Catalogna - «Hasel è la scintilla, noi siamo la fiamma»

di F.m.
22 / 2 / 2021

A Pablo Hasel è stato notificato l’avviso di entrata in prigione venerdì 5 febbraio, nove giorni prima delle elezioni catalane, convocate il 14 febbraio per sostituire il governo di Quim Torra, inabilitato dal Tribunal Supremo spagnolo lo scorso 28 settembre 2020 per non aver tolto dal palazzo della Generalitat uno striscione di supporto ai prigionieri politici. Il rapper di Lleida era stato condannato – a nove mesi di prigione nello specifico, ma sommando condanne preesistenti risulta una pena di due anni e mezzo in totale, che potrebbe arrivare fino a sette anni e mezzo – per dei testi di alcune sue canzoni, tacciati di “delitto d’odio” (una specie di reato che qui si è usata finora principalmente per proteggere l’estrema destra[1]) e apologia del terrorismo, e dei tweet il cui contenuto è stato qualificato come ingiurie alla monarchia.

Hasel e il suo comitato di supporto, nella settimana di scadenza dei termini per l’entrata volontaria in prigione, avevano più volte affermato che il cantante non si sarebbe esiliato (come ad esempio il rapper Valtonyc, condannato anche lui per ingiurie alla corona e tuttora residente in Belgio) e che avrebbe resistito all’ingresso in prigione. Domenica 14 febbraio ci sono state le elezioni, che non hanno portato grossi cambiamenti nel quadro parlamentare autonomo (fatta eccezione per il risultato della CUP, il migliore che ci si aspettasse con 9 seggi per la candidatura dei movimenti dell’indipendentismo marxista e femminista, e per quello dei postfascisti di Vox, che invece le sue migliori aspettative le ha superate, con 11); lunedì 15, in vista del suo arresto, Pablo Hasel ha mantenuto la promessa. Ha resistito: in mattinata si è barricato nel rettorato dell’università di Lleida, accompagnato da un centinaio di persone, in contatto costante con la stampa, e con altre centinaia di solidali a dargli sostegno fuori dall’edificio durante tutta la giornata. Quando martedì mattina i mossos d’esquadra hanno fatto irruzione per portarlo via, la scintilla era pronta ad accendere una fiamma.

Per martedì sera infatti il Moviment Pro Amnistia – piattaforma di supporto ai prigionieri politici dello Stato spagnolo – ha convocato, insieme a varie altre organizzazioni, tra cui la piattaforma La Vida Abans que el Capital[2] e i CDR[3], manifestazioni di supporto a Pablo Hasel in più di 70 città dei Països Catalans, in contemporanea alle 19. La policía nacional, a València, ha caricato ripetutamente. Gli abitanti della cittadina di Vic, dopo essersi segnalati lo scorso 6 febbraio per aver cacciato in malo modo dalla città gli alti papaveri di Vox in campagna elettorale[4], hanno attaccato il commissariato dei mossos, lasciandone feriti 11. Si sono verificati scontri anche nei quattro capoluoghi della Catalogna: oltre a Girona, Tarragona e Lleida, a Barcellona la manifestazione partita da plaça Lesseps si è diretta verso la Delegació de Govern spagnola, nell’Eixample. Mentre le barricate riempivano di luce carrer Aragó, sulla via Augusta i mossos hanno attaccato la coda del corteo, sparando proiettili di foam. È qui forse necessario ricordare come i proiettili di schiuma viscoelastica vengano sparati da fucili di precisione, estremamente maneggevoli, rapidi e potenti[5]. Ci mirano, agli occhi, quando li svuotano colpendoli. È quello che è successo a una ragazza di diciannove anni, in quell’occasione, con la registrazione dell’emittente cittadina Betevé che mostra il momento dello sparo e la preparazione e la mira del mutilatore in divisa[6].

