Nota sulla crisi

Virtualizzazione del comando e materialità della crisi: l'alternativa irrinunciabile

Non dobbiamo pagare il loro debito privato

2 / 12 / 2010

Da oggi è ufficiale: la crisi impatta le frontiere finanziarie dell'Italia e viene evocata fin da ora la necessità di predisporre per l'inizio dell'anno una manovra integrativa da 50 miliardi di euro. Almeno.

Ci sono davvero molti modi per affrontare questa tema; tre prospettive, a mio parere, ci possono aiutare a far lievitare il dibattito verso l'assedio (molteplice e “sonoro”) di Montecitorio promosso da Uniti contro la crisi il 14 dicembre, giorno in cui alla Camera viene discussa la mozione di sfiducia al Governo Berlusconi.

La prima. La crisi finanziaria è soggettivamente determinata e profittevolmente indotta dalle agenzie mobiliari, hedge funds, fondi sovrani. L'equilibrio nuoce, il dis-equilibrio moltiplica i differenziali di valore dei titoli (azionari e obbligazionari, pubblici del Tesoro o privati) e ne accresce il capital gain. Si è dato corpo ad un vecchio adagio anglosassone: no pain no gain.

La seconda. Il ribilanciamento della crisi finanziaria richiede un'esposizione comunitaria europea enorme, analoga ad una amplissima fidejussione. Laddove si genera profittevole disequilibrio là si ipoteca la liquidità generale per provvisoriamente pareggiare il gap.

La liquidità è una risorsa finita per cui viene impiegata in questo processo invece che in altri.

Se spendi, o impegni la disponibilità corrente e futura, in questo modo, hai un limite di budget sugli altri capitoli della spesa corrente; parimenti, vi è un accumulo enorme di ricchezza, tassata solo superficialmente, il cui “costo di produzione” viene esternalizzato socialmente.

La terza. Il gioco della produzione dell'equilibrio e del disequilibrio impatta e travolge i governi nazionali. La qualità del comando è imperiale, per estensione, origine e metodologia di esercizio.

Dieci anni fa i movimenti contestarono il passaggio della sovranità dai parlamenti ai governi. Ora la sovranità, intesa come capacità di determinare lo stato d'eccezione ed imporne gli esiti, è avocata ad una business community transnazionale, virtuale nella forma, ma assolutamente materiale ed incisiva negli effetti.
Questo biopotere è simile alla “cloud” che descrive la de-materializzazione dei server di Google. La “nuvola” è l'insieme della disponibilità, della potenza di calcolo che viene erogata di volta in volta in ragione delle esigenze e del mercato.

Virtuale, effimera, mobile; si in-forma in ragione dell'obbiettivo di capitalizzazione a breve termine.

Ad essa i governi si stanno adeguando, uno dopo l'altro, in un domino senza soluzione di continuità nello spazio politico europeo.

L'applicazione della forza della crisi causa lo shock, di liquidità e su tutti i fondamentali, e trasforma la politica economica, imponendo un modello basato sulla radicale riduzione della spesa pubblica, la liquidazione delle partecipazioni pubbliche, l'estensione indefinita del tempo di lavoro, la degradazione della sua qualit e la contrazione delle retribuzione dei dipendenti pubblici e non, la capitalizzazione privata dei beni comuni naturali.

Un modello che si basa sulle ricette monetariste che da quindici anni sono fallimentari in tutto il mondo e che comportano la traduzione del deficit privato (i.e. bancario) in debito pubblico (i.e. pubblicamente ripianato).

Un ricatto. Semplicemente un ricatto  la cui cabina di regia è sovranazionale. Se vuoi evitare il default, allora abdichi a ciò che rimane della sovranità nazionale e adotti la ricetta di cui sopra. Il risultato è l'iperbolico divergere tra ricchezza e povertà.

A questa crisi non si può rispondere cercando di contenerne gli effetti con un modello di governance tradizionale, con un governo di unità nazionale costituito per la gestione della crisi. L'aspettativa sarebbe la generalizzazione della povertà.

A questa crisi si risponde uscendo dal binario del modello dato.

La sfida è aprire la progettazione comune di un nuovo modo di produzione: più giusto, diverso e diversamente organizzato.

Si tratta di provarci, senza aver paura di perdere qualcosa, come il diritto alla pensione tra trent'anni (l'INPS ha già chiarito che non ci sarà altro se non un assegno, forse, di povertà ed il Ministero dell'Economia ci ha invitato a tornare a fare lavori umili).

Siamo in ballo adesso, rotta indipendente, impatto imminente.

Ci vediamo a Montecitorio martedì 14. Uniti contro la crisi, appunto.

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