A cura di Q-Generation

Veneto – Respinto l’emendamento che avrebbe dato più spazio alle associazioni antiabortiste negli ospedali e nei consultori

Non saremo mai come volete voi!

30 / 5 / 2014

Bocciatura sia per il testo del centrodestra sproporzionatamente a favore dei volontari prolife, sia per la proposta della giunta che avrebbe voluto mettere a disposizione bacheche (dis?)informative.

Resta allora in vigore il regolamento della legge 27 per “disciplinare le iniziative di promozione dei diritti etici e della vita nelle strutture sanitari. Cosa possiamo dire? A nostro parere di sicuro questa è una vittoria di coloro che hanno avuto sguardo attento e si sono prodigati per denunciare la gravità di quanto stava per accadere. Pericolo scampato? Se guardiamo le condizioni attuali, il Veneto è la regione dove la percentuale dei medici obiettori arriva ad oltre l’80%. I movimenti per la vita si sono finora più volte ritrovati  per preghiere lunghe giornate intere davanti agli ospedali, con cartelloni dalle scritte inquietanti, rosari, crocifissi, immagini perturbanti di feti morti e bambolotti in braccio. Certo che è meglio che non esista una legittimazione ufficiale che permetta loro di parlare con gli/le utenti, ma è indiscutibile che i loro messaggi, anche se venisse rispettato il divieto di interloquire, possano produrre effetti devastanti giungendo alla voluta destinazione: donne, in particolare. Donne che per i più svariati motivi decidono di non portare avanti una gravidanza, e che si consegnano alle cure sanitarie che dovrebbero garantire sicurezza, accessibilità, rispetto, riservatezza, laicità, sospensione del giudizio e diritti. L’autodeterminazione di ciascuno, e delle donne nello specifico caso, va salvaguardata, così come la libertà di scelta e la possibilità di decidere sul proprio corpo e sulla propria vita. Il corpo delle donne! E’ vero che sembra  assurdo usare ancora queste parole, eppure bisogna, perché non è una questione superata: in nome delle donne e sui loro corpi  troppo spesso viene esercitato quel senso di superiorità morale che dice “vi tutelo, a costo di togliervi l’autodeterminazione”, viene imposta una visione manichea (sante e puttane), buone solo se votate alla prole, buone solo se preservano "lo scopo per cui son nate", cattive altrimenti. Cattive se abortiscono, cattive se vogliono vivere liberamente i propri desideri, cattive se sono irriverenti, se scendono in piazza a protestare, se vestono come “non si conviene”, indecorosamente… Vittime o colpevoli.

Ecco il backgraund culturale che accompagna quella che è la presenza degli integralisti presso le strutture sanitarie: rimproverare, salvare, indurre, giudicare, dire cosa è bene e cosa è male, condannare, limitare la libertà. Discriminare, attribuendo all’uno o all’altro sesso (per non parlare di tutte le sfumature di genere negate e ritenute innaturali!) ruoli, comportamenti, mansioni, atteggiamenti, diritti e doveri già scritti e definiti. Controllare, disciplinare.

Il campo di battaglia non è quindi pacificato: il valore della vita per noi è un’altra cosa. Vita è non essere massacrate/i dalla crisi, dalla mancanza di reddito, da condizioni di lavoro non dignitose e non sicure, dall’inadeguatezza dei servizi, è avere il diritto di spostarsi nel mondo e per il mondo, è accogliere le differenze come fonte di ricchezza, è poter avere un tetto, è non inchinarsi davanti a nessun padrone, è non sottostare ad alcun ricatto,  è il continuo aspirare alla libertà e alla felicità condivisa.

Non saremo mai come volete voi.

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