Un tranquillo weekend di “assedio”

Contestazioni di massa a Salvini in Calabria e in Sicilia.

12 / 8 / 2019

È la sera dell’8 agosto quando Matteo Salvini, nel comizio di Pescara, ufficializza la crisi di governo. Lo fa nell’unico modo che la sua retorica politica costruita “ad arte” conosce, quello di un aspirante caudillo che supera gli steccati della democrazia tradizionale. Salvini chiede al Paese “pieni poteri” e non è una frase di circostanza, è la sintesi di aspirazioni autoritarie che il Ministro non ha mai nascosto, celandole sempre dietro il comodo paravento dell’emergenzialità.

Da quel momento si instaura una narrazione, dai media più rappresentativi ai social network, che consta una sorta di invincibilità di Salvini. I sondaggi lo danno al 36, al 40, al 50 per cento; la Lega può correre da sola o accompagnata dal resto del centro destra e avrebbe comunque una solida maggioranza parlamentare in pugno.

D’altronde, con la pochezza politica che contorna l’attuale scenario, dai suoi ex alleati alle opposizioni, questa narrazione sembra intaccabile.

Forte di tutto questo, Salvini continua il suo tour estivo sbarcando nelle spiagge del Sud. Una sorta di conquista simbolica di territori che fino a poco tempo fa gli erano ostili e che ora sente che stanno finalmente per cadere nelle sue mani.

Ma qualcosa non va come previsto. Le prime avvisaglie nel Gargano e a Policoro; contestazioni estemporanee che il leader leghista minimizza a suo modo. Ma il bello deve ancora venire.

A Soverato, in Calabria, la contestazione è di massa. I manifestanti irrompono in piazza annichilendo completamente i sostenitori. Cori antifascisti, antirazzisti, cori contro la Lega che vuole depredare il Sud: c’è tutto il repertorio di un antisalvinismo radicale e totale, portatore di una cultura politica che ha i suoi perni nella lotta a ogni tipo di sopruso, sociale, razziale, territoriale.

Matteo Salvini è costretto anche a interrompere il comizio, grazie al gesto di Ciccio Noto - storico compagno cosentino con una lunga esperienza nelle occupazioni abitative - che spegne il generatore dell’impianto e butta via la chiave. Un gesto che lui stesso definisce «istintivo e politico», ma che sarebbe stato inefficace se non ci fossero state decine di persone in piazza ad urlare a Salvini la sua vergogna.

Quanto accade a Soverato diventa virale e contagioso; sembra esserci tutta l’Italia antirazzista e solidale in quella piazza, la voce dei tanti che hanno sempre contrastato Salvini non dagli scrigni del Parlamento, ma nelle lotte di tutti i giorni. D’improvviso la narrazione pare cambiare di segno: Salvini non è più invincibile, si diffonde un senso di possibilità che va oltre i tetri sondaggi e - forse - oltre le stesse elezioni.

Il giorno dopo in Sicilia il copione è il medesimo. Il vicepremier, forse a corto di argomenti, riesce anche a rispolverare un vecchio pallino berlusconiano per accattivarsi i siciliani: il ponte sullo Stretto. Opera che, però, non è proprio ben vista da quelle parti.

Dopo una mattinata a Taormina, lo attendono Catania e Siracusa. Nella città etnea Salvini è atteso alle 16.00 per un incontro in comune e, a seguire, per una passeggiata in città. Ad attenderlo, oltre a uno sparuto gruppo di sostenitori, ci sono centinaia di persone giunte per contestarlo. Solo l’intervento della celere contiene questa massa inferocita e sottrae i sostenitori dal linciaggio, scortandoli fuori dalla piazza. Salvini viene fatto uscire dal retro, la sua auto assalita, la passeggiata annullata; un flop, un vero e proprio smacco per chi vuol essere l’uomo forte ovunque.

A Siracusa, in serata, le cose non vanno in maniera molto diversa: contestazioni, celere, l’ormai immancabile rosario e il solito copione di insulti di Salvini che ormai servono solo a camuffare l’imbarazzo di una sfida persa, quella del trionfo di piazza al Sud.

Quando accaduto non va letto solo con le lenti di un “meridionalismo” visceralmente contrario alla Lega. Basta sfogliare i dati dell’ultimo rapporto Svimez per capire come questi territori abbiano subito sul piano sociale l’impatto del governo giallo-verde.

Certo sarebbe assurdo trovare indicazioni di lungo periodo in queste sue giornate. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, si anticipa di certo una campagna elettorale che può diventare rovente e interessante. Emerge un fattore inatteso, tra i vari duellanti politici, che può rappresentare l’unica alternativa reale a quell’ordine sovrano che si forgia nei palazzi: la piazza. Un’alternativa ancora indefinibile e indefinita, ma che di sicuro si muove esternamente ai flussi elettorali. Se questo è un stato solo un assaggio, vedremo cosa ci riserva il resto.

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