Vik e un sogno in comune

16 / 4 / 2011

Ciao Vittorio,

Non ti conosco di persona, non fai parte del collettivo e dello spazio di cui faccio parte io,  ma ieri è stata proprio una brutta giornata: ho provato e provo tuttora dolore, rabbia, nervosismo e ho pianto.

Mi sono chiesto, molto ingenuamente, il perché dei miei stati d’animo.

Questo penso perché l’empatia che si produce tra chi, a modo suo,  si ribella alla guerra, a un mondo come questo, tra chi prova a cambiare questo triste esistente dove c’è chi ha diritti e chi non ne ha, essendo eretico, mettendosi sempre in gioco al di là delle ideologie, è di una potenza infinita.

Quando qualcuno diceva che la distanza più breve tra due punti non è la linea retta ma il sogno, parlava proprio della potenza di quel sogno comune, di chi, pur da punti diversi del mondo, non smettendo di indignarsi e ribellarsi di fronte alle ingiustizie, vuole costruire insieme un'altra umanità.

Infatti caro Vittorio, quando diciamo di costruire un’altra umanità, un altro modo di stare insieme, un altro modello di sviluppo, un altro modo di fare relazioni, io spesso pensavo a te e a quel intervista del 2008 fatta dal camion del tpo vicino a piazza San Francesco durante una manifestazione contro l’operazione piombo fuso.

E’ per questo che penso che la notizia del tuo assassinio fa male al cuore di tutti quelli con cui ogni giorno proviamo a costruire un altro mondo.

Resteremo umani: continueremo a invadere i Cie, e a chiederne la chiusura, continueremo a costruire un’Europa che sappia accogliere e non respingere, continueremo a costruire carovane della libertà, continueremo a costruire treni della dignità, continueremo a pensare che l’acqua sia un bene comune, continueremo a sanzionare chi specula sulle vite degli ultimi.

Continueremo, con te nel cuore.

Grazie di tutto

 Nicola, Cs Tpo

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