Appunti sulle elezioni di Mid-Term 2018: dal voto per il governo della Georgia ad alcuni risultati della House of Representatives

13 / 11 / 2018

Stacey Abrams è la candidata che, nel marzo 2018, ha vinto le primarie democratiche per concorrere alla posizione di governatrice della Georgia contro il segretario di stato uscente, il repubblicano Brian Kemp, in un voto che si sarebbe aggiudicato il 6 novembre in occasione delle elezioni nazionali di metà mandato. Le elezioni del 6 novembre hanno portato al voto milioni di cittadini statunitensi, per ri-eleggere i propri rappresentanti al Congresso e, in alcuni stati, per eleggere i nuovi governatori. Ad oggi (12 novembre, nda) né Kemp né Abrams sono insediati come governatori della Georgia.

Afroamericana, erede rivendicata della militanza per i diritti civili degli anni cinquanta e sessanta, Stacey Abrams è stata spesso popolarizzata in questi mesi come “la prima candidata donna nera” al governo dello stato del Sud. Attaccata da Trump, da svariati uomini politici repubblicani e da opinionisti di testate e reti televisive conservatrici, Stacey Abrams non ha ancora riconosciuto la vittoria all’avversario, il cui precedente incarico politico ne fa anche il presidente dell’ufficio elettorale dello stato. Kemp, infatti, ha vinto l’elezione con una maggioranza ridotta e contestata: la corte federale ha accettato il ricorso dell’American Civil Liberties Union contro l’ufficio elettorale georgiano e il candidato repubblicano, per aver negato l’accesso al voto ad una fascia consistente di elettori ed elettrici, su condizioni pretestuose o per impedimento di accesso alle infrastrutture elettorali. Brian Kemp non è nuovo a pratiche di sospensione dei diritti civili nello Stato della Georgia. Stacey Abrams, e molti con lei, rimane persuasa di una potenziale vittoria qualora le tradizionali pratiche di disenfranchisement venissero confermate e sanzionate, con la garanzia di un ritorno al voto controllato da un ufficio presieduto in maniera più imparziale. Quando viene intervistata rispetto alla propria candidatura, Stacey Abrams tende a minimizzare la forza simbolica dell’identificazione come “prima donna nera” candidata al governo della Georgia: questo, oltre che per una scelta retorica tipicamente democratica che annuisce alla post-razzialità in uno stato in cui l’egemonia del razzismo bianco, patriarcale e proprietario imperversa e ricerca (trovandola) una costante legittimazione, Abram sembra farlo anche per concentrarsi sul proprio programma elettorale, un programma verso cui almeno la metà dei votanti si è rivolta. Tra gli altri punti, il programma di Abrams insiste sulla tutela dello storico dispositivo georgiano di educazione pubblica HOPE (proposta non secondaria in un contesto nazionale di aumento vertiginoso del debito studentesco, peraltro spesso considerato argomento efficace per screditare politicamente un candidato che l’avesse contratto, come avvenuto nel caso della stessa Abrams) e la sua estensione a qualsiasi persona ne facesse domanda, anche a soggetti senza cittadinanza statunitense; sull’implementazione sistematica del medicare act; su una riforma estensiva del diritto alla casa.

