Un lungo weekend di azioni contro la crisi climatica a 5 anni dagli Accordi di Parigi: Rise Up 4 Climate Justice risponde all'appello internazionale

La chiamata europea lanciata da lanciate da Ende Gelände con l’hashtag comune #fightfor1point5

14 / 12 / 2020

«Sono passati 5 anni dagli accordi di Parigi e nulla è cambiato. I potenti del mondo hanno continuato ad accumulare profitti devastando e inquinando il pianeta, mettendo insieme delle ricchezze pari ad intere nazioni, ma non solo, “grazie” a questo potere finanziario stanno mettendo in pericolo il nostro presente e il nostro futuro». Inizia così il comunicato con cui Rise Up 4 Climate Justice (leggilo tutto) spiega le mobilitazioni che ci sono state in diverse città italiane in questo week –end, in occasione del quinto anniversario degli Accordi di Parigi sul clima che seguirono i negoziati della COP 21.

A livello europeo le giornate di mobilitazione sono state lanciate da Ende Gelände, impegnata in questi giorni nel blocco della costruzione della A49 in Assia, e in tutto il continente hanno visto iniziative contro i principali responsabili della crisi climatica, sotto l’hashtag comune #fightfor1point5, che allude alle lotte per contenere il riscaldamento globale sotto la soglia di1,5 gradi.

In Italia le azioni sono iniziate nella mattina di venerdì 11 dicembre a Bologna, sotto la sede della regione Emilia-Romagna, per chiedere che non venga avviato in più grande centro di stoccaggio del mondo di CO2 che dovrebbe sorgere a Ravenna, progettato da Eni. Per questo attivisti e attiviste hanno simboleggiato un tappeto, sotto il quale sono state nascoste le finte politiche green di questa grande multinazionale, che ha addirittura la pretesa di usare per i suoi fini miliardi di soldi dei cittadini, presi dai Fondi Europei per l'innovazione.

#fightfor1for5

Nel pomeriggio sacchi di carbone contro Intesa San Paolo nel centro di Padova. Intesa San Paolo ha stanziato - solo dal 2012 al 2017 - circa 7 miliardi di euro per la costruzione di gasdotti e si è resa quindi responsabile, con i suoi finanziamenti all’industria fossile, nel solo 2019 dell’emissione di 90 milioni di tonnellate di CO2 , un volume di gas serra superiore a quello prodotto dall’Austria in un singolo anno.

#fightfor1point5

Passeggiata climatica a Venezia, partita da Campo San Bartolomeo e fermatasi davanti a Unicredit, una delle banche finanziatrici dell'economia fossile, responsabile della produzione di 37 milioni di tonnellate di CO2 all'anno; banca che si trova al tredicesimo posto tra le banche finanziatrici del fossile. Il termine della passeggiata si è svolto a Ca' Farsetti, la sede del Comune di Venezia per denunciare le responsabilità di questa amministrazione nella distruzione del territorio e della salute dei cittadini.

#fightfor1point5

Iniziativa contro Intesa San Paolo anche nel centro di Vicenza.

#fightfor1point5

A Milano attivisti e attiviste hanno acceso fumogeni ed esposto striscioni davanti a un Eni Store.

#fightfor1point5

In serata flash-mob sotto la sede della regione Lombardia a Bergamo, con l’esposizione di pacchi che hanno indicato chiaramente chi sta distruggendo il pianeta: corporazioni e governi: «in pochi si arricchiscono sulle macerie del pianeta, mentre i molti e le molte continuano a pagare ingiustamente la crisi climatica».

#fightfor1point5

Nella mattinata di sabato, davanti alla raffineria Eni di Porto Marghera - già sanzionata durante il Venice climate Camp - un centinaio di persone hanno fatto una grande scritta "Defund climate Crisis" per sottolineare ancora una volta chi siano i veri colpevoli della crisi climatica.

#fightfor1point5

A Napoli presidio davanti alla sede centrale del Banco di Napoli, facente parte del gruppo bancario di Intesa San Paolo, che insieme ad altri istituti continua a finanziare i combustibili fossili.

#fightfor1point5

A Brescia iniziativa davanti al maxi-inceneritore di A2A. Questo termovalorizzatore viene presentato come “l’impianto più grande e più all’avanguardia d’Italia e tra i migliori in Europa”. Quello che la multiutility non dice è che impianti simili non eliminano l'emissione di diossine contenute nei fumi di scarico che disperdono nell'atmosfera. Non esiste una soglia minima di sicurezza per le diossine - che inquinano anche terreno e falde acquifere - e possono essere nocive per l'uomo a qualsiasi livello di assimilazione. L‘inceneritore darebbe un emissione di PM10 dello 0,2% che però sale al 13,5% per quanto concerne un’altra sostanza inquinante: gli ossidi di azoto. Attualmente un terzo dell'immondizia incenerita nell'impianto riguarda i rifiuti urbani mentre per due terzi si tratta di rifiuti industriali - spesso non tracciabili in maniera certa - che sono la prima fonte di danno per salute e ambiente.

#fightfor1point5

Nel pomeriggio ad Alessandria, che da anni ormai si posiziona molto in alto nella classifica delle città più inquinate d'Italia, è stata presa di mira la sede di Unicredit. Dall’accordo di Parigi ad oggi, Unicredit ha finanziato le società fossili italiane per un valore di 9.7 miliardi di euro. L’intreccio tra governi, banche e industrie fossili in nome di un profitto per pochi sta danneggiando la vita di tutti e tutte noi e nega la crisi ecologica, sanitaria ed economica che stiamo vivendo. I miliardi stanziati per fronteggiare la crisi attuale saranno gestiti da queste due stesse banche, le stesse responsabili della situazione che stiamo vivendo.

#fightfor1point5

A Treviso grandi cartelloni contro Eni sono stati affissi negli spazi dedicati alle pubblicità: «dopo 5 anni di bugie, affermiamo con forza che lotteremo uniti perché solo tramite azioni dirette possiamo obbligare i potenti a riconoscere la crisi climatica».

#fightfor1point5

Manifesti contro Eni anche a Trento: «ribadiamo che continueremo a lottare perché non si può non aprire gli occhi davanti alla crisi climatica».

#fightfor1point5

Azione dimostrativa anche nel centro di Torino: «non ci fermeremo finché chi ha delle responsabilità all'interno di questa crisi, di cui subiamo i primi effetti con il covid-19, paghi e restituisca alle persone che più la soffrono ciò che stanno fagocitando, e dunque la qualità delle nostre esistenze».

#fightfor1point5

Il weekend di mobilitazione internazionale si è concluso in Val Susa, che abbiamo visto in questi giorni invasa da uno spropositato numero di forze dell'ordine per permettere l'allargamento dal cantiere Tav proprio in periodo di pandemia. Questo denuncia in maniera chiara quali sono le priorità dello Stato e delle compagnie coinvolte tra cui la Telt.

La Valle non si è fatta attendere e ha risposto immediatamente all'ennesimo attacco al territorio e proprio oggi un nutrito numero di attiviste e attivisti ha cercato di raggiungere il presidio dei Mulini, assediato da giorni, per portare solidarietà ai corpi in lotta.

La risposta delle forze dell'ordine è stata un fitto lancio di lacrimogeni anche ad altezza uomo, ciononostante la lotta non si arresta, la resistenza NoTav continua.

#fightfor1point5

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