni di Ecosolpop (via Nola, 5) Comune-info co-promuove la prima assemblea per informarsi e reagire contro un negoziato che rischia di cancellare le regole che tutelano ancora in Europa il lavoro, la salute e l’ambiente.

C’era un tempo in cui liberalizzare significava abbattere dazi e tariffe tra Paese e Paese. I prodotti arrivavano, così, a costare meno e i container volavano più veloci verso gli orizzonti della globalizzazione. Gli Stati che rinunciavano a tassare le importazioni perdevano anche gran parte del proprio bilancio pubblico. Scelta dolorosa per i più, visto che molti tra i Paesi più poveri dipendono quasi del tutto da queste tasse.

Oggi, però, si punta ancora più in alto: con il commercio globale che atomizza le filiere in migliaia di funzioni e componenti, in un contesto in cui vince chi riesce ad assicurarseli più a buon mercato, bisogna sbarazzarsi delle leggi. Ad esempio, delle molte regole sviluppate in duri anni di lotta e discussione politica in Europa sulla qualità del cibo e dei prodotti, sulle autorizzazioni per i farmaci, sui contratti di lavoro e sulla previdenza, sulla sicurezza nella chimica e nei posti di lavoro, sul principio di precauzione che blocca alla frontiera, ad esempio, Ogm e alimenti zeppi di ormoni a stelle e strisce: si sta cercando di far passare il messaggio che, in tempi di crisi, queste regole semplicemente “impicciano”, rallentano l’economia.

E se la crescita dei Paesi emergenti, non solo in termini di Pil ma soprattutto di capacità politica, preoccupa Ue e Usa, i vecchi monopolisti del mercato globale puntano ad azzerarle per spianare la strada alla più grande area di libero scambio mai creata tra le due sponde dell’Oceano. Un programma serrato di integrazione del mercato transatlantico, che prevede un livellamento al ribasso delle regole come pre-condizione per una liberalizzazione radicale del commercio di prodotti, servizi e investimenti.
transatlanticIl TTIP, o Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership, il mercato unico liberalizzato tra Usa e Ue, varrebbe, secondo i suoi promotori, 28mila miliardi di fatturati in più l’anno tra le due sponde, circa metà del totale a livello globale, e la promessa berlusconiana di 2 milioni di posti di lavoro in più.

In realtà il Financial Times ha recentemente chiarito che una «partnership transatlantica» produrrebbe «vantaggi geostrategici», dal momento che l’Unione europea e gli Stati Uniti rappresentano la metà dell’economia mondiale e, quindi , insieme «potranno raggiungere il livello di potere sufficiente ad impostare standard globali che altri, tra cui la Cina, dovrebbero seguire» (1).

Se guardiamo agli aspetti commerciali, le cifre parlano da sole: le esportazioni globali, che valevano nel 2012 9,838 miliardi di dollari, venivano effettuate per il 19% dall’Europa a 27, per il 16% dagli Usa, per il 15% dalla Cina, unico tra i cosiddetti “Paesi emergenti” ad emergere davvero visto che il Brasile esporta appena l’1% delle merci globali, India e Russia il 2%, nonostante abbiano strutturato negli ultimi anni tutto il proprio assetto produttivo per questa sfida, a colpi di land grabbing e doping ai capitalisti nazionali. All’interno di questi blocchi, chi riesce davvero a stare sul mercato globale si conta in un pugno: l’80% delle esportazioni di tutti gli Stati Uniti è in mano all’1% degli operatori.

L’Organizzazione Mondiale del Commercio, nel suo World Trade Report 2013, ci dice che se mettiamo insieme i primi 10 operatori Usa, otteniamo il 96% delle esportazioni nazionali. L’1% dei gruppi europei concentra il 10% delle esportazioni Ue, il 10% ne controlla l’85% circa. Anche la top ten delle imprese italiane si porta a casa il 72% delle esportazioni nazionali (2).

Ed ecco che diventa auto-evidente chi si avvantaggerà di questa massiccia deregulation e chi sta spingendo per ottenerla: una manciata imprese affacciate sulle due rive dell’oceano. Ma c’è di più. Il trattato, infatti, concederà alle corporations nuovo potere politico formale: un sofisticato “meccanismo” di protezione degli investimenti permetterebbe a tutte le aziende di citare in giudizio direttamente i governi su ciò che esse potrebbero percepire come “ostacolo agli investimenti” o come “minaccia ai profitti futuri”, legislazione compresa.