La notizia della perdita dell’occhio della giovane – di cui si potrà fornire il nome quando stia meglio e a lei vada bene – è arrivata subito prima delle manifestazioni convocate il giorno dopo. Potete immaginare che effetto abbia avuto: plaça Urquinaona, teatro della battaglia dello sciopero generale del 18 ottobre 2019 dopo la sentenza all’indipendentismo, è tornata ad ardere. Si sono viste aggressioni della polizia a València e Girona, scontri a Lleida davanti alla prigione dov’è momentaneamente rinchiuso Hasel, ma la situazione si è scaldata molto anche in altre località dello Stato spagnolo, fuori dai Països Catalans, grazie alla solidarietà che ci si aspetta da chi condivide un’oppressione. A Granada si sono viste barricate, e a Madrid cariche indiscriminate della policía nacional – con tanto di insulti sessisti – contro manifestanti inermi con le spalle al muro[7].

Anche giovedì si è convocato in diverse città, con barricate a Barcellona, un manifestante investito a Tarragona, e cariche violentissime a València a una manifestazione totalmente pacifica, che hanno lasciato decine di persone ferite[8]; venerdì a Barcellona la manifestazione è tornata sotto il famigerato commissariato della policía nacional di via Laietana, già epicentro delle proteste dell’autunno 2019 e passata alla storia per le torture del franchismo. A Girona il neodeputato della CUP Dani Cornellà è stato aggredito a manganellate in testa: era andato a mediare mentre arrestavano un giovane, appena finito di malmenare[9]. Proprio venerdì, d’altra parte, l’Associació Professional de Mossos d’Esquadra – organismo corporativo della polizia catalana – in seguito alle dichiarazioni del consigliere degli Interni catalano Miquel Sàmper (il quale, dopo aver difeso a spada tratta i mossos con una 19enne con un occhio in meno martedì, li ha poi timidamente invitati a cercare di abbassare il livello di conflitto), ha minacciato di “rendere il corpo ingovernabile” se non riceveranno sostegno politico, finanziario e logistico dal governo autonomico che si dovrà formare[10], e la formazione del quale è in questo momento subordinata proprio alla principale condizione posta dalla CUP alla fiducia, ovvero l’abolizione dei corpi di brigate mobili.

Sabato, infine, alla manifestazione massiva convocata da Moviment Pro Amnistia e CDR a plaça Universitat a Barcellona, si è visto cosa intendessero, i mossos, quando il giorno prima avevano detto che sarebbero diventati ingovernabili. Hanno attaccato la testa della manifestazione quando da plaça Urquinaona stava scendendo verso il commissariato dei nazionali in via Laietana; hanno isolato questa dal resto della manifestazione che è stato fatto salire lungo passeig de Gràcia, il corso dei palazzi di Gaudí, dei negozi e degli hotel di superlusso – sanzionati in diversi casi – e della Borsa de Barcelona, l’entrata della quale è stata incendiata; infine, arrivato il corteo su Gran de Gràcia, l’hanno chiuso da entrambi i lati e hanno iniziato a massacrare. Manganellate in testa e su tutto il corpo, spari di foam a distanza ravvicinata. 35 arresti e 24 interventi di Sanitàries per la República, servizio volontario di pronto intervento medico per le manifestazioni. Gente picchiata a terra, o mentre scappava.

I giri anarchici di Barcellona, mercoledì 17, hanno convocato con un manifesto che riportava una frase tanto semplice quanto comunicativamente efficace: Hasel è la scintilla / noi siamo la fiamma [11]. E come ha fatto notare Júlia Taurinyà, “La scintilla è Hasel. Però è da anni che si accumula la legna.”[12]. Nell’unico paese dell’Unione Europea dove ancora esista un tribunale speciale per reati politici, erede giuridico diretto del Tribunal de Orden Público franchista, che indaga e condanna gente che fa musica, Hasel è la scintilla che ha fatto tornare in piazza chi c’era, a Urquinaona post-sentenza, ma anche una moltitudine di giovani e giovanissimi. Perché è questa componente la protagonista di tutta la mobilitazione: gente nata e cresciuta in mezzo a crisi economiche, distruzione sistematica delle risorse pubbliche, imposizione della cornice narrativa del securitarismo e tagli progressivi alle libertà collettive grazie a misure come la ley mordaza (“legge museruola”) del 2014, nella puzza di fiato di Soberano del regime del ’78, che ora si trova a essere giovane durante la più ampia crisi sanitaria globale della contemporaneità e una crisi economica che sta iniziando a farsi sempre più stringente.

