Carovana in Messico 2011 dell'Associazione Ya Basta

Messico - Un paese in guerra

Alcuni spunti di riflessione per comprendere la complessa situazione che sta vivendo il paese

3 / 8 / 2011

E' arrivata in questi giorni una delegazione dell'Associazione Ya Basta in Messico, per proseguire la relazione che da anni porta avanti con le comunità zapatiste del Chiapas, ma anche per conoscere altre importanti esperienze che lottano e che costruiscono un'alternativa nel paese.


Il Messico attualmente sta attraversando una momento devastante dal punto di vista sociale. Per questo come delegazione pensiamo sia utile provare a dare alcuni elementi di comprensione su questo paese che sta vivendo una fase di estrema difficoltà e complessità.


L'elemento centrale che caratterizza il Messico attuale è la violenza diffusa. Ampi territori sono contesi, e a volte controllati, da cartelli dei  narcotrafficanti; lo stato spesso assente, spesso colluso con la criminalità, risponde a questa situazione militarizzando i territori; migliaia sono i morti, molti dei quali non c'entrano niente con i narcotrafficanti e vengono definiti dai media col termine di “vittime collaterali” (bajas colaterales), quando in realtà sono innocenti o attivisti di organizzazioni sociali.

I dati degli ultimi sei anni sono a dir poco impressionanti: 40 mila morti ammazzati, 10 mila desaparecidos e 120 mila persone fuggite dalle loro comunità di fronte al forte clima di violenza. Al di là di analizare le cause di questa situazione e il fenomeno del narcotraffico che attraversa in maniera trasversale i poteri politici ed economici del Paese, pensiamo sia importante provare a comprendere quelli che sono gli effetti che questa situazione sta producendo.


Importanti voci del panorama politico ed intellettuale del Paese, come il Sub Comandante Marcos e Gustavo Esteva, hanno mostrato recentemente come questo clima di violenza sta producendo un senso di paura diffuso tra la gente e la distruzione del tessuto sociale nei quartieri e nelle comunità; questi effetti soprattutto stanno favorendo la penetrazione dei grandi poteri economici internazionali e dei loro progetti di sfruttamento e devastazione.

Con il pretesto della violenza del narcotraffico in questi mesi numerosi leader indigeni o contadini sono stati uccisi, passando sui mezzi di informazione come alcune tra le tante vittime collaterali di questa violenza. Un altro fenomeno inquietante, che ancora deve essere compreso a fondo, è l'abbandono delle comunità da parte di migliaia di persone che fuggono dalla violenza, in zone dove hanno interessi delle multinazionali che in questi mesi hanno ricevuto in concessione ampie parti del territorio del paese col fine di sfruttare le risorse naturali e minerarie.


In questa contesto sono numerose le esperienze politiche e sociali che portano avanti progetti di costruzione dal basso di un'alternativa, lotte di resistenza di fronte alla devastazione del territorio, soprattutto nelle zone indigene, come le comunità zapatiste, ma anche in contesti urbani o metropolitani. Un dibattito interessante che in queste settimane vede varie esperienze di autonomia indigena confrontarsi tra loro è quello sull'autodifesa del territorio. Dagli abitanti di Cheran che si sono organizzati per pattugliare e proteggere i loro boschi dal taglio indiscriminato, ai contadini di Ostula la cui Guardia Comunal difende le terre recuperate due anni fa, alla Policia Comunitaria in Guerrero dove decine di comunità stanno gestendo in maniera autonoma la sicurezza e la giustizia. Queste esperienze mostrano come le popolazioni possano difendere i territori e la vita in un contesto nazionale attraversato dalla violenza dei narcos o delle forze dello stato.


Nelle ultime settimane qualcosa di interessante sta avvenendo a livello nazionale. Migliaia di persone cominciano a superare la paura e ad espriemere il proprio dissenso. Dopo tentativi locali di cittadini che sfidano i soprusi dei narcos e dell'esercito, è emerso da maggio un movimento nazionale chiamato Movimiento per la Paz con Justicia y Dignidad, coalizzatosi intorno alla figura del poeta Javier Sicilia. Sono soprattutto familiari delle vittime della violenza che vogliono giustizia e verità, ma intorno ad essi molte organizzazioni sociali si sono unite per creare un forte movimento che grida Basta ai narcos, ma anche Basta alla risposta dello stato che sta militarizzando i territori. E' un movimento variegato al suo interno e con tante contraddizioni, ma quello che vediamo come importante è che migliaia di messicani stanno alzando la testa e stanno sfidando il clima di violenza per riprendersi in mano il proprio paese e il proprio futuro.


Dentro questo scenario ci muoveremo in questi giorni per il Messico, e nello stato del Chiapas dove si assiste ad un aumento della repressione contro le comunità autonome e contro gli attivisti per i diritti umani. La nostra delegazione è composta da attivisti di vari centri sociali italiani e dalla presenza dell'Assessore alla cooperazione internazionale del comune di Empoli, che da più di dieci anni è gemellato col municipio autonomo di San Juand de la Libertad, attraverso un progetto in collaborazione col Coordinamento toscano in sostegno alla lotta zapatista.

Nei prossimi giorni apporteremo nuovi contributi dal Messico per comprendere meglio quello che sta succedendo e per raccontare di alcune esperienze di lotta che si stanno costruendo nei territori, delle reali alternative di vita di fronte allo sfruttamento, la povertà e la violenza.


Ass.Ya Basta!

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