Un contributo da Sud verso l'assemblea napoletana del 21 e 22 Novembre

16 / 11 / 2015

Domenica 22 Novembre abbiamo deciso di convocare a Napoli un momento di discussione tra compagni e compagne di tante realtà che animano da anni i conflitti sociali e le esperienze di auto-organizzazione in giro per il paese. Lo abbiamo fatto innanzitutto convinti che in questa fase storica e politica nessuno possa avere la presunzione di bastare a se stesso e che ognuno, ognuna delle realtà collettive che attraversiamo, abbia da condividere ragionamenti e sperimentazioni che provengono dalle infinite contraddizioni del territorio che vive. 
Ne sentiamo ancora più la necessità a poche ore dai fatti che hanno sconvolto Parigi e che rappresentano certamente uno spartiacque tra la sensazione di incolumità con cui l'Europa continuava a costruire se stessa e la devastazione provocata dalla strategia scheletrita della guerra globale.

Abitiamo in un paese la cui unità è garantita solo dalla definizione formale di un confine. L’Italia esiste solo per chi la guarda da fuori. Da dentro invece essa appare come un mosaico di irriducibili differenze, che spesso hanno reso assai difficile costruire un alfabeto comune tra le esperienze di movimento. Province e metropoli, nord e sud, aree strategicamente destinate alla desertificazione e veri e propri centri della speculazione economica e finanziaria, terre di immigrazione e terre di emigrazione; se proviamo a ricomporre la geografia delle differenti modalità di aggressione della governance capitalista nel nostro paese, riusciremo probabilmente ad ottenere di converso una cartografia delle lotte e delle comunità indisponibili al saccheggio. Questo è lo spirito con cui intendiamo incontrarci, discutere, ragionare insieme al fine di confederare le autonomie.

L’intenzione è quella di allargare da una parte e consolidare dall’altra quel tessuto comune, quella complicità ribelle e quella comunanza di linguaggi e pratiche, che da anni ci posiziona fianco a fianco nelle lotte, dando il medesimo valore alle differenze e alle sinergie. Provando tuttavia ad essere spregiudicati nell’immaginazione di un nuovo presente e di un altro futuro ma senza che questo bisogno (giusto) di innovazione dismetta un patrimonio collettivo di esperienze, di pratiche e di costruzione di organizzazione che ci ha permesso in questi anni di prendere parola da protagonisti su tutte le questioni che hanno riguardato la nostra vita, i nostri diritti, le nostre città. 
I compagni e le compagne curdi, la cui esperienza suggestiona e condiziona da un po’le nostre ambizioni organizzative e i nostri ragionamenti, e la cui vicenda di resistenza oggi diventa ancor più necessaria per capire quello che sta accadendo attorno a noi, chiamano identità progressiva quella cifra eccezionale che ha segnato ineluttabilmente un popolo che da decenni lotta da un parte per mantenere intatta la propria storia e dall’altra per vincere la battaglia di tutti e tutte per la democrazia e la giustizia sociale. Ci sembrano due termini che accostati rendono esattamente l’idea della nostra ambizione: non un passo indietro al cospetto di una storia che abbiamo costruito insieme in aperta opposizione ai poteri forti di questo paese e però estrema disponibilità ad immaginare insieme nuove forme di organizzazione del conflitto, nuove modalità di soggettivazione politica.


Abbiamo scelto Napoli e la Campania perché ci sembra particolarmente sensato che una discussione aperta e profonda sulla fase si sviluppi a partire da un territorio sul quale si siano dispiegate negli anni moltissime delle più violente contraddizioni che hanno caratterizzato l’accumulazione selvaggia del capitale nella crisi. Lo stesso territorio che però dinanzi alla recrudescenza del disastro ambientale, sociale ed economico ha dato dimostrazione di una straordinaria capacità di conquista del protagonismo sociale delle realtà di base, un protagonismo che in molti casi si è tradotto nell’imposizione dell’agenda politica a chi ha governato in maniera scellerata i nostri territori. Questa regione, come tante altre, è stata ed è un laboratorio interessante per l’auto-organizzazione e questo ci spinge con ancora più entusiasmo a costruire proprio qui un momento di confronto con tanti e tante altri per provare a rispondere collettivamente alle domande che noi a partire dalle nostre specificità ci siamo ponendo.


Concretamente crediamo che la discussione debba procedere su due piani paralleli e complementari. 
Da una parte ci interessa indagare quali sono i nodi su cui è più efficace aggredire l’autoritarismo del governo Renzi, l’avanzata della nuova destra xenofoba, l’impatto delle politiche europee sull’impoverimento dei territori e certamente la questione della guerra e della solidarietà internazionale alla resistenza del popolo curdo. Vogliamo costruire mobilitazioni attorno a questioni che fanno parte del portato storico delle lotte dei movimenti sociali, come il diritto al reddito, alla salute, alla decisione, alla cultura e però immaginare campagne e strategie di mobilitazione efficaci, che siano innanzitutto in grado di aprire lo spazio della presa di parola pubblica e quanto più larga possibile. Sappiamo di avere a che fare con delle controparti che su tutti i livelli disconoscono il ruolo dei movimenti sociali e dei conflitti territoriali e agiscono in relazione ad essi solo attraverso una drammatica chiusura degli spazi del dissenso. Per questo abbiamo bisogno di riempire le piazze, occupare, come accaduto a Bologna qualche giorno fa, le manifestazioni pubbliche del potere, qualunque sia la sua forma.

