Trentino - Sfida delle Dolomiti, primo test per il Pd

Amministrative. Al voto Trento, Bolzano, in gioco i monopoli del business nella regione a statuto più speciale d’Italia

7 / 5 / 2015

A Castel­fondo (640 abi­tanti) i 15 seggi del con­si­glio comu­nale non inte­res­sano. Nadia Ianes sve­ste la fascia tri­co­lore e arriva il com­mis­sa­rio. Nes­sun can­di­dato alle ele­zioni di dome­nica. A Pre­daia, San Lorenzo Dor­sino e Val­daone, invece, si vota per la prima volta: sono i tre nuovi Comuni del Tren­tino. Para­dos­sal­mente, men­tre l’autonomismo in affanno pro­cede verso l’aggregazione dei muni­cipi. È molto più di un test locale il voto che rin­nova 250 ammi­ni­stra­zioni fra Trento e Bol­zano. C’è in gioco il mono­po­lio dei busi­ness nella regione con lo sta­tuto più spe­ciale d’Italia. E il futuro di Ugo Rossi, segre­ta­rio del Par­tito auto­no­mi­sta tren­tino tiro­lese dal 2005 al 2012, poi pre­si­dente della Pro­vin­cia di Trento e da un anno alla guida della Regione.

All’ombra delle Dolo­miti, il vec­chio “sistema” di Bruno Kes­sler & Sil­vius Magnago appar­tiene alla sto­ria. E anche il “labo­ra­to­rio sus­si­dia­rio” di Lorenzo Del­lai (anti­ci­pa­tore della Mar­ghe­rita, ma tra­volto da Scelta Civica) è imploso. Fun­zio­nano ancora i conti a senso unico con Roma: dei circa 9 miliardi di tasse “pro­dotte” dalla regione ben 4,6 restano in Tren­tino e 3,6 nel Sud­ti­rolo. Tut­ta­via la crisi e il governo Renzi pre­fi­gu­rano una spen­ding review che fa tre­mare tutti: dalle ban­che alle fami­glie dei masi, dalle coo­pe­ra­tive ai medici, dagli indu­striali alle fon­da­zioni più o meno isti­tu­zio­nali. E l’immagine dell’orsa Daniza abbat­tuta il 10 set­tem­bre 2014 ha fatto il giro del globo, accen­dendo i riflet­tori sull’altra fac­cia della meda­glia in quest’angolo d’Italia che si vanta di essere tutto natura e qua­lità della vita.

Qui si voterà tre set­ti­mane prima delle Regio­nali e delle altre Comu­nali. Un segnale per l’intero qua­drante Nord Est e un test sulla con­si­stenza del Pd che governa a fatica con Rossi. E l’occasione di misu­rare la con­si­stenza delle alter­na­tive: da Verdi e Sel ai 5 Stelle. Insomma, ele­zioni tutt’altro che marginali.

A Trento, il sin­daco uscente Ales­san­dro Andreatta punta alla con­ferma senza bal­lot­tag­gio gra­zie alla coa­li­zione for­mata da Pd, Can­tiere Civico Demo­cra­tico, Patt e Verdi. Ma ha fatto discu­tere l’esclusione di Mel­chiore Redolfi (con­si­gliere del Pci-Pds e dal 1999 pre­si­dente della cir­co­scri­zione cen­tro sto­rico) dalla lista Pd. Sull’altro fronte, cin­que liste (Civica Tren­tina, Fi, Lega, Pro­getto Tren­tino e Fra­telli d’Italia) a soste­gno di Clau­dio Cia. In lizza anche il “gril­lino” Paolo Negroni; l’insegnante Anto­nia Romano, coor­di­na­trice dei Comi­tati Tsi­pras per L’altra Trento a sini­stra; Paolo Pri­mon con l’inedito sim­bolo di Popoli Uniti Tren­tino Südtirol.

A Bol­zano, sulla scheda-lenzuolo 19 liste e nove aspi­ranti sin­daci. Un bel rebus con Gio­vanni Benussi che vanta l’appoggio di Casa­Pound, in con­cor­renza con Maria Teresa Tomada di Fra­telli d’Italia, Ales­san­dro Urzì (Alto Adige nel cuore, Fi e Uni­ta­lia) e Carlo Vet­tori, Lega. Poi ci sono le liste civi­che di Dado Duzzi e Angelo Gen­nac­caro. Luigi Spa­gnolli cerca il terzo man­dato e si affida all’alleanza Pd, Svp, civica per­so­na­liz­zata, Pro­jekt Bozen e Psi. Ma pese­ranno i con­sensi a Ceci­lia Ste­fa­nelli can­di­data da Verdi, Sel e Sini­stra per Bol­zano. Infine, Rudi Rie­der, M5S, che ha subìto la ricu­sa­zione dei can­di­dati con­si­glieri Nicola Fajeti e Ales­san­dra Sar­tori: non hanno voluto fir­mare la dichia­ra­zione di appar­te­nenza lin­gui­stica. Nicola viene dall’Emilia, Ales­san­dra è figlia di un ita­liano e di una tede­sca. Ma dome­nica si gioca la vera par­tita dell’«autonomismo sus­si­da­rio» più che il futuro del bilin­gui­smo. Il Paat di Rossi non si fa troppi scru­poli nel pun­tare alla con­qui­sta dei muni­cipi tren­tini: l’alleanza “orga­nica” con il Pd si rivela tutt’altro che inos­si­da­bile. A Mez­zo­lom­bardo, Cava­lese, Cles, Storo i cal­coli elet­to­rali sono andati nella dire­zione oppo­sta, men­tre addi­rit­tura a Mori l’intesa è con Civica Tren­tina dell’ex leghi­sta Clau­dio Civet­tini. Obiet­tivo: costruire la “rete” a livello locale in grado di mutuare il sistema di governo personalizzato.

Pec­cato che su Trento si allun­ghi peri­co­lo­sa­mente l’ombra delle inchie­ste sul Mose e su Expo. La Man­to­vani Spa (ora gestita dall’ex que­store Car­mine Damiano per conto della fami­glia Chia­rotto) qui ha costruito il cen­tro pro­to­nico e “cor­reva” anche per il nuovo ospe­dale, mega-appalto in pro­ject di fatto tra­mon­tato. La Mal­tauro, invece, ha rea­liz­zato la sede della Facoltà di Let­tere dell’Università (costo 48 milioni) dopo aver spon­so­riz­zato la locale squa­dra di vol­ley.
E in cam­pa­gna elet­to­rale tiene banco il “caso Corti Fio­rite”. Ope­ra­zione immo­bi­liare nel quar­tiere San Bar­to­lo­meo su due ettari delle ex Offi­cine Lenzi: tre lotti per 230 alloggi, 400 posti auto. Sulla carta, busi­ness da 70 milioni. Ma un boo­me­rang per la società di Ser­gio Dalle Nogare e Roberto Baldo. E un incubo per le casse pub­bli­che, che per 76 alloggi del Fondo Hou­sing Sociale “inve­stono” ben 23 milioni. Senza dimen­ti­care le ban­che (Spar­kasse e Hypo Tyrol) “espo­ste” quat­tro volte più degli arti­giani locali. È anche così che fun­ziona lo sta­tuto spe­ciale in Trentino.

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