La Gelmini non ci merita!

Venezia - Fare Mondi...senza Università non è possibile!

17 - 18 novembre, la nuova cittadinanza, studentesca precaria migrante, si riprende gli spazi della Biennale

13 / 11 / 2009

 Quest'Anno Accademico si apre con molte novità, dovute, essenzialmente, all'approvazione del Consiglio dei Ministri del D.D.L. sulla riforma universitaria presentata dal Ministro Gelmini, che classifica le università italiane in "meritevoli" e non.

Come molti altri atenei, lo IUAV di Venezia, in particolare la Facoltà di Design e Arti, si trova così a dover fare i conti con una serie di nuove norme e soprattutto con il dimezzamento dei fondi previsti dalla riforma finanziaria, una minaccia concreta per la sua stessa sopravvivenza.

Questa situazione porta inevitabilmente gli studenti a porsi delle domande.

Come immaginarsi di costruire un percorso formativo completo e coerente, se l'ateneo si vede costretto a riprogettarsi, di anno in anno, per rimanere in linea con i continui cambiamenti normativi imposti dal Ministero, e contemporaneamente far fronte a un taglio di fondi così sostanziale?

Soprattutto, come è possibile parlare di merito per l'assegnazione dei finanziamenti statali alle università pubbliche, se si utilizzano indistintamente gli stessi parametri per valutare atenei e facoltà tanto diversi fra loro, per ambito disciplinare e obiettivi formativi?

Una categorizzazione di questo tipo non dovrebbe forse presupporre una mappatura capillare delle università, tale da prendere in considerazione le enormi differenze qualitative esistenti?

Noi studenti della Facoltà di Design e Arti questa differenza l'abbiamo vissuta. In questi otto anni i nostri corsi hanno rappresentato una scommessa, proprio in virtù della loro eccezionalità all'interno del panorama italiano e per la città stessa di Venezia. Il prestigio all’estero e gli ottimi risultati raggiunti in campo artistico da molti studenti ed ex-studenti dimostrano la peculiarità e l'efficienza del modello di insegnamento proposto. I docenti, artisti e curatori di fama internazionale, e gli studenti stessi hanno attraversato e trasformato la città di Venezia, rinnovandone e arricchendone l'offerta culturale.

Si sente spesso parlare di Venezia come città-vetrina o città-museo, ci chiediamo, dunque, se lo smantellamento sistematico dell'università, come polo vivo e produttivo per il territorio che lo accoglie, costituisca un passo ulteriore in questa direzione.

Invitiamo la cittadinanza, l'Amministrazione Comunale, il Rettore Restucci, ma anche le Istituzioni, Fondazioni e Associazioni culturali di Venezia, a riflettere con noi su questi temi.

La minaccia di chiusura di una Facoltà come quella di Design e Arti ci permette di svelare il teatrino della retorica del merito tanto sbandierata dal DDL Gelmini, una riforma universitaria che promette di scardinare i poteri forti dell'Università italiana, di neutralizzare clientelarismi e nepotismi, trova la sua prima applicazione nella chiusura di una sperimentazione accademica avanzata come quella di questa Facoltà di Venezia.

Una sperimentazione che porta con sé molte contraddizioni e critiche ma che propone un modello di formazione differente, strettamente legato alla produzione culturale e artistica e alla città stessa.

Il 17 Novembre, con l'iniziativa "Open Party", festa studentesca ai Magazzini Ligabue, e soprattutto con la giornata "Free Entry" del 18, si apre in città una campagna contro la chiusura della Facoltà di Design e Arti.

La nuova cittadinanza, studentesca precaria migrante, si riprenderà gli spazi della Biennale di Arti Visive pretendendo l'entrata gratuita ai Giardini e tenendo all'interno una conferenza stampa.

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