TPP-protest-train-and-big-banner-1024x576La risoluzione delle controversie potrebbe essere affidata a un tribunale internazionale (si prefigura insediato presso la Banca mondiale), cui verrebbe data l’autorità di imporre sanzioni economiche contro qualsiasi Paese che abbia violato il suo verdetto. E quel poco di sovranità rimasta alle democrazie nazionali potrebbe, così, essere elegantemente bypassata dalla ragione più alta del profitto di pochi.

Che fare? Innanzitutto informarsi. La Commissione europea è estremamente preoccupata che si diffondano i veri termini dell’accordo, tanto che ha segretato i testi negoziali anche per i membri del Parlamentoeuropeo.Sial’unicaversionesottrattafinora del mandato della Commissione (3), come che i report informali degli incontri tra i negoziatori che si sono succeduti tra Bruxelles e Washington, svelano come nascosti dietro argomenti quali democrazia, sviluppo sostenibile, diritti umani da spargere nel pianeta sulle ali di questo nuovo accordo, si nasconda il tentativo di creare una sorta di portaerei transatlantica puntata contro i Paesi emergenti, non nell’interesse di noi cittadini.

La strategia segreta di comunicazione della Commissione europea, scoperta qualche settimana fa, guarda alle Elezioni europee del 2014 perché, prima che ciascuna famiglia politica si schieri, si arrivi a una definizione piena dei capitoli principali del TTIP in modo che tutti, partiti e votanti, non possano che ereditare il negoziato come un pacchetto chiuso dalla precedente legislatura e chiuderlo rapidamente entro il 2015.

oped-transatlantic-621x414E’ urgente, quindi, che scombiniamo questo piano al più presto. Dobbiamo richiamare l’attenzione della nostra distratta politica, insieme a tutti i cittadini, le organizzazioni e i sindacati preoccupati da questa prospettiva,: bisogna chiarire ai candidati al nuovo Parlamento UE che consideriamo inaccettabile un loro sostegno al TTIP, ma anche un loro mancato schieramento alternativo rispetto alla politica commerciale attuale dell’Europa. La yankee Europa corporativa che ci vorrebbero imporre non ci piace, non la voteremo, e nel frattempo faremo di tutto per cambiarle i connotati.

Le regole che oggi in Europa tutelano ancora il lavoro, la salute e l’ambiente sono in pericolo. Il TTIP, l’accordo transatlantico di libero scambio al centro dei negoziati tra Usa ed Unione Europea, e’ la piu’ grande operazione mai tentata di sottomettere al libero mercato i nostri diritti, trasformandoli in merci omologate e liberalizzate tra le due sponde dell’oceano.Per opporci a tutto questo convochiamo una prima assemblea il 5 gennaio 2014 dalle 14.30 a Roma, presso Scup, in via Nola. Vogliamo cominciare a delineare un percorso comune di azione, sensibilizzazione e mobilitazione sulla questione TTIP e per una giustizia economica, ambientale e sociale.
Le reti internazionali per una giustizia economica e sociale hanno da tempo lanciato una chiamata alla mobilitazione per opporsi ad un trattato che, in nome dei profitti e della centralita’ dei mercati, sacrifichera’ diritti e tutele. Una delle novita’ piu’ pericolose che potrebbero essere introdotte dal TTIP entro il 2014 e’ la possibilita’ per le grandi imprese di citare a giudizio quei Governi che, a loro dire, minaccerebbero l’accumulo di profitto a causa di normative legittimamente decise ed approvate nell’interesse dei propri cittadini. Dobbiamo fermarli: informiamoci e mobilitiamoci!
Per ulteriori info: monicadisisto@gmail.com; alberto.zoratti@gmail.com
Primi promotori:
Comune-Info, Fairwatch, Progetto Rebeldia/ex Colorificio liberato di Pisa, SCUP Lab.Urb. Reset

(1) Dal Financial Times

(2) Wto, Trade report 2013

(3) l documento è disponibile sul blog dell’Osservatorio italiano sul commercio internazionale Trade Game, lanciato al Forum Sociale Mondiale di Tunisi da CGIL, ARCS/ARCI, Fairwatch e Legambiente

Articolo pubblicato sul numero di Dicembre del mensile di Attac Italia Granello di Sabbia. Scarica l’intera edizione qui

Vedi anche :

La carica dei 50 e la Nato dei quattrini
Tratto da:

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