Cambia la storia della Colombia che sceglie Petro e Marquez

20 / 6 / 2022

Per la prima volta nella storia del Paese la sinistra vince le elezioni: Gustavo Petro è il nuovo presidente e l’attivista afroamericana Francia Marquez la nuova vice presidente. Al ballottaggio sconfitto Rodolfo Hernandez, leader di una coalizione populista appoggiata dalla destra uribista e dai partiti di centro.

La nuova coppia presidenziale ha ottenuto un risultato clamoroso, sia in termini percentuali, sia in termini di numeri effettivi di voto: Petro e Marquez infatti hanno ottenuto il 50,44% delle preferenze contro il 47,31% dell’avversario, ma soprattutto hanno ottenuto oltre undici milioni e duecentomila voti, superando di oltre settecento mila voti Hernandez. Sono numeri incredibili per la coalizione del Pacto Histórico che già al primo turno era riuscita nell’impresa di superare gli otto milioni di voti. Quasi tre milioni in più di voti che certamente escono da una delle affluenze più alte di sempre, 58%, e dalla storica opportunità data di sconfiggere per la prima volta l’uribismo e le destre.

Un risultato storico che ha una valenza nazionale, per la possibilità di dare un freno alla violenza strutturale che ha fatto diventare la Colombia il paese più pericoloso per chi difende l’ambiente e i diritti umani, ma anche internazionale: la Colombia è sempre stato il giardino di casa degli Stati Uniti, alleato fondamentale nell’ingerenza continentale. Ora, con la vittoria di Petro e Marquez, il ruolo degli Stati Uniti nel continente risulta fortemente ridimensionato e certamente rideterminerà tutti i rapporti di forza dal momento che con questa cosiddetta “seconda ondata” del progressismo latinoamericano, solo Uruguay, Ecuador e Brasile (si spera ancora per poco) restano sotto l’influenza statunitense.

Un successo storico e quasi insperato dopo il primo turno e l’affermazione di Hernandez come sfidante di Petro: nonostante si presentasse come candidato populista, anticorruzione e anti sistema, Hernandez è considerato il Trump colombiano ed è quindi una figura politica allineata al sistema neoliberista e da quel bacino elettorale avrebbe dovuto raccogliere i voti necessari alla sua vittoria. Invece, quei cinque milioni di voti portati in dote dai partiti di destra tradizionali non sono stati sufficienti per la vittoria perché è avvenuto qualcosa che forse in molti speravano ma in pochi ritenevano possibile: un aumento fin quasi al 60% dell’affluenza alle urne che ha ampliato il bacino elettorale del Pacto Histórico e determinato il loro successo.

E in effetti questo successo della sinistra colombiana ha un forte legame con la base popolare, con gli emarginati, con gli esclusi, con le organizzazioni, i movimenti desde abajo. E non solo per le importanti storie personali dei due leader, l’ex guerrigliero Gustavo Petro e soprattutto l’attivista femminista e afroamericana Francia Marquez, ma soprattutto per il lungo e sofferto cammino che ha portato a questa vittoria. Fondamentale infatti è stato l’estallidosocial dello scorso anno: senza la determinazione di quanti sono scesi nelle strade l’anno scorso nei tre mesi di paro nacional, senza i corpi che hanno sfidato gli squadroni della morte della esmad e la vigliacca rappresaglia giudiziaria dello Stato, senza quanti, dal basso e a sinistra, hanno tessuto e costruito reti organizzative, di lotta, di solidarietà, questo successo non sarebbe mai potuto avvenire.

Lo sa bene anche Petro, che subito dopo la vittoria ha twittato «oggi è il giorno per la festa del popolo […], oggi è il giorno delle strade e delle piazze», chiedendo poi al potere giudiziario, durante il suo primo discorso, di liberare tutti i giovani arrestati durante le proteste dello scorso anno contro il governo. Una giornata importante dunque ma che è solo il punto di partenza, non di arrivo. Se è vero che ora Petro governerà è altrettanto vero che conquistare il potere, quello vero, sarà molto più difficile. Un compito questo, reso ancor più complicato da una composizione parlamentaria dove il Pacto Histórico non ha la maggioranza, nonostante la vittoria alle legislative di marzo. Scalzare il vecchio potere corrotto e violento che da sempre governa il paese sarà un’impresa ardua che passerà necessariamente dalla capacità delle piazze, dei movimenti e delle organizzazioni sociali di essere spina nel fianco e al tempo stesso sostegno del nuovo governo.

La lunga notte è finita, il macellaio Duque, e tutto ciò che ha sempre rappresentato, se ne è finalmente andato e nel Paese si piange di gioia e di sollievo. Cambia la storia della Colombia, dopo “cent’anni di solitudine”, finalmente una seconda opportunità per questa terra umiliata e resistente.

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