Can’t pay, won’t pay: La lotta contro il carovita nel Regno Unito

Intervista a Nellie Watson della campagna Don’t Pay UK

3 / 10 / 2022

Nell’ultimo weekend, si sono tenute mobilitazioni in tutto il Regno Unito, dopo una settimana convulsa che ha visto il crollo della sterlina in seguito all'annuncio di enormi sgravi fiscali agli alti redditi da parte del nuovo governo conservatore di Liz Truss, proprio alle porte di un inverno in cui le bollette sono destinate a salire alle stelle. La campagna contro il carovita Enough is Enough - sostenuta da molti sindacati e leader del Labour Party - ha tenuto manifestazioni nelle principali città del paese. Queste sono state attraversate dal movimento Don't Pay, con iniziative come roghi simbolici di bollette. In contemporanea, Just Stop Oil ha dato il via alla disobbedienza civile per la giustizia climatica a Londra, con lo slogan "Occupy Westminster", e domenica la polizia ha effettuato decine di arresti. Nel frattempo, diversi settori sono in sciopero, in particolare le ferrovie, le poste e il porto di Liverpool. Infine, domenica a Birmingham è stato contestato il congresso del Conservative Party. Si tratta quindi di una convergenza tra lotte sul posto di lavoro e sui territori, per la giustizia sociale e ambientale, che potrebbe rendere l'autunno difficile per i Tories. Non a caso questa mattina, con una umiliante giravolta, il governo ha annunciato la propria rinuncia agli sgravi fiscali per i redditi oltre le 150.000 sterline annuali. 

Sul tema, proponiamo la traduzione di questa intervista a Nellie Watson della campagna Don’t Pay UK, pubblicata originariamente da AK Web. Traduzione di Anna Viero e Miriam Viscusi.

Com’è organizzato l’approvvigionamento energetico in Gran Bretagna?

Nellie Watson: Il mercato energetico in Gran Bretagna è completamente privatizzato e suddiviso in fornitori e distributori energeticiche vendono elettricità e gas a clienti, come ad esempio British Gas. Anche se il mix energetico è composto prevalentemente da energia eolica, idroelettrica e atomica, i prezzi di tutte le fonti energetiche sono determinati da quelli del gas. Perciò anche i fornitori che vendono solo energia eolica hanno aumentato i prezzi. A regolare questi ultimi è lo Stato, attraverso enti di controllo come Ogfem, che in realtà ha come unico compito quello di stabilire dei tetti massimi. Nel mandato di Liz Truss è stato stabilito un nuovo tetto massimo annuale che ammonta al corrispettivo di 2.900 euro per famiglia, ma è una farsa. Innanzitutto nei prossimi vent’anni verrà finanziato interamente con le tasse e poi rimane comunque molto alto, proprio come ci aspettavamo a inizio campagna.
Bisogna constatare che sono sempre di più le persone che cadono nella povertà energetica. L’80% dei nuclei familiari paga le proprie bollette energetiche mensilmente. Il restante 20% usa un metodo di prepagamento (Prepayment Meters) che prevede l’accesso all’energia solo previo pagamento. Ad essere interessate da questo metodo sono principalmente famiglie a basso reddito, che sono costrette a pagare di più rispetto a quelle con un contratto regolare. La conseguenza è che chi non ha abbastanza soldi e non ha nessun contratto deve pagare di più per l’elettricità. I vincitori della crisi sono i colossi dell’energia, che hanno ricavato dei profitti incredibili: un miliardo l’anno scorso e undici miliardi quest’anno. Ecco perché i prezzi dell’energia aumentano.

Come avete iniziato la vostra campagna e come siete giunti all’idea del boicottaggio? Il gruppo iniziale era costituito solo da una decina di persone. Poi, durante una grande manifestazione sindacale, abbiamo distribuito più di 20.000 volantini. L’idea alla base della campagna era questa: era prevedibile che i costi dell’energia sarebbero schizzati alle stelle e che avrebbero avuto enormi ripercussioni sociali. Abbiamo preso esempio dal boicottaggio degli anni Novanta contro la Poll Tax – un’imposta fissa, determinata a prescindere dal reddito e dal patrimonio. È dalle proteste contro la Poll Tax che non si ripresenta una situazione in cui così tante persone si trovano ad affrontare lo stesso problema. Si stima che il 70% della popolazione sarà colpita da povertà energetica, il che significa che più del 10% del reddito andrà in fumo solo per pagare l’energia.

Quali sono le vostre richieste?Abbiamo tre rivendicazioni principali: ristabilire il tetto massimo dell’energia ai livelli di aprile 2021; mettere fine all’obbligo di usare il metodo del prepagamento; far sì che nessuna persona sia costretta a soffrire il freddo durante l’inverno, garantendo a chiunque l’accesso all’energia. Per far ciò abbiamo bisogno di un piano di elettricità emergenziale e differenziato in base alle possibilità economiche. Tale piano dovrebbe essere finanziato tramite la tassazione di quelle aziende che fanno uso di combustibili fossili.
Se un milione di famiglie parteciperà al boicottaggio, allora sarà difficile fare causa a ogni singolo nucleo famigliare.

