Il governo di Piñera ha violato i diritti umani

Anche l’Alto Commissariato dell’ONU per i Diritti Umani denuncia le violenze in Cile

14 / 12 / 2019

I manifestanti cileni, fin dai primi giorni della rivolta avevano denunciato e documentato l’uso eccessivo della forza e la sistematica violazione dei diritti umani da parte dei carabineros e dell’esercito cileno. Ora anche un report [1] dell’Alto Commissariato dell’ONU per i Diritti Umani ha messo nero su bianco quello che tutti hanno potuto vedere coi propri occhi in questi due mesi: il governo di Piñera ha violato i diritti umani.

Dal 18 ottobre, giorno in cui è scoppiata la rivolta cilena contro il governo neoliberista di Piñera, hanno fatto il giro del mondo le immagini delle moltitudinarie manifestazioni che hanno coinvolto tutto il Cile ma anche della terribile repressione di carabineros ed esercito per frenare la rivolta. È stato soprattutto grazie al lavoro di denuncia di attivisti, media indipendenti e dell’Instituto Nacional de Derechos Humanos, che abbiamo potuto vedere l’operato pinochetista delle forze dell’ordine. I dati aggiornati al 12 dicembre da parte della INDH d’altra parte parlavano chiaro: 3461 persone ferite, di queste 357 hanno subito una ferita agli occhi, o la perdita stessa dell’occhio, a causa del lancio di lacrimogeni o di proiettili ad altezza d’uomo, 1986 sono state ferite con armi da fuoco. Secondo i dati ufficiali del ministero dell’interno invece sono 26 le persone che hanno perso la vita e oltre 28 mila quelle arrestate nel periodo, di cui oltre 1600 sono ancora private della libertà. Senza dimenticare infine le migliaia di denunce per arresti arbitrari, violenze nei centri di detenzione ed abusi sessuali subite dai manifestanti fermati.

A questi dati sconcertanti per un governo che si definisce “democratico”, ora si aggiunge anche il recente rapporto dell’Alto Commissariato dell’ONU per i Diritti Umani, che è stato in missione nel paese dal 30 ottobre al 22 novembre visitando sette regioni (Antofagasta, Araucanía, Biobío, Coquimbo, Maule, la Región Metropolitana y la de Valparaíso): «dalle informazioni raccolte dalla ACNUDH, ci sono ragioni fondate per sostenere che, a partire dal 18 ottobre, si è prodotto un elevato numero di gravi violazioni dei diritti umani. Queste violazioni - continua il rapporto - includono l’uso eccessivo o non necessario della forza, che hanno prodotto feriti, privazioni arbitrarie della vita, torture, maltrattamenti, violenze sessuali e detenzioni arbitrarie».

Impossibile riportare tutti gli abusi e le violenze di questi due, lo stesso rapporto dell’ONU cita come esempi solo alcune delle interviste fatte alle vittime. Fernando, 28 anni, ha raccontato: «l’esercito mi ha buttato per terra, ho sentito dei colpi con il calcio di un’arma sulla testa e sulla colonna vertebrale. Quando ci hanno fatto salire sul veicolo militare, hanno continuato a colpirci e a dirci “portiamoli in caserma e vediamo quanto durano con l’elettricità”. Li abbiamo supplicati di lasciarci andare. Ci hanno lasciato al buio e ho capito che eravamo nel retro di un cimitero. Ci hanno ordinato di mettere la faccia contro il muro. C’erano circa dodici soldati dietro di noi che hanno caricato le loro armi. Ci hanno fatto gridare “perdonami Chile”. In questo momento ho pensato che ci avrebbero sparato. Abbiamo pianto, ci siamo presi per mano e detti addio». Racconta Marina, studentessa 22 di Valparaíso: «Ho partecipato a una marcia pacifica il 4 novembre a Valparaíso. Eravamo seduti nella piazza quando sono arrivati i carabineros sparando gas lacrimogeni. Le persone hanno cominciato a correre, c’erano bambini, famiglie, turisti. C’erano circa venti carabineros in motocicletta che ci inseguivano. Stavano andando verso la moltitudine. Un ufficiale mi ha colpito passandomi di fianco con la motocicletta. Sono caduta per terra e mi ha colpito e calpestato di nuovo. Ho cercato di proteggermi ma non riuscivo perché la mia gamba era rotta. Avevo paura che mi uccidessero di botte. Sono riuscita a scappare zoppicando. Nell’ospedale Gustavo Fricke, dove mi hanno ricoverata, i medici si sono negati a emettere un certificato di lesioni».

Tutto questo, e molto di più, mentre in Parlamento si votavano leggi ancora più repressive, con il sostegno di tutto l’arco politico: qualche giorno fa è passata con larga maggioranza, con il sostegno del Frente Amplio e l’astensione del Partito Comunista, la legge definita “anti barricate”, con il quale il regime di Piñera ha inasprito le pene per i responsabili di interruzione di pubblico servizio (pene fino a un massimo di 5 anni), per quanti lanceranno oggetti contundenti o per chi provocherà danni a beni pubblici e per quanti bloccheranno la libera circolazione di veicoli e persone. Il giorno precedente all’uscita del rapporto dell’ONU, il Parlamento ha votato contro alla possibilità di accusare il presidente di essere il principale responsabile politico della violazione dei diritti umani che avviene dal 18 ottobre, di compromettere gravemente l’onore del paese e di aver violato la Costituzione. Anche in questo caso, la mozione non è riuscita a passare grazie all’appoggio di parte dell’opposizione del Frente Amplio, che di fatto ha deciso di appoggiare la destra che dice di combattere.

Per le strade intanto continua la protesta. Venerdì di nuovo migliaia di persone in piazza per il “concierto por la dignidad”, che ha riempito nuovamente Plaza de la Dignidad, dimostrando che il malcontento per questo governo corrotto e violento rimane alto e che la popolazione cilena non è disposta a cedere, tanto meno a fidarsi sia delle rappresentanze politiche, sia delle organizzazioni internazionali, come l’ONU, che nonostante abbiano confermato le ripetute violazioni dei diritti umani nel paese, non sono in grado di porre un freno alla violenza e chi le ordina.

[1]  https://www.ohchr.org/Documents/Countries/CL/Report_Chile_2019_SP.pdf

[2] https://resumen.cl/articulos/con-votos-de-la-oposicion-diputados-declararon-inadmisible-acusacion-constitucional-contra-pinera

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