Francia - Radio France. Sciopero di pubblico interesse

Radio France "resiste" , da tre settimane i lavoratori lottano contro la gestione della storica Maison de la Radio per la difesa di un bene pubblico sottoposto ad un drastico ridimensionamento di finanziamenti.

9 / 4 / 2015

 Lo sciopero è stato indetto  dai sindacati (CGT, CFDT, FO, SUD, UNSA) a partire dal 19 marzo con un sistema di turn-over che permette alla mobilitazione di durare nel tempo. È il più lungo della storia della radio pubblica. Il 7 aprile, la contrattazione tra sindacati e direzione di Radio France si è conclusa ancora una volta con la decisione di continuare lo sciopero a tempo indeterminato. I lavoratori chiedono una "mediazione" al Ministro della Cultura e della Comunicazione ma escludono trattative con il direttore, Mathieu Gallet, accusato di aver sperperato e utilizzato arbitrariamente i fondi assegnati al funzionamento della radio. 

Il 30 marzo la direzione della radio aveva presentato un protocollo di accordo che è stato rifiutato dai sindacati. I lavoratori  chiedono un vero progetto mentre il direttore rifiuta di spiegare e giustificare una gestione catastrofica secondo il rapporto della Corte dei Conti, e si limita a proporre un progetto fatto di palinsesti senza discutere dei loro contenuti, la svendita del patrimonio per coprire il debito, parla di brand, non di cultura, di finanza e non di risorse umane e professionali. 

Il buco finanziario dipende anche dalle gestioni precedenti, dal parziale versamento da parte dello Stato del contributo fiscale al settore audiovisivo, dal forte aumento delle tasse immobiliari e dal raddoppio del costo necessario a terminare il cantiere di ristrutturazione della Maison de la Radio entro il 2018, oltre alle spese di funzionamento che sforano progressivamente. 

"Radio France non deve fare profitti ma amministrare in modo trasparente ed utile i finanziamenti pubblici di cui la presidenza è unica responsabile", dicono i lavoratori. Il presidente dell'impresa pubblica passa invece disinvolto da una platea televisiva all'altra sminuendo e stigmatizzando la lotta, scaricando il problema sulla struttura stessa della radio. Intenzionato a fare 50 milioni di economia (su un budget annuo di 664 milioni) intende restare al suo posto e tutelare la radio con delega governativa. Per tirare la cinghia vuole ridurre il costo salariale che rappresenta la metà delle spese dell'impresa ed è considerato il primo punto su cui recuperare fondi. Oltre alla soppressione di posti di lavoro, al personale della radio viene proposto di "ampliare" le competenze e di incrementare la "polivalenza", cioè lavorare di più in condizioni peggiori per produrre una programmazione meno costosa. La direzione pretende dai collaboratori un cambiamento di "stato d'animo" per promuovere "la cultura del risultato", ma la risposta a questa ricetta salata e amara era già arrivata l'11 febbraio con un partecipatissimo sciopero. 

I lavoratori di radio France garantiscono un'eccellente programmazione di documentari, reportage, fiction, realizzano programmi che non si ascoltano su altre radio. Le due orchestre della radio, l' Orchestre National de France e la Philarmonique, accusate di costare troppo e di essere parte in causa nel buco finanziario, sono formazioni che presentano concerti accessibili ad ogni tipo di pubblico: "uccidere un'orchestra è come bruciare dei libri", dicono e protestano contro la cancellazione dei due concerti previsti per il fine settimana pasquale, impedendo così ai musicisti di esercitare il diritto di sciopero. I giornalisti esigono mezzi da investire in reportages "per non finire a fare interviste al telefono" e non vogliono che le piccole radio locali, più vicine ai loro ascoltatori, si trasformino in 'cartello' radiofonico o che i fondi vengano utilizzati per presentare vedettes pagate profumatamente grazie al taglio sui salari e sui compensi dei lavoratori precari con il rischio di compromettere la creazione. Creazione garantita da uno spazio di libertà e di pensiero che l'attuale direttore, M. Gallet, non può più rappresentare dopo aver dilapidato i fondi pubblici per uffici della presidenza rinnovati, costosissimi consiglieri personali e persino progetti di vendita immobiliare della radio invece investire in Radio France.

Di conseguenza, i lavoratori hanno votato una mozione di sfiducia nei confronti del presidente e chiedono di mediare con una figura esemplare, capace di ascoltare e capire che Radio France rappresenta una grande risorsa come servizio pubblico. 

Evocano la straordinaria ricchezza culturale della Maison de la Radio, rivendicano una soluzione che li veda attori di una trasformazione perché hanno le competenze necessarie per decidere come uscire dalla crisi della radio. Reclamano una gestione onesta ed efficace che permetta a tutti i lavoratori di "fabbricare come artigiani ogni secondo che va in onda nel rispetto della qualità del suono, delle parole, della musica e dell'informazione, per tutti".

Lo sciopero proseguirà fino al 9 aprile, giornata di mobilitazione generale contro la Legge Macron sulla crescita economica e sul lavoro.

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