Chiapas, testimonianze della Carovana nel Sureste del México Profundo

Seconda tappa della carovana.

27 / 8 / 2022

Archiviata la prima parte della carovana, che ha portato la nostra delegazione a viaggiare per gli Stati della penisola dello Yucatan, giungiamo finalmente in Chiapas. Abbandonare il caldo soffocante della penisola per la frizzante aria di montagna sprigiona in noi eccitazione mista a trepidante attesa man mano che saliamo per la sierra madre del Chiapas. 

Nel lungo tragitto facciamo tappa ad Ocosingo, notando con piacere uno dei nuovi CRAREZ (Centros de Resistencia Autónoma y Rebeldía Zapatista) fondati nel 2019 giusto all’entrata della città. Negli ultimi anni la situazione nel municipio di Ocosingo e dintorni è stata a dir poco complicata, per l’azione del gruppo paramilitare ORCAO (Organización Regional Cafecultores de Ocosingo) che a più riprese ha attaccato i territori autonomi zapatisti per occuparne le terre coltivate. Aver aumentato la sfera di influenza zapatista qui ha precisamente l’obiettivo di “rompere l’accerchiamento”, come annunciato nel comunicato di fondazione dei nuovi centri, rispondendo alle aggressioni con l’organizzazione dal basso.

Durante il viaggio ci rendiamo anche conto di persona di quanto abbiamo letto e ci hanno riportato i compagni che sono stati qui negli scorsi mesi: la militarizzazione del territorio ha raggiunto livelli altissimi, con posti di blocco delle varie forze di polizia ed esercito che si susseguono a distanza ravvicinata. La repressione contro il movimento zapatista, la recrudescenza degli scontri fra gruppi di narcotrafficanti per il rimescolarsi degli equilibri nella zona (con il nuovo protagonismo del cartello Jalisco Nueva Genración) e l’azione di diversi altri gruppi paramilitari che contendono il territorio zapatista, hanno innalzato la violenza a livelli mai raggiunti prima, con la complicità dello Stato che così può giustificare questa nuova ondata di militarizzazione.

L’arrivo in serata a San Cristóbal de Las Casas ci permette di salutare diverse compagne e compagni già incontrati nei precedenti viaggi in Chiapas, chi viene dal Messico e chi internazionale come noi. Dalla mattina dopo inizia la fitta agenda che abbiamo organizzato per questi giorni.

Ci presentiamo al nuovo Caracol Jacinto Canek, che ha sede presso il CIDECI (Centro Indigena de Capatización Integral) nella periferia di San Cristobal. Lì incontriamo una rappresentanza di compagne e compagni zapatisti del Caracol, che ci mostrano anche le nuove strutture della sede della Giunta di Buon Governo (alcune ancora in costruzione). Abbiamo poi l’opportunità di visitare il centro di formazione, il CIDECI, che ospita centinaia di ragazze e ragazzi dalle comunità per formarsi in vari campi del sapere intellettuale e tecnico. Il centro è una rappresentazione plastica dell’autogestione zapatista: tutto ciò che vediamo (dalle strutture agli strumenti musicali, dai vestiti al cibo) è prodotto internamente attraverso gli stessi laboratori.

Nel pomeriggio ci spostiamo negli spazi del Gimnasio Autonomo Popular Barrio Bravo, palestra popolare nel quartiere di Cuxitali, barrio di San Cristobal con una lunga storia di autogestione, partita dall'amministrazione autonoma dell’acqua. Qui partecipiamo prima a un incontro organizzato con l’Asamblea de Pueblos Indigenas del Istmo en defensa de la tierra y el Territorio (APIIDTT) con cui condividiamo la carovana, a cui partecipano il Frente Civico Tonalteco (costa del Chiapas), che rappresenteranno la nostra prossima tappa, il Movimiento Regional Indigena en Defensa de la Tierra y la Vida (sud di Veracruz), oltre ad altre organizzazioni collegate telematicamente. Abbiamo potuto condividere reciprocamente le nostre resistenze e conoscerci meglio, nella splendida cornice del cortile della palestra. 

A seguito ci siamo spostati all’interno della sala del gimnasio, nella quale fino a prima si teneva una lezione di yoga. Nella stanza si trovano una serie di specchi lungo tutta la parete, ai lati scaffali per l’attrezzatura e il pavimento è ricoperto da un materassino leggero. Veniamo accolti da Emilio, compagno di San Cristóbal e allenatore di calisthenics e capoeira, incontrato la scorsa primavera in Italia durante la campagna “Corpi Controcorrente” delle palestre popolari. Una compagna che alla Palestra Popolare Galeano di Padova tiene il corso di danza sin quasi dalle origini del progetto, prende la parola, si presenta e ci presenta come delegazione coordinata dall’associazione Ya Basta! Êdî Bese! a cui partecipa una rappresentanza della Galeano. Viene ribadito il piacere di ritrovarsi nella palestra gemellata con la quale condividiamo i valori dello sport popolare antirazzista, antisessista e antifascista, accantonando di conseguenza l’elitarismo e la meritocrazia, lontano da logiche del marketing e del capitale, offrendo la possibilità di accesso e inclusione alla pratica sportiva come diritto alla salute e al benessere psicofisico. 

