Appunti di guerre ancora attuali

Crollo del Muro e Guerre del Golfo, dal Trainstopping agli assedi alle basi USA

17 / 2 / 2016

L'anno 1985 segnò l'inizio della fine della Guerra Fredda. Mikhail Gorbachev diventò segretario del PCUS e capo di Stato dell'Unione Sovietica e inaugurò una nuova fase della gestione della cosa pubblica. I principi su cui iniziò a basarsi lo stato sovietico furono quelli della Perestrojka, ovvero una completa ristrutturazione del sistema economico e sociale e della glasnost cioè della trasparenza. Questo processo portò alla fine dell'isolamento dell'URSS ma allo stesso tempo all'emersione di gravi problemi economici, tenuti nascosti fino allora. L'allentamento della repressione interna e la recessione economica ebbero come conseguenza forti spinte secessioniste e contrasti razziali tra i vari popoli che componevano il più esteso paese del mondo. Nel giro di pochi anni l'URSS si disintegrò, ci fu la creazione di tanti nuovi stati, fino ad arrivare al tentativo di colpo di Stato a Mosca e le dimissioni di Gorbachev. Il presidente del nuovo stato russo diventò Boris Eltzin, segnando così la fine di un’epoca durata quasi mezzo secolo.

Nel frattempo cadde il Muro di Berlino e avvenne quindi la dissoluzione di tutto il blocco socialista con lo scioglimento del Comecon e del Patto di Varsavia. In una tale situazione gli USA, perso il grande nemico comunista che fungeva da contrappeso negli equilibri est-ovest, cercarono di affermarsi come unica potenza mondiale. Proprio mentre l'URSS era impegnata ad affrontare la propria dissoluzione interna, nell'agosto del 1990 scoppiò la Prima guerra del Golfo. Essa segnò una rottura degli equilibri fino allora esistiti e inaugurò una nuova fase geopolitica globale. Fu anche un grande evento mediatico che segnò uno spartiacque nella storia dei media. Venne, infatti, definita “la prima guerra del villaggio globale” che si poteva seguire davanti a una TV seduti nella poltrona di casa.

Saddam Hussein invase il vicino Kuwait per via delle sue ricche riserve petrolifere. Le ragioni dell'invasione vanno rintracciate su due livelli; il primo, consistente in una prova di forza con gli USA e i loro alleati, come conseguenza dell'ambigua politica mediorientale portata avanti da Washington durante e dopo la guerra Iran-Iraq; il secondo rivendicando l'appartenenza del Kuwait alla comunità nazionale irachena, sulla scorta del comune passato ottomano. L'atto di forza di Hussein fu la causa di una missione militare sotto l'egida dell'ONU e guidata dagli Stati Uniti il cui presidente all'epoca era George Bush Senior.

Sul fronte dei movimenti pacifisti, non si ricordano grandi mobilitazioni di massa. Uno dei motivi fu sicuramente il forte disorientamento delle forze politiche di sinistra dopo la caduta dell'URSS e la fine del sogno socialista. Il PCI, in Italia era impegnato nel cambiamento della propria fisionomia e stava andando verso il Congresso di Rimini. Nell'opinione pubblica italiana, a parte le posizioni espresse dalla Chiesa e da piccoli settori di sinistra, si nota la presenza di una forte dose di bellicismo. Chi si dichiarava contro la guerra, era additato dalla stampa main-stream con i termini di “pacifismo imbelle, utopico e rinunciatario”. In questo senso il ruolo dei media, condizionati dai poteri politici ed economici, fu centrale.

Le uniche opposizioni a questa guerra che provocò migliaia di morti, si evidenziò negli ambienti del rap militante proveniente dai movimenti universitari (“La Pantera”) e dai centri sociali autogestiti. Alcuni tra i pezzi musicali più famosi furono “Baghdad” dell'Onda Rossa Posse e “La bomba intelligente” dei 99 Posse.

