I movimenti contestano la legge sull'acqua

Ecuador: socialismo o repressione

Sia quello che sia il socialismo di Correa, la repressione è l'altra faccia del progetto estrattivo.

10 / 10 / 2009

Per alcune ore, il fantasma di Baguá ha sorvolato l'Amazzonia ecuadoriana. Il massacro perpetrato dal governo peruviano di Alan García il 5 giugno contro indigeni che vogliono evitare la distruzione della selva da parte delle multinazionali, non è arrivato a ripetersi in Ecuador, perché i diversi attori, dai movimenti indio fino al governo di Rafael Correa, hanno saputo disattivare un conflitto che sta ancora lontano da risolversi, ma che ora transita sui tavoli del dialogo.

Nonostante tutto, il recente sollevamento indio in difesa dell'acqua si è concluso con un morto e decine di feriti.

La rivoluzione cittadina che guida Correa è un processo pieno di contraddizioni. La Costituzione dell'Ecuador, approvata il 28 settembre di 2008 dal 64% degli ecuadoriani, è una delle più avanzate del mondo in materia di ecosistema, al punto che riconosce che la natura è un soggetto di diritti. La natura o Pacha Mama, dove si riproduce e realizza la vita, ha diritto che si rispetti integralmente la sua esistenza ed il mantenimento e rigenerazione dei suoi cicli vitali, struttura, funzioni e processi evolutivi, dice l'articolo71.

Tuttavia, il governo ha emesso un insieme di leggi che vulnerano lo spirito e la lettera della nuova Costituzione, in particolare la legge del settore minerario, quella della sovranità alimentare e quella dell'acqua. Ognuna è stata respinta dai movimenti promuovendo mobilitazioni. Il sollevamento iniziato il 27 settembre della Confederazione di Nazionalità Indigene dell'Ecuador (Conaie) e le sue organizzazioni dell'Amazzonia (Confeniae), e la catena montuosa (Ecuarunari), cercava di respingere la Legge di Risorse Idriche inviata ad agosto al parlamento.

Il movimento ha presentato l'anno scorso la sua propria Legge di Acque per il Buon Vivere (Sumak Kawsay) e respinge quella dell'Esecutivo perché non permette la ridistribuzione e statalizzazione dell'acqua e priorizza il suo uso per attività minerarie d'accordo con un piano nazionale di sviluppo di stampo estrattivo, in continuità rispetto al sistema che ha prevalso durante il periodo neoliberale.

D'altra parte, tanto nelle aree rurali come in molte periferie urbane, sono stati gli indigeni e settori popolari quelli che hanno costruito, a piccone e pala, canali di irrigazione e sistemi di distribuzione dell'acqua per il consumo. Si calcola che esistono 3.500 sistemi comunitari di acqua in Ecuador, costruiti e gestiti dalle comunità.

Secondo i movimenti la legge del governo prevede la creazione di un'autorità unica dell'acqua verticale e accentrata. Di conseguenza chi ha costruito le reti di acqua perderebbe il potere di continuare la sua gestione. Vogliono che semplicemente siamo utenti e non attori, ha detto Humberto Cholango, dirigente di Ecuarunari.

Due modi di intendere la vita si fronteggiano oggi nel mondo andino. Ora non si tratta di tentativi di privatizzare l'acqua, come è successo con i governi precedenti. Il problema è il settore delle miniere a cielo aperto, gran consumatore e contaminatore di acqua. La questione di fondo è il modello di paese sul quale ha scommesso Correa, ma anche gli altri governi del continente, compresi i progressisti. Secondo Alberto Acosta, ex presidente dell'Assemblea Costituente e fondatore di Alianza País, partito che ha portato Correa al Palazzo di Carondelet, i governi progressisti sudamericani non hanno messo in discussione né discusso sul modello estrattivo e continuano a scommettere sull'estrazione delle risorse naturali come via allo sviluppo.

Nel caso ecuadoriano si somma un altro problema. I movimenti indigeni, protagonisti dei cambiamenti negli ultimi 20 anni, hanno realizzato il primo sollevamento in1990. Negli anni seguenti hanno abbattuto due governi neoliberali e corrotti (quello di Abdalá Bucaram, in febbraio del 1996 e quello di Jamil Mahuad, in gennaio del 2000), mentre i movimenti urbani hanno svolto un ruolo importante nella caduta di Luccio Gutiérrez nell'aprile del 2005. Correa ha intrappreso l'attività politica nel 2005 ed è arrivato al governo, vincendo le elezioni del 2006, grazie a quasi due decadi di lotte sociali antineoliberali. Tuttavia, osserva Acosta, il suo personalismo gli impedisce di comprendere che lui è lì, nella presidenza, grazie a tutto lo sforzo realizzato dalla società ecuadoriana.

Nell'annunciare la rivolta del 27 di settembre, Correa ha accusato gli indigeni di estremismo, di fare il gioco della destra, (ha menzionato somiglianze tra Ecuador e Honduras) e ha detto che i dirigenti indigeni non hanno rappresentatività. Tuttavia, e a dispetto della scarsa forza della rivolta, si è visto costretto a sedersi in un tavolo di dialogo con 130 rappresentanti dei movimenti. I sei accordi raggiunti che includono continuare a discutere la legge sull'acqua, hanno portato la Conaie a sospendere le misure di lotta, benché una parte delle basi fossero disposte a mantenere la protesta.

La cordigliera andina e l'Amazzonia sono scenari di acuto conflitto tra comunità e multinazionali. In Perù e Colombia la repressione ed i massacri sono la forma che assume la guerra per imporre il modello estrattivo. In Cile si applica la legge antiterrorista ai mapuche che resistono alla versione locale del modello, l'insieme forestazione-cellulosa. In Ecuador, la repressione non è nuova sotto il governo di Correa -è stata applicata in modo massivo a Dayuma nel novembre 2007 e legata allo sfruttamento petrolifero-, ma è stata più un eccezione che una regola, cosa che segna chiare differenze con la politica di Álvaro Uribe e Alan García.

Ciò nonostante, il chiamato socialismo del secolo XXI non può permettersi la repressione agli stessi settori che hanno formato una relazione fra forze dalle quali è sorta una Costituzione come quella promulgata nel 2008. Non si tratta che il regime di Correa abbia vocazione repressiva, oltre i germogli autoritari del presidente.

La questione è il modello di sviluppo: fino ad ora è stato il petrolio; d'ora in poi il settore minerario. Sia quello che sia il socialismo di Correa, la repressione è l'altra faccia del disegno estrattivo.

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Marcia del CONAIE al palazzo del governo


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