Inizia la lezione: accompagnata dalla musica ci illustra i movimenti eleganti del balletto che si fanno via a via più cadenzati e articolati, dalla postura al pliè al Grande Allegro. Concludiamo in risate e sorrisi, con un’immagine diversa di noi stess*. Segue la pratica della boxe, storico sport popolare che non manca di personaggi cardine di lotta al razzismo e veicolo nelle palestre popolari di consapevolezza dell’uso della forza. Gli esercizi motori vengono guidati da una compagna della Palestra Popolare Galeano: ci si riscalda, si eseguono i movimenti di base dalla posizione alla guardia, dai pugni alle schivate. Concludiamo con un soddisfacente circuito di preparazione fisica e un po’ affannat* ma divertit* ci apprestiamo alla visione del documentario “pugni e socialismo”, indagine storica di questa disciplina a Cuba, di Giuni Ligabue e Chiara Gregoris.

L’impegno generale, il coinvolgimento e il divertimento creatosi ci ricorda quanto unisca e sia necessario lo sport praticato con spirito di fratellanza e sorellanza, lontano da dinamiche di competizione malsane e pregiudizi di genere. Questa esperienza ci insegna che gli spazi popolari stimolano la coesione e superano qualsiasi confine. 

Il giorno seguente in una giornata dal cielo velato, con nubi cariche di pioggia, saliamo presto sulla nostra camionetta con destinazione il Caracol di Oventic, nel municipio di San Andres Sakam’chén. Il viaggio da San Cristobal è piuttosto breve ma lungo la strada si viene rapiti dalla tipica conformazione della zona de Los Altos de Chiapas, con i suoi rilievi montuosi caratterizzati dalla lussureggiante vegetazione all’interno della quale si ricavano spazio le coltivazioni di mais.

Dopo circa un’ora di viaggio giungiamo dunque dinnanzi all’ingresso del Caracol notando subito dall’altro lato della strada, di fronte alla scuola primaria autonoma zapatista, un fermento di persone ed un vociare festoso. Gli alunni della scuola e parte della comunità stanno celebrando la fine dell’anno scolastico ed il passaggio di coloro che anno terminato il percorso e passeranno alla scuola secondaria autonoma. Non vi sono diplomi ufficiali, l’educazione in resistenza non necessita l’avvallo dello stato, il benessere della comunità e la lotta sono le priorità e su di esse si parametrano successi ed eventuali lacune da colmare.

Ci presentiamo dunque all’ingresso dove alcuni compagni zapatisti che vigilano l’entrata ci chiedono le credenziali e lo scopo della visita, consentendoci poi di entrare. Il Caracol di Oventic è uno dei primi cinque originari costituiti nel 2003, al suo interno vi è anche una scuola secondaria autonoma che da poco ha riaperto i corsi bilingue in spagnolo e lingua tzotzil per internazionali. Le compagne ed i compagni ci accompagnano quindi a conoscere gli spazi delle cooperative autonome e le altre strutture presenti. Assieme ad una delegazione dell’Asamblea de Pueblos Indigena del Istmo en Defensa de la Tierra y del Territorio veniamo poi ricevuti dalla Giunta di Buon Governo e abbiamo l’opportunità di portare i saluti dei Centri Sociali del Nordest d’Italia e dell’Associazione Ya Basta! Êdî Bese!, condividendo gli obiettivi di questa carovana e quanto appreso negli incontri precedenti con le altre organizzazioni. 

È per noi un momento politico rilevantissimo ed emozionante, ci troviamo di fronte all’espressione di autonomia e autogoverno che dal 1994 ha ispirato il nostro cammino ed il nostro agire politico. Questo incontro ricarica i nostri corpi stanchi e alimenta la volontà di tessere relazioni politiche con tutti coloro che dal basso e a sinistra non si arrendono e resistono in questa lotta per la vita contro il capitalismo di morte.

Le nostre tappe nello Stato del Chiapas si concludono l’indomani, quando raggiungiamo Tonala, nella costa pacifica, ospiti del Frente Civico Tonalteco, integrante del Consejo Autonomo Regional de la Zona Costa de Chiapas. L’incontro, a cui partecipa anche il Centro de Derechos Humanos “Digna Ochoa”, si svolge pubblicamente, in piazza. Questa modalità e gli interventi che si susseguono ci catturano nell’emozione del momento, e siamo orgoglios* di poterci presentare e intervenire in questa occasione. L’organizzazione e la resistenza in questa zona ha radici profonde, radicalizzatisi ancor di più dopo il levantamiento zapatista del 1994. Oltre ai legami con le altre organizzazioni chiapaneche, le compagne e i compagni ci raccontano come da ben vent’anni facciano parte della rete di resistenza civile, organizzazione messicana che riunisce varie realtà che protestano contro le alte tariffe dell’energia elettrica. Qui interi quartieri hanno smesso di fatto di pagare le bollette richiedendo l’indipendenza energetica dopo che la centrale elettrica alimentata dal parco eolico ha inquinato e distrutto parte del territorio per poi svendere l’energia prodotta a sostegno dell’attività mineraria, anziché ridistribuirla a prezzo equo alla popolazione. 

Riprendiamo dunque il cammino lasciando alle nostre spalle le sinuose montagne del Chiapas avviandoci verso la costa dello stato di Oaxaca, nel territorio dell’Istmo di Tehuantepec, dove ascolteremo le testimonianze di chi resiste alla grande opera del Corredor Introceanico e si organizza contro l’estrattivismo capitalista. 

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