Carovana "México Profundo in difesa della Terra"

Dal 12 al 30 Agosto una delegazione di Ya Basta!Êdî Bese! e dei Centri Sociali del Nord Est sarà in Messico, ospite dell’Asamblea de Pueblos Indígenas del Istmo en Defensa de la Tierra y el Territorio.

21 / 6 / 2022

“I popoli che hanno combattuto in passato sono gli stessi che portano avanti le lotte per il presente e per il futuro.  Siamo qui, qui eravamo e resisteremo fermamente, a prescindere dal cambio del sorvegliante, perché sappiamo che i partiti non risolveranno le ingiustizie che storicamente abbiamo subito. Senza timore di sbagliare, diciamo che non c'è stata né la fine di un'era politica, né l'inizio di un'altra, ma piuttosto la continuità di un capitalismo predatorio”[1]

Il 25 Maggio 2022 si è conclusa la carovana Road to Palestine, primo viaggio dell’associazione Ya Basta!Êdî Bese! dopo la lunga pausa forzata dovuta alla pandemia. Siamo tornati nuovamente a viaggiare per approfondire di persona la conoscenza delle condizioni del popolo palestinese che resiste all’apartheid sionista. In questa occasione abbiamo potuto documentare la quotidianità sotto l’occupazione militare israeliana e dare seguito al progetto Green Hopes Gaza per la costruzione di un centro polifunzionale, al quale abbiamo partecipato con la campagna Play4Gaza.

Dal Kurdistan alla Patagonia (meta del nostro ultimo viaggio prima della pandemia) ci muove la consapevolezza che essere presenti fisicamente nei territori sia il miglior modo per comprendere le lotte delle popolazioni che nelle diverse geografie del mondo resistono all’oppressione, oltre che per tessere legami e relazioni fra organizzazioni che fanno della lotta anticapitalista il proprio faro.

Abbiamo così recepito come un’opportunità storica la scelta compiuta dagli zapatisti nel 2021 di attraversare a ritroso l’oceano su quelle rotte solcate secoli prima dai colonizzatori europei, alla ricerca di “ciò che ci rende uguali”, per conoscere coloro che si oppongono all’idra capitalista e le loro diverse pratiche di resistenza. Per tre mesi hanno viaggiato attraverso i diversi paesi europei per conoscere le realtà locali che si organizzano e combattono l’aggressione del capitalismo neoliberale e abbiamo così avuto l’onore di ospitarli nelle nostre comunità. 

La Gira zapatista, così è stata ribattezzata questa spedizione, ha infatti portato in Europa nell’autunno scorso oltre 180 delegate e delegati delle comunità indigene aderenti all’organizzazione zapatista e una delegazione del Congreso Nacional Indigena. 

Questo organismo nasce nel 1996 come uno spazio di incontro e riflessione per i popoli originari del Messico, all’interno del quale confrontarsi tra diverse esperienze di ribellione e resistenza, ognuna con le proprie forme organizzative e le proprie modalità decisionali. Uno strumento per elaborare e condividere strategie di lotta contro un’oppressione dal portato secolare che affonda le proprie radici nella colonizzazione, ma che oggi si manifesta attraverso il razzismo endemico della società messicana, l’aggressione dei territori attraverso l'imposizione di progetti estrattivi e la persecuzione delle attiviste e degli attivisti.

Così i popoli originari si ritrovano loro malgrado ad assumere su sé stessi non solo la lotta per la sopravvivenza del proprio retaggio storico, sociale e culturale, ma anche la battaglia per la loro sopravvivenza materiale, che passa dalla protezione dei territori contro l’attuazione dei megaproyectos (grandi opere). Di questa categoria infatti l’attuale governo di Andrés Manuel López Obrador, in carica dal dicembre del 2018, ha fatto il fulcro della propria agenda politica progressista per condurre il Messico al livello dei paesi occidentali.

A questo tipo di politica si accompagnano fenomeni di militarizzazione dei territori, aumento della corruzione, aumento del narcotraffico e diffusione di gruppi paramilitari.

In questo clima di violenza ed oppressione i popoli originari del Messico si organizzano e resistono a caro prezzo, come testimoniano le comunità quotidianamente aggredite e perseguitate e le centinaia di attiviste e attivisti indigeni assassinati o imprigionati.

È questa la testimonianza che ci hanno portato le delegate e i delegati del CNI quando sono stati ospiti nelle nostre comunità. Abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare questo dolore e questa rabbia, di conoscere la dignità di una resistenza plurisecolare e abbiamo condiviso l’ostinata volontà di costruire dal basso un’alternativa.

Per questa ragione dal 12 al 30 Agosto saremo in Messico con una delegazione dell’associazione Ya Basta!Êdî Bese! e dei Centri Sociali del Nord Est, ospiti dell’Asamblea de Pueblos Indígenas del Istmo en Defensa de la Tierra y el Territorio, organizzazione che afferisce al CNI. Viaggeremo dallo Yucatan alla costa pacifica, passando dal Chiapas, e poi a ritroso dallo stato di Oaxaca sino al Golfo del Messico, attraversando le comunità che resistono ai numerosi megaproyectos che minacciano questi territori. Avremo così l’opportunità di vedere direttamente lo scempio provocato dai cantieri del Tren Maya, dalle monocolture agricole, dai progetti eolici e minerari.

Osserveremo l’impatto prodotto dal corollario di opere che costituiscono il complesso piano del Corredor Transistmico, lungo l’Istmo di Tehuantepec, il punto in cui oceano Pacifico ed Atlantico sono più vicini e in cui si vorrebbe dirottare parte del flusso commerciale del Canale di Panama.

Potremo confrontarci con le assemblee territoriali, osservare e conoscere il loro modo di organizzarsi e resistere strenuamente. Un’opportunità unica per tessere legami con la resistenza dei popoli originari, protagonisti di un modello di società che non ha mai incrinato l’equilibrio e la coesistenza con la terra e l'ambiente e che costituisce un patrimonio storico di alterità al modello capitalista neoliberale.

Una carovana che riconosce come nemico comune questo modello estrattivista basato sull'aggressione dei territori, che crede nell’unione dei los de abajo per resistere a questo attacco globale e per costruire dal basso e a sinistra una moltitudine di mondi possibili.

“Oggi il pericolo si veste di sinistra e dal suo podio convince i suoi seguaci che i popoli indigeni non sono stati soggetti della storia nei regimi passati; oggi il capo ha fatto credere ai suoi seguaci che la nostra storia di popoli inizia con lui; ha voluto cancellare che come popoli indigeni siamo stati i primi ad affrontare l'espropriazione; Il capo ha convinto i suoi fedeli che la difesa dei territori inizia con lui in prima linea ed è garantita dalle sue istituzioni clientelari. Oggi il pericolo minaccia la permanenza e la continuità della memoria…cosa ne sarebbe di questa regione, al centro degli interessi geopolitici dei proprietari terrieri, senza quelle donne e quegli uomini che non hanno aspettato che questa nostra generazione li ringraziasse per le loro azioni, ma che invece hanno lasciato nella memoria il ricordo di essere stati colpiti, perseguitati e minacciati per la difesa di Layú Nabee (terra stretta)”[2]



[1]Comunicato “No habrá paisaje después de la transformación” Pt. 3, 15/06/2022.

[2] Comunicato “No habrá paisaje después de la transformación” Pt. 3, 15/06/2022.

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