Germania - È nazista la strage di Hanau

20 / 2 / 2020

È nazista la matrice dell’attentato che la scorsa notte ha sconvolto Hanau, cittadina dell’Assia situata a 20 chilometri a est di Francoforte. L’autore delle due sparatorie che hanno ucciso 11 persone è Tobias Rathjen, estremista di destra il cui corpo senza vita è stato ritrovato nella sua abitazione accanto a quello della madre. Altre 6 persone sono rimaste ferite, alcune in modo molto grave.

Gli inquirenti stanno ancora ricostruendo le dinamiche e la sequenza precisa delle stragi, che in parte è stata svelata dal Bild, una delle principali testate tedesche. Ad essere presi di mira da Tobias sono stati due shisha bar, il primo in pieno centro città, il Midnight, il secondo nel quartiere residenziale di Kesselstadt, l'Arena Bar & Café. Ci sono testimonianze di una terza sparatoria, nella zona periferica di Lamboy, che ancora non sono state confermate. L’attentatore per spostarsi ha utilizzato un auto scura, dalla quale ha esploso i colpi con estrema freddezza e precisioni. Sempre secondo il Bild, Tobias Rathjen era in possesso di un regolare porto d’armi.

Dalle prime ricostruzioni, sembra emergere che gli attentati siano stati preparati con cura. La scelta di colpire all’interno degli shisha bar non è certamente casuale, visto che sono i locali maggiormente frequentati da migranti di origine mediorientale e nordafricana. Tra le persone uccise ci sarebbero infatti diversi curdi, comunità molto radicata ad Hanau e in tutto l’hinterland di Francoforte.

Tra gli aspetti più inquietanti della vicenda c’è il ritrovamento di una lettera nell’abitazione di Tobias e di un video – immediatamente oscurato - su un profilo YouTube, in cui egli sostiene la necessità di «vernichten» (letteralmente annientamento) di tutti le etnie non tedesche presenti in Germania, visto che «non si possono espellere». Un messaggio che, oltre a rivendicare esplicitamente l’attentato, sembra rivolto alle altre realtà neonaziste e razziste che operano in Germania, esortandole all’azione.

Il profilo "umano" e politico di Tobias Rathjen non è dissimile da quello di Luca Traini, l’attentatore di Macerata, di Brenton Harrison Tarrant, l’autore della strage nella moschea di Christchurch, in Nuova Zelanda, o del norvegese Anders Breivik, andando un po’ indietro nel tempo. Rimanendo in Germania, vengono immediatamente alla mente l’attentato di Halle dello scorso 9 ottobre, quando un uomo ha tentato di fare irruzione in una sinagoga e ha successivamente ucciso due passanti con un fucile, o l’omicidio di Walter Lübcke, presidente cristiano-democratico del distretto governativo di Kassel, avvenuto ad opera di un estremista di destra che lo accusava di aver aperto alcuni centri d’accoglienza per rifugiati siriani nel 2015. Tutti casi frettolosamente trattati come “isolati”, ma nei quali emerge una comune matrice xenofoba, se non direttamente nazista, che certamente trova sponda nella retorica ultranazionalista di varie forze politiche, in crescita in molti Paesi europei e in generale del “mondo bianco”. Xenofobia e razzismo che si stanno affermando com maggiore velocità anche grazie all’uso sempre più frequente, e talvolta strategico, del terrorismo.

Non va sottovalutato anche il cambio di passo, in particolare sul piano militare, dei gruppi neonazisti tedeschi. È di una settimana fa la notizia dell’arresto di 12 persone in sei diversi Länder federali, sospettate di far parte di un’organizzazione terroristica di estrema destra, che progettava attacchi e attentati a moschee, centri di accoglienza per profughi e scuole di quartieri a maggioranza musulmana. È forte il sospetto di una riorganizzazione del gruppo terroristico NSU (Nationalsozialistischer Untergrund) - gruppo attivo in Germania tra il 1997 e il 2011, colpevole di 10 omicidi, 3 attacchi bomba e 15 rapine in banche, uffici postali o supermercati – i cui leader sono attualmente sotto processo.

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