Coronavirus: proviamo a fare chiarezza

4 / 2 / 2020

L’influenza normale provoca ogni anno nel mondo milioni di ammalati, nonché tra i duecentocinquantamila e i cinquecentomila decessi, il tutto nell’indifferenza generale. Al contrario in questi giorni il coronavirus è al centro dell’attenzione mondiale, nonostante al momento in Cina, dove si è sviluppato, abbia contagiato circa diciassettemila persone e provocato la morte di 361 pazienti, in un paese che conta un miliardo e quattrocento milioni di abitanti. Ferma restando la dovuta attenzione sull’evoluzione del virus, è naturale interrogarsi sulle ragioni di tanto clamore.

Per provare a fare chiarezza abbiamo intervistato Carlo Pellegrino, sessanteseienne  medico romano con una lunga esperienza professionale alle spalle, prima come chirurgo, poi come medico di famiglia (e, ci tiene a precisare, anche “medico di strada”).

 

Da giorni siamo bombardati da una campagna mediatica sul coronavirus. Che riflessioni si possono fare dal punto di vista medico-scientifico e non solo?

Intanto è bene precisare cosa sia un coronavirus. Stiamo parlando di una famiglia vastissima che provoca malattie respiratorie, da un banalissimo raffreddore a malattie più gravi, come la sindrome respiratoria mediorientale e quella acuta. Quello di cui si tanto si parla in questi giorni è un nuovo ceppo di coronavirus che non era ancora stato classificato. Ogni anno ce n’è uno nuovo. Si è scoperto che gli uomini possono essere infettati da virus di origine animale, vedi la Sars. Il coronavirus può essere trasmesso da persona a persona però a causa di un contatto stretto con un paziente infetto. La trasmissione da uomo a uomo è confermata, ma non ci sono ancora i dati necessari per valutare la portata di questo contagio. Quindi le probabilità di rischio di chi visita Whuan viene considerata dall’Oms moderata.

 

C’è comunque da rilevare che - come con la Sars - il virus si è diffuso nello stesso Paese…

Io credo ci siano due problemi fondamentali. Uno è dato dal sovrappopolamento, l’altro è riconducibile alle regole alimentari. Andrebbe modificata completamente l’abitudine di cibarsi di determinati animali, cani, serpenti, pipistrelli che sono comunque portatori di determinate patologie. Altro aspetto rilevante è dovuto, in Cina come in altre parti del mondo, alle disparità economiche. Ambienti poveri e malsani, con regole igieniche approssimative, favoriscono il diffondersi di virus.

Altra cosa fondamentale da dire è che in Cina i numeri sono completamente diversi, perché il rapporto tra la popolazione cinese e quella italiana è di circa quaranta a uno. Nel nostro Paese casi conclamati non sono stati registrati, in Europa ce ne sono dubbi, ma siamo al “sembra”, fatti passare per certi. Tra le altre cose, io faccio una semplice constatazione. Quanti morti produce la semplice sindrome influenzale? Solo negli Stati Uniti in un anno la forma acuta comporta circa trentaseimila morti, in tutto il mondo variano tra i duecentocinquantamila e i cinquecentomila , su tre milioni di casi gravi. Quindi siamo di fronte a numeri elevatissimi, però guarda caso non hanno scatenato le reazioni come nel caso di cui stiamo parlando. Per non parlare dei quattrocentomila morti che provoca ogni anno la malaria.

 

Il GR regionale della Rai delle Marche ha proposto una intervista di un operatore italiano della compagnia di bandiera cinese, rientrato a Fiumicino, che raccontava come in Cina non ci fossero le reazioni scomposte che si stanno verificando qui da noi…

Certamente! Nonostante le immagini che ci propongono, fonti meno faziose documentano che questa psicosi non esiste. La Cina ha comunque dimostrato una notevole capacità organizzativa. Basti pensare che in pochi giorni ha costruito un ospedale per ricoverare le vittime di questa nuova infezione. Per quanto riguarda le norme da seguire indicate dal nostro Ministero, per chi si debba recare in Cina non parlano di chiusura dei voli come è stato chiesto, perché non avrebbe nessun senso. Chi ne sollecita il provvedimento, lo fa nell’ambito della guerra commerciale in atto tra Usa e Cina. Sempre nel campo delle precauzioni da adottare per chi si reca in territorio cinese, l’Oms invita ad evitare di mangiare prodotti di origine animale, evitare ovviamente il contatto con persone che hanno sindrome respiratoria e di rispettare le elementari norme igieniche. Qualora una persona dovesse avere alcune iniziali patologie influenzali si indica di consultare subito un medico o contattare un numero telefonico del ministero della salute.

 

In Italia si sta verificando un paranoico acquisto di mascherine…

E’ una sciocchezza, un non senso. E c’è chi ci specula: una mascherina fino a pochi giorni fa costava pochi centesimi, a Roma venditori anche occasionali la mettono a dieci euro l’una, approfittando della crescente psicosi. Mi diceva un amico medico che nell’ospedale dove lui lavora l’unico ad avere la mascherina è la guardia giurata, tutti coloro che lavorano nella struttura non ce l’hanno.

 

Un’altra domanda che si fa in questi giorni riguarda il rischio di diffusione del virus in Europa

L’Oms ha detto chiaramente che le percentuali sono alquanto limitate. Afferma chiaramente che “un singolo caso rilevato in un Paese europeo non comporta una valutazione complessiva che resta di una moderata probabilità di importazioni di casi di coronavirus". Questo è quanto sul fronte scientifico. Di fronte all’attuale allarmismo mediatico, ai titoloni dei giornali, dobbiamo sapere che stiamo parlando di reazioni non dettate da una razionalità scientifica, ma principalmente propagandistica. Ormai abbiamo a che fare non con una “informazione”, ma pura comunicazione. Un’altra questione fondamentale che si pone in questi casi è data dagli appetiti delle multinazionali. Nel caso dell’aviaria fu venduto un banalissimo antivirale, senza la copertura del Servizio Sanitario Nazionale, consentendo profitti enormi. Poi le imprese in questione furono condannate, ma senza particolari conseguenze. In questo senso il fatto che allo Spallanzani il virus sia stato individuato e isolato ci tutela maggiormente rispetto a eventuali speculazioni e dimostra ulteriormente quanto sia importante difendere la sanità pubblica.

Per tornare alla riflessione sulla informazione c’è da rilevare che, in una società che è sempre più individualizzata, questa psicosi da istillare nelle persone favorisce la paura del prossimo. Ciò è estremamente preoccupante perché sappiamo benissimo che la solidarietà, il dialogo permettono alle persone di vivere serenamente e coscientemente. Se ognuno sta chiuso in casa, come fosse in un fortino assediato, da “Deserto dei tartari”, aspettando questo nemico che non arriverà mai, si affermerà una società sempre chiusa, che paradossalmente favorisce il sorgere delle patologie, tramite la crescita delle sofferenze psichiche che infatti stanno aumentando, soprattutto tra i giovani e gli anziani.

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