Mentre gli occhi del mondo erano puntati sulle operazioni americane nel deserto iracheno, scoppiava la guerra dei Balcani seguita dalla dissoluzione dell’Ex Jugoslavia. Un conflitto aspro e sanguinoso, con migliaia di morti, interi paesi bruciati e operazioni di pulizia etnica sia da parte dei croati sia dai serbi. L'aspetto più interessante, che ci riporta a importanti intrecci con l'attualità, riguarda la Guerra del Kosovo. Scoppiata nel 1996 con l'invasione dell'esercito serbo e le sue milizie locali, vide la nascita dell'UCK, una forza paramilitare composta di separatisti albanesi. Fu una guerra con il massacro di donne, uomini e bambini da ambo le parti, dove i serbi volevano riappropriarsi di un territorio che consideravano la culla della propria nazione mentre kosovari di etnia albanese cercavano di conquistarlo per creare la Grande Albania. Dopo il fallimento degli accordi di pace, la NATO, a guida americana, diede il via ai bombardamenti sulle città serbe per costringere Milosevic alla ritirata delle truppe dal Kosovo. Il governo italiano, guidato da D'Alema entrò a far parte dell'alleanza anti-serba, concedendo il supporto militare e le proprie basi aeree. Questo portò alla nascita di un importante movimento pacifista italiano con grandi manifestazioni, tra cui si ricordano quella di Aviano e il taglio delle reti della base militare di Istrana.

Torniamo però all'UCK, sorto dopo la fine della guerra in Bosnia e infiltrato anche da veterani musulmani e croati. Questa formazione paramilitare, si distinse fin da subito per le sue connessioni con traffici illeciti nella droga, nelle armi e nella prostituzione, pratiche diffuse come forma di finanziamento. Il Kosovo oggi è un protettorato euro-atlantico, diventato il principale vivaio dell'ISIS in Europa. Secondo i dati del Ministero dell'Interno di Pristina, circa 300-400 kosovari si sono arruolati nelle milizie jihadiste in Siria. Questo accade nonostante la presenza, ancora oggi, di 5 mila soldati della missione NATO KFOR a guida italiana e di 1500 agenti della missione di polizia europea EULEX. Nel 2015 in Italia sono stati arrestati quattro kosovari per legami con il fondamentalismo islamico di Daesh. Il loro referente è il comandante della brigata balcanica dello Stato Islamico, formata da kosovari, bosniaci, albanesi, macedoni e montenegrini. Si chiama Laudrim Muhaxhem, è stato tra le file dell'UCK e viene da un piccolo paese del Kosovo, ex roccaforte delle forze paramilitari kosovare e ora invece diventato il principale centro di reclutamento del Califfato Nero. Il paese di nome Kaconik si trova a pochi chilometri dalla più grande base militare americana in Europa, dove Muhaxhem ha lavorato fino al 2010 insieme con altre persone riconosciute dall’autorità come jihadisti. Non solo, ma è stato pure inviato dalla NATO a operare in Afghanistan fino al 2012. E' noto come gli Stati Uniti si siano spesi in prima fila e con grande forza per il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo e dei suoi rapporti con l'UCK.

Tutto il Kosovo oggi pullula di imam radicali che predicano la guerra santa all'Occidente. Essi operano in centinaia di moschee, sparse per il paese e finanziate dalle petrol-monarchie della penisola arabica. Qui il fondamentalismo islamico ha piantato radici solide e profonde; ci sono circa 20 cellule attive nel reclutamento e nell'addestramento degli aspiranti miliziani dell'ISIS. I finanziamenti provengono dalle sedicenti ONG islamiche, dall'Arabia Saudita e dalla Turchia. Le ONG inoltre reclutano anche bambini rimasti orfani durante la guerra.

La situazione è molto delicata anche in Bosnia. Qui si stima ci siano circa 3 mila potenziali combattenti della jihad. La colonizzazione e l'islamizzazione dei Balcani per opera di Rijad e del wahabismo, in altre parole della parte più radicale dell'Islam, è stata fortissima. Durante la guerra in Bosnia arrivarono oltre 2 mila mujahedin provenienti dai paesi arabi, dalla Cecenia e dall'Afghansitan. Oggi il wahabismo trova terreno fertile in un paese, dove la disoccupazione è altissima, la corruzione dilagante, l'instabilità politica permanente e le condizioni di vita molto difficili. Un predicatore bosniaco ha comprato otto ettari di terra con i soldi arrivati dal Qatar, e ha messo in piedi un villaggio con le bandiere nere dell'ISIS. La scelta del luogo non è casuale, infatti, il villaggio è situato a pochi chilometri dal confine con la Croazia, paese cattolico e facente parte dell'Unione Europea. Ci sono circa una decina di villaggi come questo, dove avviene il traffico di armi, le donne indossano il burqa e gli uomini sono dediti alla predicazione del fondamentalismo islamico. Tutto ciò accade nel cuore dell'Europa.  

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