Honduras - A dieci anni dal colpo di Stato il regime di Hernández traballa

Intervista a David Vivar, Universidad Nacional Autonoma de Honduras

23 / 12 / 2019

Sono passati dieci anni dal colpo di stato che l’esercito dell’Honduras ha messo in atto nel paese contro l’ex presidente in carica Manuel Zelaya, istaurando un regime repressivo di stampo neoliberista. L’Honduras è uno dei primi paesi in cui i colonizzatori europei misero piede alla fine del XV secolo; nel libro “Terrorismo Occidentale” (Ponte alle Grazie, 2015,238 p.) Noam Chomsky spiega come gli Stati Uniti nell’ultimo decennio abbiano partecipato a due colpi di stato andati a buon fine: quello ad Haiti nel 2004, e il secondo appunto, in Honduras, avvenuto sotto l’amministrazione Obama.

In questi dieci anni le cronache ci hanno riportato alcune notizie di rilievo internazionale su quello che Chomsky definisce nel suo libro, “un paese alla deriva”: l’uccisione da parte del governo dell’attivista ambientale Berta Caceres (vicenda trattata in una precedente intervista che potete leggere qui), le elezioni presidenziali del 2013 e del 2017 vinte dall’opposizione di sinistra, ma misconosciute per mezzo di frode elettorale dal partito di destra che, con l’avvallo delle potenze occidentali, ha continuato a governare; la carovana di migliaia di migranti partita dal paese nell’autunno del 2018 in seguito a una crisi sociale ed economica, diretta verso gli Stati Uniti.

Nonostante questo, si sono sviluppate importanti proteste popolari nel paese contro il presidente Juan Orlando Hernández e la sua frode elettorale e, in particolare quest’anno, contro le sue politiche di privatizzazioni che costituiscono un attacco ai diritti sociali.

Di seguito alcune domande rivolte a David Vivar, Coordinatore Accademico della Facoltà Latinoamericana di Scienze sociali della Universidad Nacional Autonoma de Honduras.

In questi ultimi dieci anni, qual è stato il peso della politica neoliberale sulla società dell’Honduras? Quali manovre politiche ed economiche sono state fatte contro il popolo honduregno?

In Honduras parliamo della continuità di un processo ininterrotto di consolidamento del colpo di stato. Il decennio di consolidamento della dittatura ha prodotto circa 2 milioni di nuovi poveri nel paese, il deterioramento delle istituzioni e dello stato di diritto.

Il partito nazionale, coautore del colpo di stato, ha preso il potere, e vi è rimasto ben saldo, con due frodi elettorali consecutive (2013 e 2017). E ha fatto questo perfino infrangendo l'articolo della Costituzione che proibisce la rielezione presidenziale. Dieci anni dopo, ciò che abbiamo è la personificazione del colpo di stato in un individuo (Juan Orlando Hernández -JOH-) che ha fortemente concentrato il potere su di sé, ha militarizzato il paese e ha dato una risposta militare a qualsiasi tipo di protesta sociale.

Dopo aver assunto la presidenza nel 2014 tra le accuse di frode elettorale, tra cui corruzione e acquisto di voti, alcune delle prime prove che hanno sollevato domande sul sospetto comportamento criminale del presidente Hernández sono arrivate mentre l'ufficio del procuratore generale ha indagato su un massiccio scandalo di corruzione all'interno dell'Istituto di sicurezza sociale del paese (Instituto Hondureño de Seguridad Social - IHSS). Le autorità hanno accusato l'ex direttore IHSS Mario Zelaya Rojas di appropriazione indebita di ben 330 milioni di dollari dall'istituzione, denaro usato come contribuito a finanziare la campagna presidenziale di Hernández nel 2013, uno dei peggiori scandali nella storia del paese.

Sono così scoppiate alcune proteste anti-corruzione subito dopo l’uscita di queste notizie. Migliaia di persone hanno marciato per chiedere le dimissioni di Hernández e la creazione di una commissione internazionale per combattere la corruzione. Nell'ottobre 2016, gli Stati Uniti hanno accusato diversi presunti trafficanti di droga - tra cui funzionari militari - di avere collegamenti con il “cartello atlantico”, una rete che opera dalla regione della Moskitia nel nord-est dell'Honduras. Alcuni giorni dopo, si è scoperto che il fratello del presidente, l'ex membro del Congresso Juan Antonio "Tony" Hernández, è stato negli Stati Uniti in seguito alla rivelazione perché ritenuto una "persona di interesse" di alto profilo nelle indagini sul narcotraffico.

