Accoglienza e autorganizzazione a Lesbo nel tempo dell’emergenza infinita

Intervista a Joaquin, portavoce di “Lesvos Solidarity”

15 / 10 / 2019

Lunedì 14 ottobre, PIKPA Camp e Mosaik Support Center (Mitilene)

Di fronte alla disastrosa situazione umanitaria del campo di Moria, i due spazi gestiti dagli attivisti di Lesvos Solidarity, PIKPA Camp e Mosaik Support Center, rappresentano delle oasi in cui negli ultimi anni le oltre 30.000 persone transitate hanno trovato rifugio, servizi dedicati, un approccio umano e spazi di protagonismo.

Orgogliosamente indipendente da qualsiasi forma di finanziamento pubblico o di grandi enti istituzionali, l’organizzazione nata a partire dall’occupazione di uno spazio abbandonato alle porte di Mitilene promuove un modello fortemente alternativo di accoglienza, contro le logiche di isolamento e militarizzazione.

Il PIKPA Camp, l’unico spazio di accoglienza autogestito sull’isola, ospita un centinaio di persone e prosegue la sua storia di auto-organizzazione nonostante le minacce di sgombero e le pressioni politiche che ne vorrebbero la chiusura.

Abbiamo posto alcune domande a Joaquin, portavoce di “Lesvos Solidarity” (dopo il video la traduzione scritta).

Siamo a PIKPA, un campo autogestito fondato nel 2012 su iniziativa di un gruppo di abitanti dell’isola con l’idea di offrire appoggio ai migranti che scappano dalle situazioni di guerra. Alcuni volontari locali fondarono un gruppo che all’epoca si chiamava “The Village all together”.

A partire da questa iniziativa che offriva alloggio e cibo basandosi sui principi di autogestione e solidarietà, dopo un paio di anni è stata fondata una organizzazione che si chiama Lesvos Solidarity.

La stessa organizzazione ha poi aperto il Mosaik Support Center, dove si organizzano corsi di lingua che offrono strumenti di integrazione ai rifugiati e che è aperto a qualunque persona della comunità locale.

A Lesbo il numero degli arrivi sta tornando a quello del 2015-2016, quando ci fu la più grande ondata di immigrazione.

Ad oggi la situazione non è per niente migliorata, e siamo a tre anni dall’accordo UE-Turchia che ha dichiarato la Turchia “paese terzo sicuro” per l’accoglienza dei rifugiati. Un accordo che non ha mai funzionato, per colpa sia dell’Europa che della Turchia che non hanno alcun interesse ad affrontare realmente il problema.

Per Lesbo passa la maggioranza dei migranti che partono dalla Turchia, oggi sono più di 15.000 sull’isola.

Nel campo di Moria ci sono 13.000 persone, di cui 7.000 vivono all’esterno del campo all’interno di tende da campeggio o riparate da teli di plastica. Non hanno accesso ai diritti più basilari: salute, supporto legale, igiene minima. Sono oltre 1.000 i minori non accompagnati.

PIKPA è stata una risposta partita da gruppi locali dove la solidarietà è la base e l’autogestione lo strumento con il quale è nato questo campo. Girando all’interno del campo si può facilmente notare come non abbia niente a che vedere con Moria, ma, essendo nato per fronteggiare i numeri del 2012, non può certo dare risposta a tutta la gente che sta arrivando.

La maggioranza degli abitanti sono persone in situazione di estrema vulnerabilità: membri della comunità lgbtq, vittime di abuso e tortura, vittime di naufragio, parenti di persone morte durante la traversata, donne sole o in gravidanza, famiglie numerose.

Alcuni tra i casi più delicati che arrivano sull’isola vengono portati qui perché possano passare un periodo in uno spazio sicuro, e per “sicuro” mi riferisco a uno spazio dove la comunità stessa provveda alla sicurezza. Questo è molto importante. L’idea che la gente che viene si senta tranquilla e in uno spazio di “normalità” è per noi una priorità. Normalità può voler dire semplicemente non essere tutto il tempo sotto gli occhi delle telecamere, marchiato come rifugiato, o avere la possibilità di conoscere i tuoi diritti.

