Ecuador, in un clima di criminalità diffusa, perquisizioni e arresti contro gli attivisti

23 / 5 / 2022

Una vasta operazione di polizia avvenuta all’alba di giovedì 19 maggio in varie parti del paese ha portato alla perquisizione di diverse abitazioni e all’arresto di otto attivisti del Movimiento Guevarista Tierra y Libertad. Le accuse del governo sono gravissime e vanno dalla delinquenza organizzata, alla tratta di persone relazionata con la guerriglia colombiana, al reclutamento per gruppi guerriglieri e ai margini della legge.

L’imponente operazione repressiva della polizia è avvenuta a Cotopaxi, Chimborazo, Pichincha e ad El Oro e ha portato all’arresto di otto persone tra cui figura anche Ernesto Flores, portavoce del Movimento Guevarista e docente universitario. Secondo quanto dichiarato dalla Fiscalía nei domicili degli attivisti sarebbero stati ritrovati diversi materiali a sostegno dell’accusa, tra cui un’arma da fuoco che però dalle foto pubblicate dalla stessa Fiscalía risulta essere una vecchia pistola ossidata probabilmente utilizzata più come soprammobile che altro. Di diverso avviso la difesa, che sostiene come a casa degli accusati siano stati ritrovati solo testi inerenti all’attività politica e niente di compromettente o vietato.

Su facebook, il Movimento Guevarista ha denunciato la persecuzione politica che stanno subendo in questo momento: «all’alba di oggi 19 maggio, le abitazioni di otto persone tra cui madri lavoratrici, un muratore, uno psicologo comunitario, un professore universitario, contadini lavoratori della terra, tutti membri del MGTL, sono stati arrestati con uso eccessivo della violenza e scavalcando tutti i protocolli. Dalle pagine ufficiali del governo si sta generando un linciaggio mediatico e vendendo questi arresti come parte di operazioni anti delinquenziali».

Dall’Ecuador ci giunge anche la voce di un’attivista del movimento conosciuta durante la carovana in Patagonia “Pueblos contra el Terricidio” dell’Associazione Ya basta! Êdî Bese!, di cui però celiamo il nome per ragioni di sicurezza. Con preoccupazione ci ha raccontato cosa sta succedendo in queste ore a Quito: «Con questo governo di ultra destra di Guillermo Lasso, stiamo vivendo momenti di grande repressione, criminalizzazione e invenzione di un nemico interno come cortina di fumo di fronte alla paralisi nel fermare l'avanzata della mafia dei narcos che è trincerato nello stesso Stato, oltre alla situazione economica di crisi totale. Siamo vittime di una criminalizzazione e persecuzione molto forte. Attualmente sono agli arresti 8 compagni. Questa mattina all’alba l’udienza di convalida ha confermato 90 giorni di prigione preventiva senza possibilità di aspettare il processo ai domiciliari. Non gli hanno dato questa possibilità nonostante non ci siano prove contundenti per lasciarli in prigione. 

Il giudice che ha convalidato gli arresti si è dimostrato un despota prepotente, ha emesso gli ordini di custodia senza rispettare i diritti degli accusati e nonostante non ci siano prove schiaccianti contro di loro. Per esempio, due degli arrestati sono indigeni e nonostante le leggi ecuadoriane e internazionali dicano che devono essere giudicati con la giustizia indigena e non possano subire la prigione preventiva, il giudice non ha tenuto conto di questo. Un altro compagno ha un’invalidità permanente, un altro ancora assiste un familiare malato terminale ma anche per loro il giudice non ha tenuto conto di tutto ciò. Infine è stata arrestata anche una compagna, ragazza madre che ha necessità di medicine a cui non è stato permesso nemmeno di prenderle durante l’arresto. 

Inoltre, gli avvocati non hanno ancora potuto comunicare con gli arrestati e questo ci fa temere per la loro sicurezza.

