Cile, stato d’eccezione in Wallmapu, ucciso un weichafe mapuche

5 / 11 / 2021

Lo “stato d’eccezione” emanato alcune settimane fa dal presidente Piñera ha provocato una nuova vittima, il weichafe mapuche Jordan Yempi Marchan, giovane di 23 anni, colpito a sangue freddo al torace dai proiettili sparati da carabineros e marina in un’operazione repressiva coordinata nei confronti di una manifestazione di protesta indetta contro la militarizzazione della macro zona sud.

Tutto è cominciato il 12 ottobre, giornata simbolo del colonialismo bianco e della guerra contro i popoli originari, quando il presidente cileno Piñera ha annunciato lo “stato d’eccezione” nel Wallmapu, che ha comportato una nuova militarizzazione dei territori mapuche. Un “regalo d’addio” quello del presidente prossimo ad abbandonare l’incarico con le imminenti elezioni presidenziali, a quei gruppi di potere economico tanto vicini a lui e alla dittatura di Pinochet: si tratta in particolare delle imprese forestali produttrici di legnami, delle imprese costruttrici di infrastrutture (soprattutto quelle idroelettriche) e delle imprese impegnate nell’industria dei salmoni che contaminano l’oceano.

Regalo che avviene in un momento in cui la resistenza mapuche ha avuto la capacità di implementare i recuperi territoriali, mettendo a rischio gli interessi economici di molte imprese e la loro sottomissione a un modello statale colonialista ed estrattivista. Nell’ultimo anno, infatti, i recuperi territoriali sembrano inarrestabili e si sono moltiplicati almeno quattro volte. A fronte di questa situazione la risposta di Piñera per risolvere un problema politico è stata quella di inviare i militari, reprimere duramente le popolazioni mapuche sia con gli attacchi diretti, sia con la criminalizzazione e le montature giudiziarie, sia con l’invasione armata nei Lov intimidire e aggredire i mapuche. 

Proprio contro la militarizzazione dei territori e lo stato d’eccezione, mercoledì scorso oltre 200 comuneros di diverse comunità e dei Lov en Resistencia Mapuche della Franja Lavkenche hanno lanciato una marcia che ha bloccato la viabilità sulla strada che unisce Cañete a Tirúa anche con barricate incendiate. In località Huentelolén sono quindi intervenuti i carabineros e i reparti della marina presenti in loco che nell’azione di repressione armata hanno sparato ai manifestanti uccidendo il giovane Jordan e ferendo altre cinque persone, tra cui una bambina. Nella confusione della prima ora le autorità hanno dichiarato che i mapuche rimasti uccisi nella repressione erano stati due ma con il passare delle ore la famiglia del secondo weichafe rimasto gravemente ferito ha smentito la notizia, seppure le condizioni del ferito rimangono gravi.

Le violenze sono proseguite davanti all’ospedale regionale di Temuco, dove sono stati trasportati i feriti, con le forze armate che hanno caricato familiari, comuneros mapuche e le decine di solidali accorsi per vigilare sul rispetto dei diritti umani per gli attivisti ricoverati. Allo stesso tempo, manifestazioni di solidarietà sono state segnalate in Plaza de la Dignidad a Santiago, a Valparaíso, a Lo Hermida e nella stessa Temuco, con la convocazione per il giorno seguente di ulteriori manifestazioni di protesta in tutto il Paese.

Dure le reazioni delle organizzazioni mapuche: il portavoce politico della CAM (Coordinadora Arauco Malleco) Héctor Llaitul ha lanciato un appello ad organizzare la resistenza e l’autodifesa mapuche promettendo che «brucerà ciò che deve bruciare…». L’organizzazione guerrigliera mapuche Waychan Auka Mapu ha pubblicato un video in cui esortano le forze politico militari dello Stato ad abbandonare i territori mapuche «perché saranno sconfitti, con la forza del popolo mapuche in armi». Dura anche la presa di posizione proveniente dalla Convenzione Costituente dove la presidente Elisa Loncon ha sottolineato la responsabilità per l’accaduto al presidente Piñera. Il giorno seguente inoltre una cinquantina di “convencionales” sono entrati nel Palacio de la Moneda per esigere spiegazioni dal presidente.

Di diverso tono la gestione delle autorità. In un primo momento il contrammiraglio Jorge Parga ha giustificato l’aggressione come un atto di difesa delle truppe di fronte a un attacco di uomini incappucciati. Versione smentita chiaramente dalle testimonianze dei comuneros mapuche e dai numerosi video circolati in rete nelle ore seguenti dove si può notare chiaramente come le forze armate sparassero deliberatamente e senza motivo verso i manifestanti.

Le dichiarazioni del presidente Piñera più che interdetti lasciano indignati: secondo il capo dello stato cileno, la responsabilità dell’uccisione del weichafe mapuche e dei feriti è da attribuirsi ad organizzazioni criminali, narcotrafficanti e terroriste che minacciano la società cilena e per questo motivo è necessario mantenere lo stato d’eccezione nelle province della macro zona sud.

Le proteste per l’assassinio di Jordan Yempi Marchan sono continuate anche il giorno seguente in numerose città, come a Valparaíso davanti al Congresso, a Temuco, Osorno, Antofagasta, Concepción e a Santiago in Plaza de la Dignidad dove i carabineros sono intervenuti con il solito carico di lacrimogeni e guanacos per disperdere i manifestanti. Proteste anche della comunità mapuche di Ercilla, che hanno occupato la strada e fatto barricate di protesta.

L’escalation di violenza sembra incotrollabile. Il popolo mapuche è evidentemente sotto attacco, non solo per una questione legata ai territori e allo sfruttamento delle risorse naturali, ma anche perché, come popoli originari resistenti, sono diventati simbolo della lotta contro il sistema capitalista, come documentano ampiamente le immagini delle numerose manifestazioni dove risalta sempre più la bandiera mapuche. E per questo da combattere e criminalizzare in ogni modo.

Un attacco che non è solamente militare, infatti, come sostiene Raúl Zibechi, «il principale pericolo, come stiamo vedendo, è lo svuotamento del movimento popolare che sbanda verso le istituzioni e abbandona la strada e l’organizzazione autonoma. Lo fa perché crede che con una buona Costituzione e un governo progressista, le cose cambieranno. Nonostante ciò, non vogliono vedere che le precedenti esperienze nella regione ci insegnano che il modello di saccheggio è ancora in piedi e aumenta, che la militarizzazione continua, che la violenza contro i popoli e contro le donne non si riesce a frenare».

Foto di copertina: Aukin

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