Facebook, Twitter, Erdogan va alla guerra

Erdogan stretto all'angolo si scatena contro i social nework, dietro l'angolo ci sta la continuità del potere.

di Bz
28 / 3 / 2014

Erdogan mostra tutta l’arroganza del potere sfidando l’ordinanza della Corte di riattivazione dei server di Twitter, bloccando l’accessibilità a Facebook, ma con ciò dimostrando anche la fragilità e la paura di perdere il consenso di cui fino ad oggi ha goduto e gli ha garantito di procedere sulla via di un  autoritarismo sempre più deciso dalle vicende di Gezi Park in poi. I suoi nemici giurati sono i giovani, studenti, lavoratori, impiegati, insegnanti, professionisti, la generazione cresciuta con i social network, che non accettano l’informazione di regime, che diffondono una comunicazione deviante e virale che attecchisce nelle caffetterie e nei bazar.

Domenica si terranno le elezioni amministrative che saranno un banco di prova della tenuta del suo governo, un passaggio cruciale anche nella resa dei conti che si sta giocando tra componenti, laiche e islamiche, trasversali ai partiti di governo come di opposizione. In questo situazione di lotta all’ultimo voto, dove pesano scandali finanziari e a sfondo sessuale che da mesi rincorrono la cerchia dei potenti che circondano Erdogan, i militari, che sono stati per oltre 40 anni la vera spina dorsale del comando sulla società turca, si stanno muovendo ventilando un intervento preventivo in Siria: l’abbattimento di caccia siriano pochi giorni fa ne è stato un sintomo.

Dopo Twitter venerdi scorso, in Turchia ieri pomeriggio e' stato bloccato anche l'accesso a Youtube, riferisce Hurriyet online. La misura interviene dopo che sulla rete sociale e' uscita la registrazione di una conversazione fra dirigenti turchi su un possibile intervento in Siria.

La decisione di bloccare Youtube, riferisce Hurriyet, e' stata comunicata agli operatori di Gsm turchi e ai server di internet dalla autorita' governativa delle telecomunicazioni Tib. Il blocco di Youtube interviene una settimana dopo quello di Twitter, che ha suscitato una pioggia di condanne nel mondo, e a tre giorni dalle cruciali elezioni amministrative del 30 marzo. Subito una corte amministrativa di Ankara ha ordinato una sospensione del blocco di Twitter. Ma la decisione non e' stata per ora applicata dalle autorita' di Ankara, che hanno 30 giorni per farlo. Da gennaio su Twitter e Youtube escono quasi ogni giorno video o registrazioni compromettenti per Erdogan e per altre personalita' del regime. Un cassetta audio uscita ieri accusa il premier di avere orchestrato nel 2010 la diffusione di una video a luci rosse contro l'allora capo dell'opposizione Deniz Baykal, cosi costretto alle dimissioni. L'attuale leader dell'opposizione, Kemal Kilicdaroglu, ha denunciato un "Watergate turco". Nelle ultime ore e' uscita sempre su Youtube una registrazione di una riunione fra il ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu, il capo dei servizi segreti del Mit Hakan Fidan e il vicecapo delle forze armate generale Yasar Guler nel quale discutono di un possibile intervento militare in Siria. L'opposizione accusa Erdogan di essere tentato da una 'avventura' militare in Siria prima del voto di domenica per distrarre gli elettori dagli scandali di corruzione.

Sul contestatissimo blocco di Twitter in Turchia deciso venerdì scorso dal premier, Erdogan, dopo le critiche piovute da tutto il mondo, si è abbattuta anche la bacchettata della Corte amministrativa di Ankara, che ha ordinato la sospensione del provvedimento, definito "contrario ai principi dello stato di diritto".

Il nuovo colpo di scena interviene alla vigilia dalle cruciali elezioni amministrative di domenica, nelle quali potrebbe giocarsi il futuro politico del "sultano" di Ankara, invischiato negli scandali di corruzione e sempre più contestato. Su internet - ma questa volta su Youtube, nonostante il blocco di Twitter, peraltro ampiamente aggirato dagli utenti turchi - sono uscite nuove "rivelazioni" compromettenti per il premier. Dai nastri messi in rete da un gruppo di hacker si sinistra e "rubati" dal computer di un consigliere del premier, Erdogan avrebbe organizzato nel 2010 la diffusione di una video a luci rosse dell'allora leader dell' opposizione, Deniz Baykal. Lo scandalo aveva costretto il leader socialdemocratico alle dimissioni.

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