Venezia - I diritti respinti

11 / 11 / 2014

 Di ieri la notizia dell'arrivo di undici ragazzi afghani, che hanno rischiato la vita in un container per raggiungere l'Italia, l'Europa e una prospettiva di vita migliore. Rintracciati dalla polizia grazie a una telefonata di un sedicenne loro conterraneo, giunto in Italia il giorno precedente, nelle stesse condizioni, sono stati visitati per accertamenti medici e poi accompagnati al struttura di accoglienza per minori Forte Rossarol di Tessera.

Confine è un zona intermedia che da sempre viene attraversata per scambi, che siano culturali o commerciali. Anche i confini naturali più ardui da attraversare non hanno mai impedito agli uomini di intrecciare relazioni tra le varie comunità. Confine è il punto d'incontro di due territori, diversi ma vicini.

Il mare da sempre è stato assunto a confine tra Stati ma allo stesso tempo ha svolto la funzione di via di comunicazione e di contatto. Il Mar Mediterraneo, per la sua conformazione naturale ristretta e quasi chiusa, nelle relazioni tra civiltà è stato per molto tempo un collegamento più che una separazione e ad oggi continua ad essere luogo di scambio commerciale. Sempre per la sua natura centrale e ridotta è diventato canale preferenziale per gli spostamenti verso l'Europa. Da alcuni anni l'Italia, in quanto penisola affacciata sul Mediterraneo, si è trovata ad affrontare le conseguenze del suo ruolo di stazione di arrivo per migranti che lo attraversano. Inizialmente un'emergenza, col passare degli anni è diventata quotidianità, che però l'Italia non è stata in grado di affrontare adeguatamente. Venezia si è vista protagonista di questa situazione in primis per quanto riguarda il porto, dove continuano ad arrivare afghani, siriani, eritrei, ecc. e che è diventato una barriera istituzionalizzata e militarizzata.

Da anni il porto di Venezia è protagonista di una serie di respingimenti illegali che violano i diritti sanciti da varie convenzioni in materia di politiche migratorie. Per tracciare uno scenario completo sulla situazione verificatasi negli ultimi anni, è doveroso ricordare che tra il 2008 e il 2009, 28 respingimenti avvenuti a Venezia sono illegali, mentre tra il 2010 e il 2012 il numero totale di migranti respinti che hanno incontrato esclusivamente personale della polizia di frontiera è di 709 su un totale di 1329 persone intercettate (quindi 54%), secondo l’inchiesta svolta dall’osservatorio antidiscriminazione. Questo significa che le persone arrivate in territorio italiano nel periodo preso in esame, invece che ricevere un’accoglienza strutturata con figure di riferimento quali legali, mediatori culturali e interpreti, sono stati respinti verso la Grecia, a rischio di subire un "trattamento inumano e degradante", senza nemmeno aver avuto modo di esporre la propria situazione personale. Il problema dei respingimenti non è limitato alla realtà veneziana ma riguarda tutti i porti dell’Adriatico e soprattutto quello di Lampedusa.

E’ da poco arrivata la sentenza che condanna l’Italia e la Grecia per i respingimenti coatti e per le violazioni di alcuni articoli della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo. Più volte, infatti, al porto di Venezia si è assistito alle inosservanze dell’articolo 3, secondo cui nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti, e dell’articolo 13, per il quale ogni persona ha diritto ad un ricorso effettivo davanti ad un’istanza nazionale, e alla palese inadempienza del articolo 4, che vieta le espulsioni collettive di stranieri.

Come si può parlare di Europa dei diritti e della speranza quando in realtà lo scenario che ci si presenta è quello dell’Europa dei diritti negati?

Data la sistematica violazione delle libertà fondamentali dell'uomo risulta necessario riprendere un lavoro di monitoraggio al Porto di Venezia per indagare l'effettivo stato delle cose. 

D’altronde abbiamo tutti in mente la storia di Zaher, ragazzino afghano, morto alcuni anni fa nel tentativo di raggiungere l'Italia nascosto sotto un camion per sfuggire ai respingimenti, e non vogliamo che ciò si ripeta.

Razzismo Stop Venezia, Silvia B., Sara M. e Shaden G.

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