Il cielo rosso su Gaza

Mentre si svolgono le attività dell’Open Day di Gaza is Alvive, inizia un massiccio bombardamento su Gaza

1 / 8 / 2019

Mentre si svolgono le attività dell’Open Day, inizia un massiccio bombardamento su Gaza. L'operazione militare mirata a Deyr Al Balah, proprio il luogo nel quale si tengono i workshop. Il racconto della terza giornata della carovana.

Non c'è niente di più coinvolgente dell'energia di un bambino che sorride.

L'open day, che per noi ha rappresentato il fatidico giorno della messa in pratica del nostro progetto, ci ha regalato la soddisfazione di ammettere che non ci sono difficoltà che la condivisione di un momento sereno assieme non possa superare.

Le nottate passate insonni a programmare i laboratori nel dettaglio hanno dato i loro frutti: la vita qui a Gaza riserva ogni giorno un sacco di sorprese ed inconvenienti, ma se c'è una cosa che non ci manca è la capacità di reinventarsi e riadattarsi in ogni occasione! Forse stiamo iniziando apprendere il "somod"!

Il posto ci ha fin da subito fatto sentire aria di casa questa mattina. Facciamo appena in tempo a finire di sistemare gli ultimi preparativi, e improvvisamente una grande emozione: l'arrivo dei bambini, con i loro sguardi curiosi e pieni di vitalità, ci riempie di gioia.

Il concetto stesso di "open" ben esprime questa giornata: l'abbiamo interpretata nel modo più aperto possibile e senza dubbio è stata una scommessa vinta!

Dopo esserci presentati ai 20 ragazzi della CB Crew che hanno partecipato ai workshop abbiamo provato a riassumere, con l'arma più forte dell'Hip Hop, quella del fare, le attività che realizzeremo.

Si comincia con B-boy Khalifa: a lui l'arduo compito di aprire letteralmente le danze. Ma ha subito vita facile: i b-boy dei Camps Breakerz conoscono bene quella grammatica, è il loro pane quotidiano.

La straordinaria tecnica del ballerino seduce subito tutti i ragazzi, dai più giovani (di soli 4 anni) ai più skillati. Corpi che ballano liberi come raramente succede in questa terra. All'unisono diventano ipnosi collettiva.

Gaza is Alive

E' fatta, abbiamo rotto il ghiaccio. Abbiamo conquistato la fiducia dei ragazzi e delle psicologhe, adesso la parte più difficile sarà mantenere alta l'attenzione e il livello. Per questo ci affidiamo a una certezza: il rap di Oyoshe. Solo 28 anni ma, nonostante la giovanissima età, potremmo considerarlo un veterano della scena partenopea.

Proprio il perfetto mix tra la sua straripante napoletanità e le capacità tecniche lo hanno immediatamente reso l'idolo dei ragazzi, compresi quelli che non avevano mai rappato in vita loro. Nel frattempo, la più anziana delle psicologhe ascolta e prende appunti. Ci chiediamo se possa essere contrariata da tanta esuberanza, invece non appena Oyoshe termina la sua strofa lei si alza, apre il quaderno e sfodera una barra in rima, in arabo, perfettamente a tempo! E' ufficiale: abbiamo conquistato tutti!

Con una naturalezza incredibile il gruppo si è immerso in una prima sessione di registrazione, con il fondamentale aiuto di Ayman, necessaria ad acquisire alcune le nozioni tecniche fondamentali. Il risultato è un rap dalle sonorità arabesche che sa sapientemente miscelare elementi locali con il dialetto di Napoli. Certo, siamo solo alla prima lezione e molte cose sono da sistemare ma siamo talmente fieri del risultato che non vediamo l'ora di condividerlo con voi. La strada è lunga e tortuosa ma è una strada vera, la stessa che ha dato vita a quel suono che oggi riesce a far sputare fuori parole che appartengono a tutti.

Gaza is Alive

Dopo queste scariche di adrenalina è il momento di affidare a Smake ed Albee il compito più difficile: concludere la giornata con l'ultima disciplina. Quella forse più riflessiva, in cui i bambini sono chiamati a reinventare una cosa che può apparire naturale come la scrittura in una chiave totalmente nuova. Anche in questo caso la lezione che tutti abbiamo imparato ha capovolto completamente i punti di vista: le lettere arabe, il loro flow inverso rispetto ai canoni a cui siamo abituati, sono diventate segni grafici da cui far ripartire un nuovo modo di comunicare. Presto diventeranno graffiti, innesti di colore che ci ricorderanno che Gaza è viva. Un segno (quasi) indelebile da cui ripartire. Arduo per noi il compito di dover spiegare in inglese come devono colorare dal momento in cui, traducendo, ci accorgiamo che, per un inaspettato gioco di parole gli chiediamo "color inside the border": quest'ultima parola ha lo stesso significato di confine.

Finiti i workshop ci rilassiamo al mare con degli amici palestinesi dalle parti di Khan Younis. Sembra una normale serata in una spiaggia qualsiasi; le famiglie passeggiano sul bagnasciuga e qualcuno fa il bagno. Ci emozioniamo guardando il sole tramontare direttamente dentro l'acqua mentre giochiamo a calcio insieme ai bambini. Quando il cielo inizia a diventare scuro ci rendiamo immediatamente conto di non essere in una spiaggia di un luogo qualsiasi del mondo: all'orizzonte vediamo comparire immediatamente una miriade di punti luminosi; sono le motovedette della marina militare israeliana schierate a fare da confine alla linea di mare, a 3 miglia nautiche dal luogo in cui ci troviamo. Chiacchieriamo con i nostri amici fumando narghilè, quando improvvisamente il silenzio viene interrotto da degli spari: provengono proprio da quelle navi all'orizzonte. Probabilmente sparano per intimidire i pescatori. Restiamo sconvolti da come la vita in spiaggia vada avanti lo stesso, quasi che i gazawi siano incuranti di quello che sta accadendo, tanto sono abituati.

Torniamo al nostro dormitorio mentre il silenzio della notte è rotto dal ronzio dei droni.

E' ora di andare a dormire. Stiamo rileggendo questo report prima di pubblicarlo, quando un lampo di luce rossa illumina improvvisamente il cielo sopra di noi. Quello che segue sono dei boati ed una serie ininterrotta, che a noi sembra interminabile, di spari di mitragliatrice. Non c'è dubbio: stanno bombardando proprio vicino a dove ci troviamo. Scopriamo dopo pochi minuti che, secondo fonti locali, è in corso un'operazione militare mirata a Deyr Al Balah, proprio il luogo nel quale teniamo i nostri workshop. Mentre scriviamo l'operazione continua da quasi un'ora. Una delle bombe è caduta sul tetto di una casa, causando danni materiali al suo interno. Nessun membro della famiglia è rimasto ferito.

Ci troviamo a circa 4 Km in linea d'aria dalla zona colpita, tuttavia siamo in un'area che le autorità ritengono al sicuro.

Vi terremo aggiornati sulla situazione.

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