Il presidente Hernández ha fatto credere agli alleati di Washington che stava affrontando alcuni dei problemi più urgenti in Honduras, tra cui proprio corruzione, insicurezza e criminalità organizzata. Poi, le crescenti accuse penali contro di lui e suo fratello, hanno fatto cadere la maschera, mettendo in discussione quanto Hernández potesse essere per gli USA realmente un "partner strategico" nella lotta contro la criminalità organizzata.

Il processo contro il fratello del presidente ha portato in primo piano il nesso tra criminalità organizzata e potere politico, minando il presunto ruolo del paese come alleato nella lotta contro la corruzione e potenti gruppi di trafficanti di droga.

Nel corso del processo, che si è concluso con la condanna di Juan Antonio "Tony" Hernández con l'accusa di droga e armi, restavano pochi dubbi sul fatto che i suoi legami con il potere politico e con i membri “sporchi” delle forze di sicurezza del paese avessero contribuito a facilitare la sua rete.

Questo verdetto ha rivelato quanto potere politico vi fosse dietro alla crescita del traffico di droga in Honduras. È stato un quid pro quo a beneficio di tutti i soggetti coinvolti. Le droghe viaggiava liberamente e senza ostacoli attraverso l'Honduras per gli Stati Uniti, e gruppi criminali hanno incanalato milioni di dollari provenienti dal narcotraffico verso le campagne del Partito Nazionale dell'Honduras nelle elezioni presidenziali nel 2009, 2013 e 2017.

Il supporto di Washington, dell'esercito e dall'élite economica sono fondamentali per la salvaguardia del presidente. Gli Stati Uniti preferiscono restare con lui piuttosto che avere una situazione di caos, fuori dal loro controllo. Nel frattempo, sulle montagne dell'Honduras, il crimine organizzato continua a trasformarsi, mentre le dubbie riforme congressuali rendono più difficile perseguire i funzionari accusati di corruzione.

Più di un anno fa è partita la carovana di migranti dall’Honduras. Quanto quella carovana rispecchiava la situazione sociale e politica del paese?

Per anni, il governo degli Stati Uniti ha espresso inequivocabilmente il proprio sostegno all'Honduras come partner efficace nella lotta regionale contro la criminalità organizzata. Tuttavia, la condanna di Tony Hernández non ha solo fornito un'ulteriore conferma del legame narco-politico nel paese, ma è stata anche un'accusa al ruolo degli Stati Uniti nel legittimare i poteri politici che hanno facilitato tale attività criminale.

Nel 2016 e nel 2017 il governo degli Stati Uniti ha fornito più di 200 milioni di dollari in aiuti per le misure antidroga, così come per la sicurezza delle frontiere, equipaggiamenti e formazione per la polizia e i militari. Ma in questa forsennata ricerca di “sicurezza”, il benessere economico promesso non arriva, anzi le rimesse rappresentano oltre il 18% del PIL del paese.

Tra il 2010 e il 2016 sono stati uccisi circa 21 mila giovani, in gran parte studenti. Il colpo di stato e la dittatura hanno reso l'Honduras uno dei paesi più violenti e pericolosi del mondo. Tra il 2009 e il 2017 sono stati uccisi 70 giornalisti (di questi casi oltre il 90% è impunito). Nel 2008 si contavano 56,6 omicidi intenzionali per 100.000 abitanti, ma nel 2011 la cifra era già arrivata a 86,47. Secondo i dati del sistema statistico di polizia online dell'Honduras (SEPOL), l'anno scorso il tasso si era ridotto a 41,41. Questa cifra, tuttavia, continua a garantire all'Honduras un posto nell'elenco dei paesi più violenti del mondo.

L'Honduras è inoltre il paese con più diseguaglianze sociali in America Latina e, secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), la disoccupazione attuale è superiore al 7%, una cifra che storicamente non ha superato il 4%. La sottoccupazione, nel frattempo, è di circa il 42% (il che rende il salario minimo di sussistenza una realtà per pochi) e la povertà colpisce più della metà della popolazione (65%).

