Uno striscione contro il capitone

23 / 5 / 2019

La campagna elettorale per le europee ha fatto emergere nella cronaca politica un paese non allineato con le direttive razziste e le tendenze fasciste del vice primo ministro che detta l’agenda politica e nemmeno rassegnato, come invece vorrebbero farci credere e come dimostrerebbe l’ignobile opposizione della “sinistra” istituzionale, che fa a gara col ministro leghista a chi è più di destra. 

Così, il tour elettorale del ministro è stato un crescendo di proteste, da Salerno risalendo lo stivale sono sbocciate non solo le proteste di piazza, ma anche le proteste "fai-da-te" con lo srotolamento di striscioni dai balconi di privati cittadini. La “protesta degli striscioni” ha preso una piega imbarazzante quando a Brembate, nel bergamasco, i vigili del fuoco hanno ricevuto "ordine da tanto in alto" di rimuoverne uno con scritto “non sei il benvenuto”. Qualche giorno più tardi a Carpi, un settantenne è stato portato in questura, ammanettato per 40 minuti e denunciato per “grida e manifestazioni sediziose” per essersi opposto alla rimozione del proprio striscione. 

Nei giorni precedenti un altro avvenimento aveva monopolizzato le pagine dei quotidiani e le bacheche dei social: lo spazio concesso, e poi ritirato, al Salone del Libro di Torino ad una casa editrice fascista. Da destra a sinistra si sono prodigati per difendere la libertà di espressione dei fascisti e allo stesso tempo per denunciare il “fascismo degli antifascisti”. 

Questi episodi si inseriscono in un clima di follia più generale dove chi salva vite in mare viene attaccato e considerato un criminale, mentre chi è il responsabile morale e politico di quella tomba dei diritti umani che è diventata il mar Mediterraneo, è considerato un patriota che difende i propri confini dall'invasione. 

Tutto ciò, e il desiderio di sentirmi complice e solidale con quanti avevano manifestato il proprio dissenso al ministro, mi ha fatto decidere di esprimere il mio disgusto, la mia rabbia degna e il mio rifiuto verso questo governo, che viola costantemente i diritti umani, discrimina, diffonde odio verso i più deboli e acuisce le disuguaglianze. È nata così l’idea di appendere il mio striscione: “welcome refugees, not salvini” a significare che a casa mia tutti sono benvenuti, eccetto razzisti e fascisti. Sia chiaro, dopo tanti anni di movimento, so benissimo che la battaglia politica, oggi come ieri, non si fa né dai balconi né sui social, e infatti avevo pensato il mio gesto come un atto folkloristico, una risposta immediata e istintiva, un "vaffanculo politicamente corretto"; ma forse devo ricredermi. La visita della polizia, che domenica mattina è venuta a casa ad identificarmi, è l'ennesimo fatto che smaschera il tentativo di deriva autoritaria e fascista del ministro ed è ancora più grave perché nel mio caso non c’era nemmeno la scusa di un imminente comizio o di una manifestazione pro o contro il ministro stesso e quindi nessun motivo di ordine pubblico. Niente di niente. Ciò nonostante due agenti hanno messo in pratica l’arroganza ministeriale minacciando, intimidendo e schedando un privato cittadino per aver “sbandierato” il suo pensiero… alla faccia del diritto di espressione difeso da, e per, i fascisti dalla autoproclamata #brigataVoltaire! 

Sfortuna loro, i due hanno bussato alla porta di una persona decisa e che non si è lasciata intimidire nemmeno quando hanno provato a mettere il piede avanti, per cercare di entrare in casa; così si son dovuti limitare a chiedermi i documenti e a farmi la loro morale, alla quale ho risposto a testa alta: «Se il ministro si sente in diritto di decidere chi è benvenuto nel nostro paese, io in casa mia sono in diritto di decidere chi è benvenuto e chi no, e di affermarlo». Hanno quindi provato con velate minacce: «Sa, noi eseguiamo solo gli ordini dobbiamo identificarla e poi qualcuno deciderà per quello striscione». Ma anche le minacce non hanno sortito nessun effetto: «Lo striscione sta là. Lo striscione sta là, lo striscione, sta là», in un crescendo di fermezza e di sguardi di sfida. Visto l’insuccesso della missione hanno infine provato a fare i simpatici, ma a quel punto questa piccola battaglia era vinta per me e persa per loro e non gli è rimasto altro da fare che salutare e andarsene. (Affanculo!) 

Ho sempre pensato che il terreno dei cambiamenti reali fosse quello delle piazze, praticando il conflitto e cercando il consenso. Mai avrei pensato di ritrovarmi un giorno a pensare che difendere uno striscione potesse diventare una battaglia politica. Eppure devo ricredermi. Viviamo tempi complicati, per certi aspetti molto bui e pericolosi, tanto da riportarci alla mente un periodo drammatico del passato. È necessario vigilare quotidianamente su questo strano "mostro" che è diventata la nostra democrazia e non lasciar sguarnito nessun campo: fare politica oggi significa anche dover combattere in battaglie all'apparenza poco radicali e molto "politically correct" come quella degli striscioni. 

Viviamo però anche tempi esaltanti, non è vero che tutto è perduto, che non c'è più speranza e non resta che emigrare (dove poi? Esiste qualche luogo dove sono state bandite le ingiustizie, le guerre o la povertà?). Nei mesi scorsi si sono susseguite straordinarie mobilitazioni in tutta Italia in difesa dei porti aperti e a fianco di chi, sfidando questo governo razzista, ancora e ancora continua a salvare vite nel Mediterraneo; e un messaggio di grande speranza partito dai ragazzi del Friday for Future in tutto il mondo. 

Siamo ancora in tempo. Con uno striscione esposto nei balconi, con le lotte per i diritti e l'ambiente nelle piazze, con tutto ciò che verrà in mente, ognuno coi suoi mezzi e le sue possibilità, tutto diventa importante perché ciò che è realmente necessario è smuovere le coscienze, partecipare, organizzarsi, convincere, rompere il meccanismo che intende normalizzare gli abusi delle forze dell'ordine e il controllo da parte del potere sui nostri corpi. È anche per questo che il Laboratorio Morion ha lanciato un contest creativo e irriverente per tutti i veneziani: esporre uno striscione contro il capitone, un invito a tutta la cittadinanza a prendersi gioco di un ministro che vorrebbe tappare la bocca a quanti dissentono dalle sue politiche razziste e fasciste. 

E allora, senza paura, appendiamoli questi striscioni, perché nonostante tutto, respiriamo ancora libertà. Welcome refugees, not Salvini!

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