Covid-19 in Brasile: come Jair Bolsonaro ha determinato il disastro

5 / 5 / 2021

La risposta al Covid-19 nel mondo varia enormemente da Paese a Paese. I fattori che determinano le politiche di contenimento sono moltissimi, dalle condizioni materiali di vita della popolazione alle priorità individuate dalle scelte dei governi. Riportiamo di seguito un articolo di Alfredo Saad Filho, professore di Economia politica e sviluppo internazionale al King's College di Londra, e Fernanda Feil, ricercatice presso l'Universidade Federal Fluminense di Rio de Janeiro, sulla gestione e sulle responsabilità di Jair Bolsonaro nella tragedia sanitaria brasiliana. L'articolo originale è stato pubblicato su The Conversation il 23 aprile 2021. Traduzione di Anna Clara Basilicò.

Il Brasile ha avuto quella che si può ragionevolmente definire la peggiore risposta alla pandemia nel mondo, determinata dal presidente di estrema destra Jair Bolsonaro. Le scelte del primo ministro nella gestione del Covid-19 hanno innescato una tragedia senza paragoni nel Paese, con implicazioni potenzialmente catastrofiche per l'intero pianeta.

La situazione è considerevolmente peggiorata dalla diffusione di una nuova variante più contagiosa nel Paese, ribattezzata P1. Il bilancio delle vittime in Brasile è aumentato senza sosta, raggiungendo l'8 aprile 4.250 morti, vale a dire il più alto numero al mondo di decessi in un giorno.

Il sistema sanitario è collassato in numerose città. Qui, le scorte d'ossigeno sono razionate, i posti in terapia intensiva sono tutti occupati e manca personale sanitario.

Ci sono testimonianze di pazienti legati ai letti per essere intubati, dato che mancano gli anestetici. Centinaia di persone sono morte sulle barelle, sui pavimenti degli ospedali o a casa anche in quei casi in cui le famiglie sono state in grado di procurarsi le tanto necessarie bombole d'ossigeno su mercati paralleli.

Per creare quest'inferno vivente si sono andati sommando tre fattori.

Primo: il Brasile è uno dei Paesi con più disparità al mondo e le profonde diseguaglianze, sovrapponendosi, hanno creato ulteriori vulnerabilità all'interno delle comunità più marginali. Queste fragilità sono peggiorate dal 2016, quando la presidente Dilma Roussef è stata sollevata dalla carica con un impeachment che è sfociato con un colpo di stato del parlamento.

La pandemia mostra ulteriori prove delle disuguaglianze nel Paese: il Covid-19 colpisce nella stragrande maggioranza dei casi afro-brasilianə, poverə e disoccupatə.

Secondo: il Brasile ha sempre sofferto di pesanti limitazioni politiche e istituzionali, peggiorate dall'allontanamento di Rousseff. I due governi in carica dopo il 2016 hanno incentivato riforme neoliberiste che hanno aumentato la precarietà sul lavoro, hanno eroso la previdenza sociale e hanno lasciato i servizi pubblici drammaticamente senza fondi. Queste riforme sono state sostenute da un emendamento costituzionale che ha congelato le spese non finanziarie del governo federale in termini reali per 20 anni.

Il nuovo regime fiscale ha legittimato tagli drastici agli investimenti nel nome di norme fiscali arbitrarie. Il sistema sanitario nazionale brasiliano, ispirato quello inglese, è andato sgretolandosi negli ultimi anni sotto questo programma di austerità.

Brasile Covid Grafico

Infine, c'è il ruolo giocato da Bolsonaro stesso. Mentre il Covid-19 dilagava, il presidente ha sistematicamente sminuito i rischi e bloccato qualsiasi risposta centrale coordinata. Ha anche attaccato i sindaci e i governatori nei casi in qui questi avevano cercato di imporre lockdown territoriali, regole di distanziamento sociale o l'obbligo di mascherine.

La confusione amministrativa ha inevitabilmente portato a un'accozzaglia di regole nel Paese che Bolsonaro ha usato come argomenti contro qualsiasi restrizione. Il presidente ha anche obbligato il vari ministri della Salute – sono stati quattro solo nell'ultimo anno – a concentrarsi su cure mai provate come  l'ivermectina e l’idrossiclorochina, il tutto mentre il sistema sanitario andava collassando.

Calo del sostegno sociale

L'unica misura significativa a contrasto della povertà è stata proposta dalla sinistra al congresso: un reddito di emergenza di 600 reais (91,50 euro) al mese durante la pandemia, affiancato da altre misure espansive tra cui le linee di credito per piccole e medie imprese. Queste misure sono state approvate come parte di un "budget di guerra" bypassando i limiti di deficit fiscale. Bolsonaro poi ha presentato il sostegno al reddito come un proprio regalo per lə poverə, ottenendo un'impennata nei consensi. 

Ciò nonostante, con l'inizio del nuovo anno fiscale a gennaio, il programma di supporto si è chiuso, proprio nel momento in cui l'ultima ondata di contagi stava montando. È stato rimpiazzato ad aprile da una sovvenzione di 250 reais (38,13 euro) al mese per massimo tre mesi, condizionata da riforme più profonde della pubblica amministrazione e da tagli fiscali altrove.

La mancanza di supporto federale ha reso impossibile per gli Stati membri e le municipalità imporre lockdown locali, praticamente assicurando il peggioramento della pandemia.

Necropolitica in azione

La situazione in Brasile è un chiaro esempio di necropolitica in azione. La necropolitica è l'uso del potere politico per determinare se le persone debbano vivere o morire. In questa concezione, il Covid-19 viene assunto come un fatto della natura che colpisce unicamente lə deboli.

Questo è oggettivamente sbagliato, ma queste politiche di risentimento, complotto e disinformazione sono tipiche dell'attuale pletora di leader autoritari in tutto il mondo, pronti a diffondere falsità per creare conflitti, per spostare l'attenzione e per bloccare politiche diverse.

Bolsonaro ha dichiarato di star evitando misure più drastiche di contenimento dei contagi per salvaguardare l'economia. Tuttavia, questo scambio non esiste. L'esperienza internazionale dimostra che le economie che hanno affrontato il Covid-19 con più decisione hanno avuto sia un minor tasso di decessi sia minori contrazioni dell'attività economica (si vedano ad esempio la Cina, la Corea del Sud e il Vietnam). I Paesi che invece hanno cercato di evitare i lockdown hanno contato tassi di mortalità più alti e i peggiori shock economici. L'economia brasiliana al momento sta crollando in picchiata.

Il fatto che Bolsonaro trascuri la pandemia ha permesso al governo di lanciare, praticamente inosservato, una serie di iniziative che eliminano tutele per il lavoro e l'ambiente, il tutto mentre si dà il via libera alla trasformazione delle terre indigene in terreni per l'agricoltura intensiva e l'estrazione mineraria. Così facendo si è anche distolta l'attenzione dagli scandali di corruzione che coinvolgono la famiglia del presidente.

Su Bolsonaro pesa la responsabilità diretta per la tragedia brasiliana in una misura che supera i limiti dell'incompetenza o le falsità della sua risposta. Il presidente ha deliberatamente promosso la diffusione del Covid-19 per polarizzare il dibattito pubblico in suo favore e per facilitare l'attuazione di un programma di governo distruttivo.

Nel frattempo, la popolazione è stata lasciata esposta al coronavirus. Le riforme neoliberiste, lo smantellamento del welfare e la distruzione dell'ambiente rimangono le priorità dell'agenda di governo. Il risultato è un tasso di decessi vertiginosi, la peggior crisi economica nella storia del Brasile e l'aumento del caos sociale e politico.

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