Università e regime di guerra. Movimenti, nuovo internazionalismo, prospettive politiche

Padova, 23 maggio alle ore 18 in Ca' Borin. Organizzato da Collettivo Spina, Spazio Stria, Collettivo Lisc.

22 / 5 / 2024

Nel panorama contemporaneo delle istituzioni educative, l’università rappresenta e ha sempre rappresentato un nodo cruciale di intersezione tra sapere, potere e società. Il mondo accademico è uno dei luoghi dove maggiormente il “regime di guerra”, che invade tutti gli ambiti della vita, si manifesta in tutta la sua drammatica complessità. La militarizzazione dell’università non si limita infatti alla presenza fisica di corpi militari o alla collaborazione diretta con enti di difesa e industrie belliche, ma comprende anche l'adozione di paradigmi e metodologie proprie dell'apparato bellico. E tutto questo si è amplificato con l’escalation della guerra globale a cui stiamo assistendo dopo l’inizio del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022 e la guerra genocida messa in atto da Israele dopo il 7 ottobre 2023.

Uno degli aspetti più evidenti di questa militarizzazione è la crescente dipendenza delle università dai finanziamenti militari, pubblici e privati. In Italia gli esempi più lampanti sono il Politecnico di Milano e il Politecnico di Torino, noti per avere collaborazioni significative con aziende come Leonardo S.p.A., una delle principali industrie belliche italiane. Collaborazioni che spesso includono lo sviluppo di nuovi sistemi d'arma, droni, tecnologie di sorveglianza e difesa cibernetica. L’università di Pisa, per esempio, ha partecipato a progetti europei finanziati dall'Agenzia Europea per la Difesa, lavorando su tecnologie avanzate per l'industria della difesa. Anche a Padova non mancano esempi. Uno dei più controversi riguarda la partner strategica dell’ateneo patavino con Elbit Systems e Israel Aerospace Industries (IAI), una delle principali aziende belliche israeliane.

Proprio la collaborazione diretta tra mondo accademico e soggetti direttamente coinvolti nel genocidio della popolazione palestinese è stata al centro della recente ondata di proteste studentesche che dagli Stati Uniti si è propagata in tutto il mondo, Italia compresa. Nel nostro Paese, le recenti acampade studentesche, che hanno visto anche Padova tra le città protagoniste, si inseriscono in un clima di movimentazione della composizione universitaria che non si vedeva da tempo. Ed è proprio a partire da questo fermento che vorremmo interrogarci sui processi di soggettivazione che si stanno creando e sulla capacità di riportare l’università al centro di una proposta politica complessiva che non può che avere nel rifiuto della guerra il proprio fondamento. 

La guerra, del resto, si configura come un dispositivo che diffonde la presa delle sue logiche e delle sue pratiche in ogni campo del sociale, all’interno dell’intero spazio della politica. La guerra è anche una logica che mira a costruire blocchi contrapposti, a presentare schieramenti fissi e omogenei, a proporre nuovi e vecchi nemici interni, a soffocare soggettività all’interno di costrutti propagandistici. La guerra è inoltre un insieme di pratiche che tende a riaffermare le gerarchie in atto, a bloccare ogni tentativo emancipativo, a sottrarre spazio alle lotte. Ecco allora che la repressione dei movimenti studenteschi e ambientalisti, le strette sul controllo della mobilità  

delle persone migranti, la strumentalizzazione e - in contemporanea - l’attacco ai diritti di donne e soggettività queer, le narrative istituzionali che arrivano a criminalizzare la povertà si rafforzano e trovano nuova linfa proprio all’interno dei regimi di guerra. 

La dimensione globale che ha assunto la protesta studentesca, dunque, deve farci interrogare anche su un altro punto, ossia la creazione di un nuovo internazionalismo che sia in grado di assumere pienamente le istanze decoloniali, oltre le identità specifiche e dentro un’ottica di classe che sia realmente transnazionale e intersezionale. 

Di tutto questo parleremo mercoledì 23 maggio a con Sandro Chignola (docente di filosofia politica dell’Università di Padova), Anna Guerini (ricercatrice in storia delle dottrine politiche dell’Università di Bologna). 

L’appuntamento costituisce anche un momento preparatorio collettivo al convegno “Rompere i blocchi. Regime di guerra / guerre culturali / economia di guerra”, organizzato da Euronomade, che si terrà a Roma dal 24 al 26 maggio (ESC, via dei Volsci 169).