Uniti contro la crisi

Venezia - Studenti intervengono dal palco del Teatro la Fenice

Un centinaio di universitari intervengono alla prova generale di "Killer di parole", opera dell'autore Daniel Pennac

9 / 12 / 2010

Studenti alla Fenice uniti con i precari della cultura contro "la guerra all'intelligenza" scatenata dal governo in carica. Tripudio del pubblico in sala dopo la lettura del comunicato da parte di una studentessa e di una delegazione salita sul palco del celebre teatro.

Anche Daniel Pennac, presente in platea come autore dell'opera in scena, partecipa con entusiasmo ai lunghi minuti di applausi piovuti sugli studenti. I tagli all'università sono tutt'uno con i tagli al FUS che mettono in pericolo il mondo del teatro e del cinema. Ci vogliono precari, isolati e frammentati. Noi rispondiamo; Uniti contro la crisi, verso il 14 dicembre a Roma.

Ecco il comunicato letto dagli studenti.

Buongiorno a tutti. Per cominciare, ci presentiamo:

siamo gli studenti delle Università Cà Foscari e IUAV, dell' Accademia di Belle Arti e del Conservatorio.

Ancora studenti, siamo già lavoratori precari. Lavoriamo, quasi sempre gratuitamente, nei Musei e nelle Fondazioni di questa città. Lavoriamo, quasi sempre in nero, nelle attività commerciali e turistiche, per mantenere i costi di un’Università che aumenta vertiginosamente le rette annue.

Per questo, ormai da mesi portiamo avanti una protesta e lo facciamo producendo discorso e documentazione, organizzando flash-mobs e gruppi di informazione, discutendo pubblicamente nelle Facoltà occupate. Usciamo dalle aule per parlare alla città, salendo sui tetti delle Università e scendendo tra i binari nelle stazioni. Nei giorni in cui veniva discusso alla Camera, abbiamo voluto chiedere il ritiro del DdL Gelmini, lo abbiamo fatto partendo dai monumenti delle nostre città, luoghi simbolo di storia, arte e civiltà; qui a Venezia abbiamo voluto che fosse la Basilica di S. Marco sprofondata nell'acqua alta ad amplificare le nostre voci.

Chiediamo il ritiro dell'ennesima pioggia di tagli camuffati da Riforma, un disegno di legge che non prevede alcun onere a carico dello Stato, ma che accentra il potere decisionale di indirizzo strategico e didattico degli Atenei nei Consigli d'Amministrazione, composti in larga parte da privati e offre alle nostre Università – che sui fondi pubblici contavano per pagare docenti, ricercatori, borse di studio per merito, strutture e servizi –come unica possibilità di sopravvivenza la federazione in FONDAZIONI UNIVERSITARIE DI DIRITTO PRIVATO.

In questi mesi di mobilitazioni abbiamo guardato con interesse alle proteste che hanno caratterizzato il mondo della cultura, del cinema e delle arti; anche gli enti pubblici sono in agitazione, i crolli di Pompei possono essere considerati come un chiaro indice dello stato di degrado generale in cui versano le politiche culturali in Italia: 58 milioni di tagli al Ministero dei Beni Culturali, un miliardo e cento milioni sottratti agli enti locali, cento milioni al FUS e la percentuale nazionale di PIL dedicata alla cultura che scende ad un impresentabile 0,26 %.

Abbiamo aderito alla straordinaria campagna referendaria dei comitati contro la privatizzazione dell'acqua con più di 1milione e 400mila firme raccolte per ottenere l'abrogazione del decreto Ronchi con un referendum popolare.

Questo perché crediamo sia importante intrecciare temi trasversali e mobilitazioni diffuse, arricchendoci perchè tanti e diversi; crediamo sia importante per rispondere alla vera e propria guerra all'intelligenza che ministri raccomandati e ex soubrette hanno dichiarato al mondo della formazione e della cultura lottare fianco a fianco, per essere meno soli quando come in questi giorni il governo risponde unicamente con repressione violenta, condita di manganelli e arresti lampo dentro e fuori i Teatri e le Università.

Non siamo affezionati all’Università che c’è (con i suoi clientelismi e le sue parrucche), né siamo per la cultura con la C maiuscola: quella ingessata, istituzionale e liturgica. Noi, ovunque si studi o si produca cultura, reagiamo allo sfruttamento, all’insulto e alla beffa. Siamo indisponibili a venire tagliati per ripianare una crisi che è la crisi del neoliberismo, della finanza e del mercato quale regolatore unico delle nostre vite. I veri conservatori sono quei soggetti, con in testa il nostro governo e la nostra classe dirigente, che insistono nel perseverare sulla strada che ha spinto l’economia mondiale nel baratro. Sono loro ad essere conservatori per ideologia o per interesse economico.

Noi, dal canto nostro, come studenti e precari, vogliamo spiccare un salto su quel baratro e pretendiamo risorse perché siamo certi che la cultura sia investimento e non assistenzialismo. Perché vogliamo cambiare ciò che non funziona nell’Università e vogliamo avere la possibilità di sperimentare in campo espressivo e creativo. Vogliamo che la professionalità di tutti gli operatori culturali, tecnici compresi, sia riconosciuta e valorizzata per ciò che essa significa, prestigio e motore economico fondamentale.

Guardiamo alla cultura e alla formazione come a beni comuni, ma perché questa visione si tramuti in realtà è necessario sottrarle ai tagli e alle mani degli speculatori.

Come studenti, dunque, saremo protagonisti il 14 dicembre a Roma. Una giornata intitolata “Uniti Contro la Crisi”, una manifestazione nazionale sotto Montecitorio per tagliare la fiducia a questo governo, definitivamente. Una giornata in cui il mondo della formazione, i precari, i movimenti, i lavoratori (con la FIOM in testa), i migranti e i comitati per l’acqua daranno corpo ad un’altra idea di società, ad una visione sganciata dalla guida suicida del profitto e votata all’apertura di un nuovo processo costituente, democratico e comune.

Ringraziamo tutte le persone che tengono vivo questo Teatro con la loro arte e e la loro passione, li ringraziamo per aver aperto le porte della Fenice a tutti noi, abbracciando la nostra mobilitazione.

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Studenti in Fenice

Intervento dal palco


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