La risposta delle autorità catalane è da un lato di impotenza e dall’altro di perpetuazione e difesa dei rapporti di potere esistenti, come l’Ada Colau sindaca di Barcellona che in Italia è stata conosciuta come “la sindaca dei movimenti per la casa”, che durante il suo mandato ha assistito tra impotenza e connivenza alla fioritura della gentrificazione e degli interessi degli speculatori immobiliari e che ora sta vilmente difendendo la polizia[13].

La risposta delle autorità spagnole è sintetizzata dal premier Sánchez che ogni volta che appare in pubblico ripete che lo Stato spagnolo sia una democrazia piena subito dopo aver salutato. E la risposta dei corpi di polizia l’abbiamo vista e la stiamo vedendo, in questa settimana in cui hanno sparato un minimo di 420 proiettili di foam[14], hanno minacciato in armi le istituzioni catalane e stanno assistendo per la prima volta a una penetrazione nel discorso pubblico della possibilità della loro abolizione. Le manifestazioni, intanto, non si fermano.



[1] La Fiscalía considera delito la incitación al odio hacia los nazis, La Vanguardia, 22/05/2019, https://www.lavanguardia.com/politica/20190522/462408935254/delito-de-odio-nazi-fiscalia.html .

[2] Voi per soldi, noi per amore. Un punto sull’emergenza sanitaria e sociale nella capitale catalana, Global Project, 06/11/2020, https://www.globalproject.info/it/mondi/voi-per-soldi-noi-per-amore-un-punto-sullemergenza-sanitaria-e-sociale-nella-capitale-catalana/23087 .

[3] La Rosa de foc està que crema, Global Project, 17/10/2019, https://www.globalproject.info/it/mondi/la-rosa-de-foc-esta-que-crema/22308 .

[4] Manifestantes apedrean los coches de Ortega Smith e Ignacio Garriga en Vic, Público, 07/02/2021, https://www.publico.es/politica/vox-manifestantes-apedrean-vehiculos-ortega-smith-ignacio-garriga-vic.html .

[5] David Bou, Les escopetes de foam dels mossos, tecnologia militar al servei de la repressió, La Directa, 18/02/2021, https://directa.cat/les-escopetes-de-foam-dels-mossos-tecnologia-militar-al-servei-de-la-repressio/ .

[6] Guillem Martínez, Reconstrucció de betevé: moment en què la jove és ferida a l’ull per un impacte durant els aldarulls, Betevé, 18/02/2021, https://beteve.cat/societat/reconstruccio-beteve-posa-llum-moment-dona-ferida-ull/ .

[7] Segon dia d’aldarulls i enfrontaments amb la policia en les protestes de suport a Hasél, 324, 17/02/2021, https://www.ccma.cat/324/en-directe-segona-jornada-de-protestes-en-contra-de-lempresonament-de-pablo-hasel/noticia/3078042/ .

[8] https://twitter.com/repressiu/status/1362494898272927750 .

[9] https://twitter.com/perepuigcanet/status/1362850597158936587 .

[10] Una associació de Mossos: “O el Govern recondueix la situació o farem que el cos sigui ingovernable”, Diari de Girona, 19/02/2021, https://www.diaridegirona.cat/catalunya/2021/02/19/associacio-mossos-govern-recondueix-situacio/1090087.html .

[11] https://twitter.com/Ca_lEspina/status/1362086687891931136/photo/1 .

[12] https://twitter.com/JuliaTaurinya/status/1362309026701271042 .

[13] https://twitter.com/AdaColau/status/1362874815460368385 .

[14] https://twitter.com/La_Directa/status/1363594344565932032 .

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