Perciò in Honduras ormai non possiamo soltanto parlare di migranti economici, è una migrazione generalmente di sopravvivenza. I nostri migranti marciano verso una terra promessa, di abbondanza mitologica dove c’è lavoro e sicurezza per tutti. Fra bandiere honduregne, Juan Orlando Hernandéz è il soggetto ricorrente nelle conversazioni e interviste dei giornalisti che accompagnano i “camminantes”, JOH viene ripetutamente insultato, mentre famiglie e anziani raccontano del narcostato honduregno, dei massacri e delle sistematiche violenze del paese. Se può essere vero che c'è stata una riduzione degli omicidi, ci sono stati altri crimini che sono aumentati, come minacce, estorsioni e reclutamento forzato legato alla criminalità organizzata, che rimane una causa per cui le persone emigrano.

Ad oggi è un dato di fatto che le carovane sono diminuite in seguito alle misure del presidente Trump (come la costruzione del muro e le restrizioni all'immigrazione) e alle nuove regole di applicazione dell'asilo attuate alla frontiera, nonché al risultato degli accordi firmati con i paesi del Triangolo nord (Guatemala, El Salvador, Honduras). Ma una conseguenza diretta di questo è rendere l'attività più redditizia per le strutture criminali che operano sulla rotta migratoria e fa sì che i migranti utilizzino strade più rischiose a causa della militarizzazione del confine tra Guatemala e Messico.

L’omicidio dell’attivista ambientalista Berta Caceres è assimilabile a quelli di Marielle Franco in Brasile o Santiago Maldonado in Argentina. Omicidi che sono sintomo di come le forze dell’oligarchia neoliberista in Sudamerica e centro – America, sostenute dagli Stati Uniti, sono disposte a frenare con ogni mezzo una sollevazione contro i loro diktat.  Quali sono oggi i livelli di repressione nel paese?

Negli anni successivi al colpo di stato, le organizzazioni per i diritti umani hanno denunciato un aumento degli omicidi di attivisti e giornalisti. E questi tipi di decessi continuano a verificarsi con frequenza preoccupante. Da parte sua, nell'agosto 2016, la Commissione interamericana per i diritti umani ha descritto l'Honduras come "uno dei paesi più ostili e pericolosi per i difensori dei diritti umani" in tutto il continente. Quello fu anche l'anno dell'omicidio dell'attivista ambientale Berta Cáceres.

E tre anni dopo la famiglia del leader Lenca continua a chiedere giustizia, perché ritiene che le autorità giudiziarie honduregne non abbiano voluto cercare i veri mandanti del suo omicidio.

D'altro canto, vengono anche messi in discussione i numerosi progetti infrastrutturali che costituiscono l'altra grande pretesa dell'amministrazione Hernández. Dieci anni fa, prima che si formasse la Commissione per il partenariato pubblico-privato, Coalianza, creato un anno dopo il colpo di stato, le strade del paese appartenevano allo Stato. Dieci anni dopo la Coalianza ha firmato contratti e privatizzato le strade. Lo stesso è accaduto con porti, aeroporti e risorse naturali preziose che sono state privatizzate attraverso contratti con la Coalianza.

Le proteste di questo giugno 2019, infatti, sono state generate da due decreti - già revocati - interpretati come un tentativo di privatizzare anche la salute e l'istruzione.

L'espressione più ambiziosa di questo tipo di alleanze commerciali, tuttavia, sono le cosiddette Zone di sviluppo economico speciale, ZEDES, promosse da Hernández. Queste controverse "città private" - aree del territorio nazionale soggette a un "regime speciale" in cui gli investitori sarebbero incaricati della politica fiscale, della sicurezza e della risoluzione dei conflitti, tra gli altri poteri - non sono riuscite a decollare.

In questo senso le tendenze autocratiche del regime di Juan Orlando Hernández che hanno ipotizzato modello di città, potrebbero finire in farsa, perché non riesco a immaginare un investitore che avrebbe investito in queste circostanze, con un pesante controllo dell'aristocrazia clientelare. La mia previsione è che questo modello crollerà da solo. Ma legalmente la struttura esiste ancora.

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