In Georgia, l’aumento di un milione dei votanti attivi tra gli aventi diritto rispetto al 2014 potrebbe essere un esempio della vasta attività di organizzazione a cui le basi estremamente eterogenee del partito democratico si sono dedicate in tutto il paese in preparazione dei mid-term 2018, in un contesto di conservatorismo politico nazionale esacerbato e di mobilitazione sociale permanente. Dalle sparatorie nelle scuole e nei bar al recente attacco terroristico alla sinagoga di Pittsburgh, dalla nomina a giudice della corte suprema di Brett Kavanaugh (accusato di molestie sessuali ai danni di ex colleghe universitarie) al vitriolo presidenziale contro i migranti in fuga dal centro America, la mobilitazione per la chiamata al voto ha visto organizzazioni non partitiche e basi del partito democratico organizzarsi fuori dalle metropoli, nelle periferie urbane non residenziali, e nelle campagne. Non a caso, differenti osservatori registrano la partecipazione al voto di questa tornata di mid-term come la più elevata negli ultimi sessant’anni. Al di la della base del partito democratico, in tutti gli Stati Uniti strutture non partitiche tra cui Black Vote Matters, The Dream Defenders, Walkout for Vote, Planned Parenthood Votes, hanno articolato istanze molto presenti nel dibattito pubblico statunitense guardando al seggio come spazio di investimento politico: le studentesse e gli studenti mobilitati per richiedere il controllo della vendita delle armi dopo la strage di Parkland, in Florida; le collettività mobilitate contro le violenze della polizia; utenti e dipendenti dei centri che garantiscono il diritto alla salute riproduttiva che, come Planned Parenthood, e che sono stati colpiti dai tagli mirati dell’amministrazione di Donald Trump.

Senza volerlo rendere paradigmatico, il caso della Georgia è utile per capire come alcuni degli spazi del politico statunitense sono stati attraversati in occasione del voto delle elezioni mid-term 2018, ma anche come spazi politici e risultati elettorali vengono rappresentati e mediatizzati. Oltre alla candidatura a governatore di Stacey Abrams, è stato salutato come storico l’ingresso nella House of Representatives di giovani candidate Dem latine (la socialista Ocasio-Cortez nella circoscrizione del Bronx, nello stato di New York), di candidate Dem di confessione musulmana (Rachida Tlaib e Ilhan Omar, in Michigan e Minnesota) e di candidate Dem Native Americane (Sharice Davis, in Wisconsin, e Deb Haaland, in New Mexico), che diventano le “prime candidate donne native americane” nel Congresso statunitense - Haaland presentandosi apertamente, inoltre, come candidata LGBT. Queste vittorie vengono descritte con narrative attente alle identità sociali delle candidate, narrative che non nascondono una genealogia di rapporti sociali e di potere specifica (e non limitata) agli Stati Uniti; questi rapporti sono stati spesso articolati come forme conflittuali di accesso/negazione alla cittadinanza, al voto e alla rappresentanza politica, su base razziale e di genere - laddove l’automatismo della rappresentanza politica e giuridica è stato inteso e costruito come garanzia di un soggetto cittadino bianco, maschio, produttivo e proprietario. In questo senso, il caso costruito attorno alla candidatura di Stacey Abrams in Georgia è dirimente. Nel caso delle nomine nella House of Representatives, al di là dell’attenzione tenuta ad articolarne le identità, le nuove elette portano all’interno partito democratico istanze la cui radicalità si presenta come fortemente eterogenea ed evidentemente conflittuale rispetto alle linee liberiste dei vertici del partito stesso. Ocasio-Cortez, Tlaib, Omar, Davis e Haaland propongono delle piattaforme che spingono per l’abolizione dell’ICE (lmmigration and Custom Enforcement Agency), che mettono un forte accento sul diritto all’abitare, sulla salute riproduttiva delle donne e sul rafforzamento del dispositivo di assistenza sanitaria universale e pubblica (che in vari stati coprirà anche le spese di interruzione di gravidanza), sull’aumento del salario minimo a 15 dollari, la chiusura del complesso carcerario privato, l’accesso gratuito allo studio a tutti i livelli, la questione del debito studentesco, il cambiamento climatico, e la protezione delle terre sacre (la lotta contro la North Dakota Access Pipeline di Standing Rock è molto recente). Oltre che con i vertici del partito democratico, la vittoria di queste ed altri rappresentanti al Congresso si scontrerà con un Senato che, rimasto roccaforte dei Repubblicani, ha un potere determinante, in concerto col presidente del paese, nel ratificare le proposte di legge che emanano dalla House of Representatives.

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