Come funziona il boicottaggio?Si può partecipare in tre modi. Si può disdire l’addebito diretto, il che però rischia di far diminuire la propria affidabilità creditizia. Un’altra opzione è quella di disdire l’addebito diretto e avviare una richiesta per ottenere un piano di rimborso: questa opzione prevede l’avvio di un processo legale per la creazione di un piano per il pagamento delle bollette non pagate. Più persone parteciperanno e più problemi causeranno alle aziende energetiche. La terza modalità riguarda coloro che hanno il metodo di prepagamento. Non pretendiamo assolutamente che smettano di pagare ma questo non significa che dovrebbero essere esclusi dalla campagna. Abbiamo scelto di garantire altre modalità per potersi impegnare nella campagna proprio in risposta alla critica secondo cui esattamente le persone più colpite non avrebbero potuto partecipare al boicottaggio.

Quali sono le conseguenze se mi rifiuto di pagare?Innanzitutto il fornitore energetico deve avviare un’azione legale. Se continui comunque a non pagare, allora può essere che ti obblighino a farlo con una causa civile. L’accusa rimane nel tuo dossier e può avere ripercussioni sulla tua credibilità creditizia. Ma se un milione di famiglie partecipano al boicottaggio, sarà molto difficile usare per tutte la via giudiziaria. I tribunali sono già normalmente molto lenti. Inoltre il fornitore potrebbe decidere di farti passare al metodo di prepagamento.

Cosa farete, quando raggiungerete un milione?Passeremo direttamente allo sciopero. Ma penso che la campagna terrà anche conto, in qualche modo, di cosa mostrano le attuali statistiche e i sondaggi: che più di un milione di persone non è in grado di pagare il prezzo dell’energia. La domanda è: come raggiungiamo tutte queste persone? Come collettivizziamo questo momento? Per questo con la nostra campagna stiamo cercando di lavorare direttamente con i vari quartieri e comunità. Si tratta anche di organizzarsi per offrire sostegno per i futuri processi e il piano di rimborsi.

Come intendete far sì che un milione di persone si unisca al boicottaggio dei pagamenti?
Uno strumento centrale è il nostro sito web. Lì le persone possono unirsi al nostro appello di boicottaggio, ordinando i volantini o proponendosi come organizzator*. Chi si propone, può creare attraverso il sito un gruppo WhatsApp locale, dopodiché tutti quelli che hanno lo stesso codice postale ricevono un invito automatico. Il lavoro dei gruppi di quartiere consiste, al momento, soprattutto nell’andare a bussare alle porte delle persone e in banchetti informativi, ma anche in azioni, che hanno l’obiettivo di guadagnare la visibilità dei media locali attraverso manifestazioni o calate di striscioni. Finora si sono registrate 30.000 persone come organizzator* e 10.000 persone sono distribuite in 340 gruppi di vicinato e WhatsApp. Abbiamo distribuito oltre due milioni di volantini, e nelle ultime tre o quattro settimane siamo apparsi in tutti i principali notiziari. Secondo i sondaggi, il 75 % delle persone nel Regno Unito ha sentito parlare della nostra campagna, e più del 50% la sostiene.

Com’è il vostro rapporto con altre campagne della sinistra, per esempio “Enough is Enough”?Inizialmente dalla sinistra abbiamo ricevuto poco appoggio, perché la nostra campagna mirava soprattutto a lasciar parlare le persone direttamente interessate e non *l* attivist*. Molte persone erano diffidenti, perché non sapevano chi c’era dietro la campagna. Ma nel frattempo siamo diventati abbastanza accettati all’interno della sinistra. “Enough is Enough” è focalizzata principalmente sulla lotta della classe lavoratrice nell’industria e in altri settori con un alto grado di organizzazione sindacale. Altre persone, che a causa dell’aumento dei prezzi sono ugualmente sull’orlo della bancarotta, non sono state raggiunte dalla richiesta di più alti salari. Penso ad esempio a pensionat* o lavorator* della ristorazione. La nostra campagna va ben oltre il luogo di lavoro. „Don’t pay“ ci dà la possibilità di entrare in contatto con tutte le persone che giustamente sono furiose per il caro energia. Da lì poi si generano discussioni su sciopero, padroni di casa e tanti altri temi dei quali è giusto parlare con persone che altrimenti non riusciremmo a raggiungere. All’inizio ruotava tutto attorno alle bollette, non avevamo ancora mai parlato di clima. 

Avete iniziato in modo anonimo e non volevate essere identificat* chiaramente con la sinistra. Perché?La prima ragione strategica è che volevamo ignorare le vertenze della sinistra e andare dritti al punto. Nei primi mesi si trattava delle bollette. Niente di più. Non abbiamo mai nemmeno parlato di clima. Abbiamo iniziato a parlare di politica climatica quando abbiamo presentato le nostre rivendicazioni, che implicano il fatto che non vogliamo pagare per i profitti dei fornitori dell’energia fossile. E sapevamo di essere una piccola campagna. Per cogliere la possibilità di espanderci dovevamo sfondare i confini della bolla di sinistra. Ci siamo riusciti, abbiamo guadagnato un ampio raggio d’azione.

Come ha reagito alla crisi la destra radicale nel Regno Unito?Abbiamo occupato con la nostra campagna lo spazio che doveva essere occupato. Se non l’avessimo fatto con le nostre rivendicazioni, sicuramente ci sarebbe stata una risposta da parte di conservatori, destra radicale o complottisti. E credo che la sinistra e i sindacati avessero già troppo da fare per occuparsi anche di questo compito. Sono felice che ci siamo riuscit* con la nostra campagna, perché si tratta di una questione sociale urgente, che ha bisogno di risposte. Abbiamo imboccato questa strada e abbiamo un ampio sostegno.

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