Abbiamo bisogno di iscrivere le nostre soggettività nel corpo vivo dei territori, toccandone i nervi scoperti e costruendo azione e rivendicazione su di essi. L’intento deve essere innanzitutto quello di rompere la coazione al monadismo nella quale i nuovi dispositivi di contenimento dei conflitti vogliono relegarci. 
Dall’altra però non dobbiamo sottovalutare la questione essenziale che riguarda l’organizzazione.

Gran parte di noi viene e vive tutt’ora le esperienze dei centri sociali e dei collettivi nei luoghi della formazione. Negli anni, in tanti e tante, abbiamo costruito comitati territoriali e con essi ci siamo opposti ai progetti di devastazione dei nostri territori. Ancora, in tanti e tante, abbiamo dato vita a straordinarie campagne di riconquista del diritto all’abitare, occupando palazzine abbandonate e restituendole a chi ne aveva diritto e bisogno. A Napoli vorremmo che anche la commistione e l’ibridazione spesso spontanea di questi strumenti organizzativi che negli anni sono stati così funzionali e utili alla costruzione di vertenze e di campagne, sia argomento di analisi e approfondimento, convinti che più lo strumento organizzativo si dimostra efficace e raffinato e più si fa ampio lo spazio per la presa di parola nelle città e nel paese. 
Insomma a Napoli vorremmo confrontarci con tutti e tutte quelli che stanno costruendo barricate per difendere il proprio territorio da una trivella, da una discarica, da un inceneritore, o con chi da mesi organizza staffette di solidarietà ai confini a est dove la gestione barbarica dei confini della fortezza Europa ferma il viaggio di chi fugge dalla guerra e dalla fame. Vorremmo confrontarci con tanti e tante dei tantissimi studenti e studentesse che instancabilmente costruiscono i collettivi nelle scuole e che da due anni si oppongono strenuamente a quella orribile riforma targata Renzi.

Vorremmo discutere con chi, attraverso il sindacalismo autonomo organizza i non garantiti, i precari, le partite iva, i facchini. Vorremmo capire da chi da mesi segue la lotta del popolo curdo come fare nostra quell’esperienza straordinaria e come contribuire a quella resistenza. Vorremmo conoscere le storie di chi occupa le case e auto-gestisce interi quartieri sottraendoli all’abbandono e riprendendosi un diritto fondamentale. 
Con lo spirito che abbiamo provato a sintetizzare in queste righe e che non esaurisce l’enorme quantità di suggestioni che ci accompagneranno fino all’assemblea del 22, invitiamo tutti e tutte i compagni e le compagne che hanno intensione di federare la propria porzione di autonomia con quelle di tanti e tante altre, a partecipare alla discussione e a mettersi in cammino con noi per costruire una stagione di lotte potenti, efficaci e soprattutto che sappiano vincere.Sabato 21, a partire dalle 17, abbiamo riservato uno spazio di discussione alla aggressione particolarmente repressiva e ai dei nuovi dispositivi di controllo e contenimento del dissenso.

Quest’esigenza, sempre viva, appare ancora più urgente sui nostri territori dopo quello che è successo alla manifestazione studentesca del 13 Novembre di Napoli (a cui hanno partecipato anche studenti dal resto della regione). Il corteo è stato colpito con una violenza fuori dal comune, che si è abbattuta su giovani delle scuole superiori, prima di alcun impatto con i manifestanti. Teste aperte, pestaggi da parte della polizia, e fermi ne sono stati l’ovvia conseguenza. Eventi simili si sono verificati nella stessa giornata a Milano e a Torino. Siamo convinti che questo confronto sia necessario e forse addirittura preliminare alla costruzione di una cassetta degli attrezzi equipaggiata dinanzi una così violenta ondata di politiche repressive, dei nuovi e più brutali modelli di gestione dell’ordine pubblico e di insensato inaudito inasprimento delle pene per chi manifesta.Non è più il tempo dell'inattività. Non è più il tempo dell'attesa.

Non è più il tempo della rendita sui posizionamenti organizzativi e teorici degli anni precedenti.
E' il tempo di affrontare con coraggio le contraddizioni abissali di un presente assai complesso. Senza paura. Con l'entusiasmo della rivolta e con la spregiudicatezza di sempre. 


Vi aspettiamo compagni e compagne!

I compagni e le compagne di Insurgencia e del L@P Asilo31

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