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Trento - Ecco spiegata l'alternativa possibile all'inceneritore!

30 / 1 / 2011

La gestione dei rifiuti è un tema molto delicato ed è peraltro regolamentato in Europa, con particolare riferimento alla DIRETTIVA EUROPEA 2008/98/CE , solo recentemente recepita anche in Italia. Essa pone in evidenza la scaletta da predisporre per la gestione dei rifiuti stessi, mettendo chiaramente al primo posto il recupero della materia e, in subordine, l’impiego della stessa per produrre energia. Sempre in base a tale normativa, quindi, per proteggere maggiormente l'ambiente, gli Stati membri devono adottare delle misure per il trattamento dei loro rifiuti conformemente alla seguente gerarchia, che si applica per ordine di priorità:

• Prevenzione (RIDUZIONE ALLA FONTE) ;

• preparazione per il riutilizzo;

• Riciclaggio (Trattamenti di selezione);

• recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia (con priorità a tecnologie non impattanti);

• Smaltimento (residui a discarica).

Come si può ben notare, al primo punto viene chiaramente evidenziata la necessità di produrre meno rifiuti e, su questo punto, credo nessuno abbia molto da discutere. Ma, il punto nodale, che pone in essere un vero e proprio cambiamento di rotta nella gestione dei rifiuti, è quello che mette in evidenza il recupero della materia come scelta primaria.

Potendo pianificare una gestione che possa dare effettiva concretezza a queste priorità, bisognerebbe allora assegnare il giusto ruolo al riciclo della materia rifiuto, quella recuperabile e reimpiegabile tramite selezione meccanica, di cui è composta la gran parte della frazione secca indifferenziata, cioè quello che rimane dopo la raccolta differenziata.

Tutto ciò premesso, come è possibile strutturare un sistema tale da soddisfare la direttiva europea, riferendoci al trattamento dei rifiuti esistenti? Con una raccolta differenziata spinta a percentuali molto elevate, che si attestino almeno a valori pari all’ 80% . Oggi tutto ciò è possibile; esistono già realtà anche in Italia e tali modelli sono esportabili anche su scala più grande, parametrizzandoli a zone come la nostra provincia. L’alternativa all’inceneritore è, quindi, possibile.

Il bando di gara andato deserto apre prospettive nuove, che possono essere valutate per definire la gestione dei rifiuti in Trentino.
Se, l’ultimo aggiornamento del Piano provinciale dei rifiuti è dell'agosto 2006, la Provincia dovrebbe allora provvedere ad un nuovo aggiornamento.
Ci pare questa la strada su cui investire per il futuro, viste le buone risposte date dai cittadini trentini. Questa è la strada maestra dell’alternativa all’inceneritore.

La raccolta differenziata in Trentino è attestata su buone medie che oscillano intorno al 65-70%. Tra gli aggiustamenti auspicati, in perfetta sintonia con la citata direttiva europea, c’è quello della riduzione della produzione del rifiuto indifferenziato a un quantitativo pro capite all’anno intorno agli 80-100 kg (rispetto agli attuali 170 kg). È un traguardo raggiunto pressoché ovunque sia stato applicato il metodo di raccolta del porta a porta, con tariffa puntuale.

Vorrebbe dire che il Trentino potrebbe residuare un quantitativo di rifiuto pari a circa 55.000 ton/anno. Ma, di tutto ciò, almeno il 70% è a sua volta riciclabile per essere ricollocato sul mercato. Sulle restanti 15-20.000 tonnellate sono programmabili ulteriori interventi per minimizzarne la quantità e i residui impatti.
Vediamo di schematizzare i passaggi necessari per rendere operativa una politica gestionale dei rifiuti che si basi sulle premesse sopra citate.

- Revisione del piano provinciale dei rifiuti al fine di effettuare un corretto screening della situazione e predisporre metodi di raccolta che consentano di avere partite omogenee di materiali puri, ovvero raccolta domiciliare porta a porta esteso su tutto il territorio provinciale; già questo primo importantissimo passo, garantirebbe un residuo da lavorare molto inferiore e, quindi, innalzerebbe la percentuale della raccolta differenziata, portandola ai dati richiesti in progetto (80% minimo).