Questa situazione è data dal fatto che il paese sta attraversando una crisi ogni giorno più profonda e la passività di questo governo sta portando il paese sul baratro. È importante notare come il governo di Lasso non è stato capace di controllare una crisi carceraria prodotta dalle mafie interne di narcotrafficanti con il risultato di centinaia di morti e ora le nostre compagne e i nostri compagni sono dentro alle stesse carceri, ingiustamente condannati, accusati di essere terroristi, di tratta di persone, costruendo un montaggio, un falso positivo, con intercettazioni costruite. La persecuzione e la criminalizzazione va avanti dall’ottobre del 2019 ma si è aggravata con il governo di Lasso.

Ci accusano perché siamo un soggetto conseguente con il proprio popolo, con la propria comunità. Noi siamo un progetto nazionale che cerca la liberazione nazionale del nostro popolo, per questo gli arrestati sono di differenti province e non solo della capitale. Questa è la vera ragione perché siamo perseguitati e criminalizzati in questa maniera. Abbiamo aderito al paro dei produttori agricoli per esigere un prezzo giusto dei loro prodotti, abbiamo lottato per il recupero della terra nel Manabí, nella battaglia contro le imprese minerarie nella provincia di Cotopaxi, tutte queste lotte fanno si che noi stiamo con il nostro popolo e per questo il governo ha creato un nemico interno.

Spero che sia possibile diffondere ciò che sta succedendo in Ecuador, abbiamo bisogno della solidarietà internazionale, specialmente le compagne e i compagni che si trovano in carcere e che rischiano di rimanerci per molti anni ingiustamente. Dobbiamo continuare a lottare, insieme, insieme in questo lungo cammino. Contiamo con chi sta col nostro popolo, con chi lotta, con voi. Solo così vinceremo».

A seguito del blitz, il movimento guevarista ha lanciato un presidio di fronte al Tribunale dove gli accusati sono stati condotti per l’udienza di convalida degli arresti. Al presidio hanno partecipato, oltre alle compagne e ai compagni degli arrestati, anche i familiari e diverse organizzazioni sociali e di movimento per esprimere loro solidarietà. Proprio dai familiari è arrivata la denuncia della persecuzione politica del governo: Natalia Sierra, zia di Ernesto Flores, ha riferito che almeno quindici agenti hanno fatto irruzione in casa spaventando l’anziana madre del docente, armi alla mano e fracassando la porta d’ingresso dell’abitazione. Altre testimonianze familiari affermano che le irruzioni nelle abitazioni sono avvenute senza che fossero rispettati i protocolli per le perquisizioni e in ogni caso con un uso eccessivo, ed inutile, della forza. 

I familiari denunciano inoltre come lo Stato metta gli attivisti in quelle stesse carceri che non è capace di gestire e dove da mesi si sta vivendo una terribile crisi carceraria: «siamo il capro espiatorio di un governo incapace di proteggere le persone e di mettere in campo azioni che servano a ridurre i problemi di sicurezza nelle carceri».

Sulla stessa lunghezza d’onda le altre organizzazioni sociali intervenute al presidio. La INREDH (Fundación Regional de Asesoría en Derechos Humanos) per voce del direttore Luis Angel Saavedra, ha definito l’arresto degli attivisti come un «golpe pubblicitario per chi sta visitando il paese, la first lady statunitense», per mostrare «uno stato efficiente, che ha la capacità di controllare l’ordine pubblico». Durante la conferenza stampa, diverse organizzazioni come la INREDH, surkuna, CEDHU e alcuni avvocati in forma personale hanno poi annunciato che difenderanno tutto il gruppo degli accusati. 

Le accuse contro i membri del MGTL sono evidentemente di natura politica: da anni infatti il movimento è attivo nelle lotte sociali, in pratiche comunitarie di lotta per la costruzione di una società più giusta e contro le disuguaglianze e le ingiustizie, attraverso progetti sociali in particolare nel barrio San Roque di Quito. Le accuse che oggi vengono mosse ai suoi attivisti sono la scusa per disarticolare un movimento di opposizione all’attuale governo strutturato e inserito nell’ambiente comunitario che lavora a livello nazionale, in particolare nel Cotopaxi, Chimborazo, Carchi, El Oro, Pichincha e Manabí.

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