da Peacereporter.net

Cile, rivendicazioni studentesche: è guerra

6 / 8 / 2011

Santiago nel caos e il resto del paese le fa eco. La manifestazione studentesca programmata per fare sentire rabbia e frustrazione verso un governo reazionario, che fa orecchie da mercante, mantiene leggi dell'era di Pinochet e non fa niente per andare in contro alle masse, si trasforma in scontri e violenze. Dopo che le forze dell'ordine hanno impedito che i giovani sfilassero per le vie cittadine, con una marcia non autorizzata, è scoppiata una vera a propria guerriglia in molti angoli del Cile. Il bilancio degli scontri che hanno paralizzato la capitale cilena e stravolto molti altri centri è di 874 persone detenute e 90 carabinieri contusi. Quelli finiti in carcere sono accusati di disordine pubblico e possesso illegale di armi da fuoco e artefatti esplosivi. Resta sconosciuto il numero dei manifestanti feriti. Smentita dalle autorità la notizia, circolata nelle prime ore, che dava un morto negli scontri con le forze di sicurezza durante le proteste in Araucanía regione del centro.

Il sottosegretario agli Esteri, Rodrigo Ubilla, ha affermato che questi episodi sono "il prodotto di un appello irresponsabile da parte dei dirigenti del movimento studentesco e del Collegio dei professori", e ha precisato, sminuendo il numero dei partecipanti, che "la bassa adesione dimostra che la maggioranza degli studenti crede nel dialogo". Quel che è certo è che a centinaia hanno appoggiato gli studenti affacciandosi alle finestre o scendendo in strada sbattendo pentole e padelle, ossia inscenando l'ormai tipico cacerolazo (da caserola, pentola), la forma di protesta che Argentina e Cile hanno imparato durante gli anni bui della dittatura. Secondo i mass media locali siamo di fronte alla prima manifestazione simile dalla fine del regime.

I rapporti fra studenti e governo sono tesi da sempre. Ma da quando è salito al potere il destrorso Sebastián Piñera le proteste vanno acutizzandosi. Sono continue le manifestazioni che chiedono un sistema educativo non più elitario ed esclusivo, aperto a tutti e democratico. Ma senza successo. A inasprire gli animi, l'intervento del presidente che nei primi giorni di luglio ha annunciato la creazione di un fondo di 4mila milioni di dollari (pari a 2797 milioni di euro) per migliorare il sistema educativo, nell'intento di calmare le acque. E fin qui sembrava buona nuova. Il problema è arrivato quando Piñera ha proposta il Gran Acuerdo Nacional por la Educación conosciuto come l'accordo Gane, i cui capisaldi avrebbero dovuto essere migliorare la qualità, l'accesso e il finanziamento dell'educazione superiore. Troppo poco. Briciole per un sistema totalmente da rifare nei principi stessi delle sue fondamenta. Tanto che gli studenti hanno detto no. Secondo loro, quei soldi sono troppo pochi, non vengono toccati i trasporti, mal regolati e carissimi, non si considerano le agevolazioni bancarie per gli universitari costretti a finanziarsi la propria carriera scolastica, e la disuguaglianza nelle scuole pubbliche resta tale e quale. Ciliegina sulla torta, Piñera non aveva nemmeno preso in considerazione lo stop alla privatizzazione del settore, che è il pane della classe dirigente che da sempre lo sponsorizza.

Desideri inconciliabili, dunque, che costringono le parti a un braccio di ferro perenne, che gli studenti non molleranno mai.

"Il comportamento del governo è stato inaccettabile - ha dichiarato Camila Vallejo, presidente della Fech, federazione studentesca cilena - e assolutamente in linea con le minacce continue a cui siamo sottoposti. Ho ricevuto minacce ripetute, chiamate al telefono di casa, con avvertimenti che mi avrebbero picchiata. Sono gruppi dichiaratamente di destra. È preoccupante e sento che in qualche modo stanno tartassando tutto il movimento, concentrandosi in particolare su di me". E per spiegare le ragione del malcontento studentesco aggiunge: "Riteniamo necessario che oggi il Governo riconsideri nuove misure concrete che permettano al Cile di arrivare a un sistema realmente più democratico, a carico dello Stato, gratuito e di qualità. Il Governo deve organizzarsi per dare una risposta concreta a queste esigenze, cosa che non ha fatto. E come se non bastasse il ministero dell'Interno osa reagire in modi assolutamente inaccettabili. Ha messo sotto assedio il centro di Santiago, violando diritti costituzionali come la libertà di riunione, di associazione, di transito negli spazi pubblici. È preoccupante".

"La decisione del governo di reprimere con violenza esasperata la marcia pacifica degli studenti liceali ha complicato e intorpidito il necessario clima di dialogo che fa bene agli accordi per la grande riforma dell'Educazione", ha commentato il senatore del Partito socialista, Juan Pablo Letelier.
Di altro avviso sono chiaramente i deputati della Coalizione, ossia il partito di destra, Unione democratica indipendente (Udi), e quello di centrodestra Rinnovazione nazionale (Rn, partito del presidente Piñera), che hanno difeso l'operato del governo precisando che "l'ordine pubblico è un bene nazionale, è un diritto di tutti e va protetto. Ci appelliamo al buon senso, visto che il disordine, il caos e la distruzione danneggiano tutti i cileni", ha precisato Mónica Zalaquett.

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