- Realizzazione del progetto redatto dall’ing. Cerani e commissionato dai comuni della piana Rotaliana: si tratterebbe di realizzare 3 piattaforme di lavoro, ognuna delle quali è in grado di gestire circa 35.000 Ton di materie prime, per un totale che, più o meno, è parificabile alle ormai note 103.000 Ton riferite ai quantitativi per l’inceneritore (dati da verificare dopo l’aggiornamento del piano provinciale rifiuti, perché si potrebbe scoprire che, magari, i rifiuti da trattare sono in quantitativi minori). Queste piattaforme utilizzano un sistema di trattamento meccanico dei materiali a base plastica, che rappresentano la grande percentuale di ciò che rimane dopo la raccolta differenziata. Questo tipo di impianto adopera una serie di lavorazioni manuali di cernita e pre-selezione, quindi con un livello occupazionale di circa 120 persone, contribuendo così a dare posti di lavoro in periodi non certo felici per i livelli occupazionali. Dopo la fase della cernita manuale, nella quale si procede ad una vera e propria separazione fisica dei materiali residui per tipologia di appartenenza (plastiche, metalli, carta, cartoni ecc.), i vari gruppi di materiali passano alla fase meccanica-automatica. La consistente frazione delle plastiche viene colata a basse temperature (estrusa, intorno ai 180°), e amalgamata in un unico impasto. Si procede con la triturazione e la produzione di un granulato sintetico che diventa materia prima seconda per varie applicazioni, quali aggreganti per malte cementizie e varie componenti in edilizia e nell’arredo (aggreganti per le malte cementizie: non c’è da stupirsi; infatti, per dare maggiore elasticità alle costruzioni, già da tempo si usano materie plastiche da inserire nelle malte; con questa produzione si eviterebbe lo spreco di produrre appositamente altra plastica; altre applicazioni:produzione di panchine in plastica per i giardini, oppure piastrelle in plastica per arredi urbani, oppure ancora, pali di sostegno da impiegare in agricoltura per viti o altre coltivazioni).

- Alla fine di tutto il ciclo produttivo, rimane un residuo che oscilla tra il 6-8%; attualmente tale percentuale andrebbe ridotta a discarica (contro il 30% di residuo da inceneritore); sarebbe ipotizzabile, però, creare un gruppo di ricerca, sotto la guida della nostra illustre università, il quale potrebbe analizzare i residui di questo ciclo al fine di verificare possibilità ulteriori di riciclo e riutilizzo.

È bene altresì aver presente che,qualsiasi sistema si voglia adottare, il ciclo dei rifiuti, allo stato attuale della tecnica, non potrà mai essere chiuso totalmente; la raccolta differenziata spinta a percentuali elevate, abbinata al trattamento meccanico dei residui indifferenziati, come abbiamo visto, produce un residuo con percentuali relativamente basse e notevolmente inferiori a quelle generate da un inceneritore, il quale lascia un residuo oscillante intorno al 30%, con un quantitativo del 6-8% di residui pericolosi da conferire a discarica. Anche le emissioni di fumi e sostanze tossiche va correttamente analizzata; è ormai noto a tutti che un inceneritore produce diossine ed emette nano polveri di vari metalli che vanno a peggiorare la situazione ambientale; ebbene, il processo abbinato di “raccolta differenziata spinta + trattamento meccanico del residuo indifferenziato” non ha alcuna emissione di tali sostanze. In merito all’emissione di anidride carbonica, il confronto pende anche qui a favore dell’alternativa all’inceneritore:42 milioni di m3 emessi dall’inceneritore, contro circa 26000 m3 emessi dal trattamento meccanico.

Infine, un’ulteriore considerazione: è necessario predisporre un sistema territoriale che sia in grado di gestire i rifiuti in toto e non è più possibile, quindi, parlare solamente di come ridurre i residui della raccolta differenziata. È necessario che la provincia di Trento predisponga uno studio di fattibilità che stabilisca come predisporre anche la gestione dei rifiuti organici, per i quali, allo stato attuale delle cose, provvediamo con la totale esportazione fuori dai nostri confini. Dobbiamo indubbiamente prendere atto che i nostri rifiuti devono essere gestiti localmente, ma tutti, indistintamente; anche questo punto spinge ulteriormente a prendere in considerazione di rivedere il piano provinciale dei rifiuti, garantendo così un’analisi globale del sistema gestionale del Trentino futuro.

Il Coordinamento Trentino pulito non è per un no a prescindere all’inceneritore solo per partito preso, ma lavora per un si alle tecnologie non impattanti, migliorative, che danno più occupazione e maggiore sicurezza. Chiediamo un confronto scientifico e tecnico sull’argomento, prima di decidere una gestione ultraventennale di un sistema che potrebbe rivelarsi pericoloso, antieconomico e, a giudizio di molti tecnici, obsoleto e superato.

Marco Ianes – Coordinamento Trentino Pulito

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