Cina - Ancora proteste nel villaggio di Wukan

22 / 6 / 2016

Sono passati cinque anni dal settembre 2011, quando la protesta della popolazione di Wucan (un villaggio di pescatori nel Sud della Cina, nella regione di Guangdong), era riuscita a fermare la svendita dei terreni alle lobbies immobiliari da parte del governo della municipalità di Donghai e della città di Lufeng. Le proteste avevano portato la popolazione scendere nelle strade e scontrarsi con la polizia, fino a bloccare le entrate del villaggio, dichiarando in seguito una sorta di autogoverno del territorio contro la corruzione e la svendita. In quell'occasione le proteste erano durate diversi mesi, da settembre a dicembre, e uno dei leader del movimento, Xue Jinbo, era deceduto durante un fermo da parte delle forze di polizia. Ufficialmente la causa della morte era stata un attacco di cuore ma sul corpo erano stati rinvenuti diversi segni di percosse. Questo decesso aveva contribuito ad alimentare e a rafforzare le manifestazioni. 

proteste_china

All'epoca la disputa si era risolta attraverso la concessione del voto diretto di un proprio rappresentante agli abitanti del villaggio, i quali, attraverso le urne, erano riusciti a fermare la svendita e a garantirsi una rappresentanza non del tutto servile e in linea con il Partito, ma attenta alle rivendicazioni territoriali.

Questo tipo di risoluzione era stata altamente impattante per la società ed il modello governativo cinese tanto da guadagnarsi il titolo di"modello Wukan".

Ora questo modello è stato messo in crisi: per risolvere alla radice il problema della rappresentanza la magistratura cinese è intervenuta direttamente contro il governatore scelto dal villaggio nel 2012, l'ora ultra 70enne Lin Zuluan - all'epoca leader della protesta - accusandolo di corruzione e procedendo alla sua detenzione

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Un video contenente la "confessione" del Governatore è stato diffuso dalle autorità nella giornata di martedì attraverso i social media cinesi, ma in molti credono che questa sia frutto di un'imposizione da parte delle forze di polizia e governative. 

Infatti, non è una novità per il Partito unico utilizzare l'accusa di corruzione per destituire le cariche dei governatori territoriali e riprendere, in questo modo, il controllo sulle diverse regioni del paese.

Nell'ultima settimana, soprattutto nelle giornate di sabato e domenica, migliaia di persone si sono riversate nelle strade di Wukang chiedendo la scarcerazione di Lin Zuluan e il diritto a decidere delle proprie terre.

I media cinesi non riportano nulla della situazione di questo villaggio del sud del paese - se non attraverso una narrazione filo governativa - e testimonianze dirette raccontano di una vera e propria caccia al giornalista perpetrata casa per casa dalle forze di polizia. Evidentemente la paura più grande del governo cinese è che, come nel 2011, questa protesta possa superare i confini del paese e possa in qualche modo vincere il #greatfirewall, diventando così di pubblico dominio sia all'estero, sia all'interno del paese stesso.

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