Elezioni israeliane: primi commenti e possibili scenari a poche ore dal voto

Testa a testa tra Likud e Blu e Bianco. L'ultranazionalista Lieberman propone un governo di unità nazionale. Buon risultato della lista araba unita.

18 / 9 / 2019

Abbiamo trascritto una corrispondenza audio fatta da Michele Giorgio per Nena-News Agency con i primi commenti e i possibili scenari politici, a poche ore dalle elezioni parlamentari israeliane. Un voto che vede una chiara non-vittoria di Benjamin Netanyahu, sebbene sia troppo presto per decretare la sua fine politica.

«Per noi la differenza tra l’ex generale Gantz ed il premier Netanyahu è come quella tra la Pepsi e la Coca-cola». Così Mohammed Shtayyeh, primo ministro del governo dell’Anp ha commentato l’esito delle elezioni parlamentari israeliane, tenutesi martedì 17 settembre.

Dietro le quinte, però, il presidente Abu Mazen e il suo entourage si auguravano la vittoria dell’alleanza centrista Blu e Bianco, così da mettere fine all’era di Benjamin Netanyahu. Gantz, l’ex capo di Stato maggiore israeliano, ha condotto due offensive militari devastanti contro Gaza, con migliaia di morti, e non ha mai sostenuto l’indipendenza palestinese. Ma l’Anp, senza dirlo in pubblico, lo preferisce a Netanyahu  che di recente ha suggellato un’alleanza di ferro con Donald Trump proprio contro i palestinesi. Con Gantz, pensano a Ramallah, è possibile invece imbastire un dialogo.

Giuste o sbagliate che siano le aspettative di Abu Mazen e dei suoi collaboratori, l’uscita di scena di Netanyahu è solo un’ipotesi. Certo, il primo Ministro non ha ottenuto quella chiara maggioranza di destra che aveva chiesto agli israeliani, ma le elezioni le ha perdute solo in parte. Nella notte, lo spoglio delle schede elettorali ha permesso al Likud, il suo partito, di ribaltare – seppur per poche migliaia di voti – gli exit poll che in un primo momento, a urne chiuse, avevano assegnato la vittoria a Blu e Bianco.

Lo spoglio va avanti, ma la stazione televisiva Canale 12, citando fonti della Commissione Elettorale, sostiene che, al termine della mattinata di oggi (mercoledì 18 settembre ndr), si fosse già conteggiato oltre il 90% delle schede. I numeri confermano ancora il testa a testa tra Likud e Blu e Bianco: le formazioni avrebbero 32 seggi a testa sui 120 della Knesset, con il primo leggermente avanti.

I dati confermano inoltre l’ottimo risultato del partito Israel Beitenu dell’ex Ministro della Difesa e ultranazionalista Avigdor Lieberman, acceso rivale di Netanyahu che sarà l’ago della bilancia per qualsiasi ipotesi di coalizione. Israel Beitenu al momento ha 9 seggi, 56 ne ha lo schieramento di destra, il centro sinistra ne ha 55.

Lieberman questa mattina, festeggiando davanti a una folla di sostenitori nell’insediamento coloniale di Nokdim, dove abita, ha ribadito di volere un governo di unità nazionale, con Likud e Blu e Bianco insieme, e ha chiesto profonde riforme per liberare Israele dal peso dei partiti religiosi, suoi storici avversari. Quella dell’unità nazionale sembra l’unica possibilità di superare lo stallo politico, non risolto da due consultazioni elettorali, il 9 aprile e ieri.

Al momento resta una possibilità lontana: Gantz vuole che il Likud si liberi di Netanyahu per intavolare una trattativa. Ma, alla fine, l’ex generale potrebbe scegliere proprio il Likud ed escludere dal governo la lista araba unita, che ha ottenuto un ottimo risultato, almeno 12 seggi. I partiti arabo-israeliani vengono tenuti ai margini della politica israeliana perché non sionisti. A dare indirettamente una mano alla formazione di un governo di unità nazionale forse ci penserà il procuratore generale Avichai Mandelblit, che presto potrebbe mandare sotto processo Netanyahu per corruzione. In quel caso la carriera politica del premier più longevo di Israele avrebbe automaticamente fine.

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