Bolivia - Non si placano le proteste. A Cochabamba: un morto e 89 feriti

7 / 11 / 2019

Si aggrava la situazione nel paese a oltre due settimane dalle elezioni che hanno sancito di misura la rielezione di Evo Morales a Presidente della Repubblica.

Duri scontri sono avvenuti ieri nella città di Cochabamba tra oppositori e sostenitori del governo del MAS: un enorme corteo di cocaleros e indigeni è entrato in città con l’obiettivo di liberarla dai blocchi dei manifestanti. Ne è nato un durissimo scontro tra le due fazioni senza che, in un primo momento, la polizia intervenisse. Alla fine i sostenitori del MAS hanno riconquistato la piazza principale ma a durissimo prezzo: un ragazzo, Limbert Guzmán Vazquez è morto e oltre 65 persone sono ricorse alle cure dell’ospedale. Limbert Guzmán Vazquez è la terza persona rimasta uccisa dall’inizio della rivolta contro Evo.

I cívicos (gruppi di opposizione a Morales) hanno reagito sequestrando per alcune ore la sindaca di Vinto, piccolo centro in periferia di Cochabamba e bruciando il municipio. La sindaca è stata accusata dai manifestanti di aver organizzato “grupos de choque” (così vengono chiamati gruppi organizzati di difesa del MAS) sul ponte Huayculi che collega Vinto e Quillacollo e dove avrebbe perso la vita il giovane. La sindaca sarebbe stata picchiata dai manifestanti che le hanno poi tagliato i capelli e ricoperta pittura rossa. Gli stessi manifestanti l’avrebbero riconsegnata alla polizia dopo qualche ora.

Nel frattempo il leader della destra razzista di Santa Cruz è ritornato a La Paz con l’obiettivo di consegnare la lettera di rinuncia a Evo Morales. All’aeroporto di El Alto è stato accolto dai suoi sostenitori ma anche dai gruppi del MAS che volevano impedirgli di arrivare a La Paz. Nella giornata di giovedì proverà a consegnare la carta al presidente Evo Morales. Fuori dall’aeroporto ci sono stati degli scontri che hanno portato ad alcuni arresti da parte della polizia e scontri si sono verificati in serata anche nella capitale La Paz tra studenti universitari e minatori che difendono il governo. 

LE REAZIONI

Evo Morales ha espresso le sue condoglianze alla famiglia del giovane ucciso a Cochabamba e ha rilanciato un appello alla pace e a non seguire chi fomenta odio e mette il popolo boliviano uno contro l’altro. E in effetti il leader della destra razzista e omofobico Luis Camacho sembra stia cercando in tutti i modi di buttare benzina sul fuoco e al tempo stesso a ergersi da figura di riferimento della protesta che, come abbiamo approfondito qui [1] è molto più complessa di una semplice contrapposizione tra “poveri indigeni progressisti” e “ricchi razzisti e golpisti”.

L’opposizione infatti è molto frammentata: proprio ieri Carlos Mesa, secondo alle elezioni, prendeva le distanze dai metodi violenti con cui sta portando avanti la protesta Camacho e a seguito degli eventi verificatisi ieri a Cochabamba, ha lanciato un appello a continuare le mobilitazioni senza l’uso della violenza che, come dimostra il sequestro della sindaca di Vinto, proviene da entrambe le fazioni. 

Abbastanza indecifrabile invece la reazione della OEA (Organizzazione degli Stati Americani) che a seguito degli eventi di Cochabamba ha diramato un generico e imparziale appello alla pace a tutti i settori coinvolti e ad aspettare fiduciosi la fine della revisione dello scrutinio. Lo stesso Luis Almagro, segretario della OEA, si è mantenuto al momento abbastanza imparziale, invitando il popolo boliviano ad aspettare la fine del lavoro della commissione.

La giornata di giovedì potrebbe essere una giornata cruciale. Camacho, bibbia alla mano, si gioca il tutto per tutto con la consegna simbolica della carta di rinuncia al presidente e La Paz potrebbe diventare teatro di durissimi scontri. E mentre Camacho si guadagna sempre più spazio il collettivo femminista Mujeres Creando lancia il suo ultimatum al leader cruceños: «Diamo 48 ore di tempo al signor Luis Camacho per dirci dove possiamo consegnarli la Carta delle Femministe che aveva respinto e insultato durante l’Assemblea di Santa Cruz, accompagnata da una Bibbia con tutte le citazioni sessiste e omofobiche».

Prosegue Maria Galindo, portavoce del movimento femminista: «il conflitto politico che vive la società boliviana è profondo e va oltre l’avidità di potere dei deliranti e messianici “caudillos” di scena […]. Ciò che è in crisi non è solo il governo di Evo Morales, ma la democrazia liberale rappresentativa, che non costruisce legittimità politica, e la forma partito, anch'essa obsoleta» [2].

[1] https://www.globalproject.info/it/mondi/ne-evo-ne-mesa-ne-camacho-caos-e-assenza-di-orizzonti-politici-nel-dopo-elezioni-in-bolivia/22348

[2] https://www.paginasiete.bo/opinion/maria-galindo/2019/11/6/aqui-se-esta-luchando-por-la-esperanza-entera-236506.html

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