Si fornisce orientamento legale e supporto psicologico e vive qui una comunità di volontari locali e stranieri con i quali insieme ai rifugiati si crea una relazione costruita nella quotidianità.

Ci sono due parchi giochi, un progetto molto bello al quale partecipano bambini del luogo su iniziativa dei genitori greci che portano qui i loro figli a giocare con i figli dei rifugiati che vivono qua. Sono esperienze di collaborazione e inclusione.

PIKPA nasce nel 2012, dopo 4 anni Lesvos Solidarity fonda anche il Mosaik Support Center, con due principali obiettivi che hanno a che vedere con l’integrazione e il sostegno a lungo termine.

Il primo tema è quello della comunicazione: per questo i corsi di lingua sono molto importanti.

Il secondo è quello del lavoro: esiste un progetto all’interno del quale si trasformano i giubbotti di salvataggio in altri oggetti come zaini, borse, portafogli da vendere poi nel negozio del Mosaik, “Safe Passage”, o su internet.

Alla base dell’apertura del Mosaik c’era la necessità che uno spazio del genere fosse in centro e non al Moria Camp, perché una delle cose che produce segregazione è che la maggioranza delle ong vanno nei dintorni di Moria per fornire ciò che lo Stato non fornisce, ma questo non aiuta la gente a uscire dall’hotspot.

Per questo il Mosaik è situato in centro a Mitilene in un grande edificio molto antico e ha lo scopo di fornire uno spazio di sicurezza e istruzione. È molto importante che possa essere attraversato da tutti, non solo dai rifugiati.

Questa apertura alla comunità è uno degli obiettivi di Lesvos Solidarity per creare ponti tra le persone.

Uno dei maggiori problemi che sorgono all’interno di una situazione così complessa è quello della contrapposizione tra abitanti del luogo e rifugiati. Questo è successo perché fin dall’inizio non si sono creati dei canali di comunicazione reciproca e la comunità locale, di fronte all’arrivo di organizzazioni straniere, si è sentita esclusa, specialmente in un periodo che dura da molti anni in cui gli stessi greci vivono gli effetti della crisi del 2008.

Questo genere di risentimento è dato dal fatto che non c’è una reale politica inclusiva per cui la gente del luogo, non solo le autorità, possa partecipare ai processi decisionali ed essere parte della soluzione.

PIKPA è un tentativo, uno dei pochi presenti sull’isola che ha resistito nel tempo, di dare soluzione a questo tema, di creare uno spazio in cui si generi comunità.

Mosaik è un luogo dove chiunque può andare e partecipare ai corsi e così diventa strumento per costruire relazioni o trovare lavoro.

Al Mosaik si offrono posti di lavoro, strumenti di comunicazione e ora ci sono corsi di informatica nei quali si insegnano le basi come ad esempio a compilare il curriculum. I programmi sono adattati per persone che sono in transito, adeguati alle esigenze dei rifugiati. Lo spazio è aperto dal lunedì al venerdì per tutta la comunità dell’isola.

L’obiettivo di Lesvos Solidarity è partire dal protagonismo della comunità locale.

La situazione non è cambiata per nulla specialmente a Moria, anzi.

Il numero di arrivi sta aumentando molto ed è evidente come nessuna delle politiche del nuovo governo di Nea Dimokratia vadano nella giusta direzione perché sono politiche di stampo conservatore che anzi stanno facendo fare dei passi indietro a quei processi che poco a poco stavano portando ad una maggiore “fluidità”.

Le isole greche sono oggetto della politica di “restrizione geografica” per la quale chiunque arrivi deve rimanere sull’isola durante tutto l’iter della sua richiesta di asilo. Non si può continuare a trasformare le isole in prigioni.

Quello che bisogna fare è rompere definitivamente con la politica degli hotspot, togliere la restrizione geografica perché le persone possano proseguire il loro viaggio, essere redistribuite in altri luoghi sollevando l’isola da tutta questa pressione che genera la contrapposizione con gli abitanti.

Bisogna sviluppare strutture dove l’auto-organizzazione sia il principale strumento di solidarietà.

Link utili:

- www.lesvossolidarity.org - Pagina FB

- www.lesvossolidarityshop.org - Pagina FB

- www.lesvosmosaik.org - Pagina FB

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