La Corte costituzionale, in Guatemala, ha annullato la sentenza contro l'ex dittatore Efrain Rios Montt per vizio di forma.

Annullata condanna all'ex dittatore

3 / 6 / 2013

SENTENZA RIOS MONTT ANNULLATA CONDANNA ALL'EX DITTATORE



La Corte costituzionale, in Guatemala, ha annullato la sentenza contro l'ex dittatore Efrain Rios Montt per vizio di forma. Il 10 maggio 2013, un tribunale presieduto dalla giudice Jazmin Barrios lo aveva condannato a 80 anni di carcere, 50 per genocidio e 30 per lesa umanità. Delitti commessi nel dipartimento nord-occidentale del Quichè ai danni della popolazione indigena maya Ixil, tra il marzo 1982 e l'agosto dell'83. Diciassette mesi durante i quali l'ex generale, dopo aver preso il potere con un colpo di stato, aveva deciso di fare “terra bruciata” dell'opposizione e degli indigeni, accusati di appoggiare la guerriglia di sinistra. Il suo governo abusivo fu uno dei più cruenti all'interno della sanguinosa guerra civile che sconvolse il paese dal 1960 al 1996 e che, secondo l'ONU, si lasciò dietro 200.000 morti e più di un milione di rifugiati.
“Nel 1982 la sovversione era nel parco Central pronta a prendere il potere – ha dichiarata al processo Montt -. L'esercito era stanco della guerra. Mi chiamarono per guidare un colpo di stato e io accettai, perché bisognava uscire dal pantano in cui ci trovavamo. Come capo di stato, il grande impegno preso con gli ufficiali giovani che aveva fatto il colpo di stato fu quello di lavorare in democrazia”. Un “impegno democratico” che, come hanno raccontato cento testimoni e sopravvissuti, ha causato la morte di 1.771 persone, massicce espulsioni, torture e stupri contro la comunità maya ixil. E' stata annullata anche la sentenza emessa nei confronti dell'ex capo dell'intelligence militare Josè Mauricio Rodriguez Sanchez, assolto nello stesso processo. La corte ha accolto uno dei ricorsi presentati dai legali di Montt, ha mantenuto la giudice Barrios come presidente, ma ha deciso di ricominciare il processo dal 19 aprile, un mese dopo l'inizio, al momento in cui era stata decisa una pausa di sospensione quando un avvocato della difesa aveva accusato il tribunale di parzialità ed era stato espulso dall'aula per un breve tempo. Secondo la Corte costituzionale, allora Montt si era ritrovato senza assistenza legale e per questo il processo deve riprendere da quel punto.
Rios Montt, a cui erano stati revocati gli arresti domiciliari, è ricoverato in ospedale per problemi cardiovascolari. Su di lui incombe un altro processo, quello per la strage di Doss Erres, commessa il 7 dicembre 1982 dalle forze speciali antiguerriglia che assassinarono 201 persone, in maggioranza donne e bambini. Cinque militari, riconosciuti colpevoli, sono stati condannati a lunghe pene detentive.
La sentenza di condanna e ora la decisione della corte di rifare il processo sta suscitando grande discussione. I familiari e gli amici dei militari, che hanno manifestato a più riprese durante il processo, hanno sostenuto la tesi dell'innocenza di Montt e hanno contestato la condanna per genocidio, ammettendo al massimo qualche eccesso dovuto all'importanza dello scontro in atto. Stesso parere ha espresso l'attuale presidente del Guatemala, l'ex generale Otto Perez Molina, detto “manodura”, che in molti vorrebbero vedere alla sbarra e che, durante il processo è stato chiamato in causa come complice dei massacri da un testimone dell'accusa.
Oltre 70 organizzazioni per i diritti umani e vittime sopravvissute al genocidio hanno manifestato contro la decisione della Corte costituzionale, denunciando “il patto tra oligarchia e militari” per mantenere l'impunità.
E' del 29 maggio 2013 la notizia che tre giudici hanno disobbedito alla Corte costituzionale.  Jasmin Barrios, Patricia Bustamante e Pablo Xitumul, membri del tribunale che ha condannato Rios Montt, hanno fatto sapere che non accetteranno di rifare il processo come vorrebbe la più alta istanza giuridica del paese. Ora si dovranno trovare altri giudici che riportino indietro quella che era stata considerata una sentenza storica, la prima condanna per genocidio contro un ex dittatore latinoamericano ancora in vita.

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