Il tallone di ferro del generale Al Sisi

Elezioni farsa anche in Egitto, dove è in gioco la pacificazione coatta.

di Bz
20 / 5 / 2014

Anche in Egitto tra una settimana, il 26 e 27 maggio, si va al voto presidenziale, per ripristinare formalmente l’ordine parlamentare dopo la defenestrazione di Morsi, il presidente eletto ‘regolarmente’ dopo la fase delle primavere arabe, dopo le grandi manifestazioni di piazza Tahir, dopo gli scontri contrapposti, gli scioperi, le manifestazioni insurrezionali delle grandi aree metropolitane del Cairo, Alessandria, P.to Said.

In questi 3 anni e più passati, in Egitto, come in tutta la fascia sud del Mediterraneo, è successo di tutto, ora sembra che sotto il tallone di ferro della repressione del generale Al Sisi si rientri nella ‘normalità’, nella governabilità del paese: la pacificazione forzata è dietro l’angolo, finora è costata l’arresto di circa 10.000 militanti ritenuti appartenenti ai Fratelli Mussulmani, con il corollario di circa 500 condannati a morte ma presto si allargherà a quell’area laica – è dei giorni scorsi la condanna a pene tra i 5 e 15 anni di 56 studenti universitari - dei movimenti metropolitani che non accettano di tornare a casa, dopo oltre 3 anni, con un pugno di mosche.

Quella moltitudine che ha innervato la rivolta egiziana sul piano culturale, dei comportamenti, delle aspirazioni libertarie che è stato il cuore pulsante e pensante della assemblea permanente di piazza Tahir e delle piazze tematiche nei quartieri, nelle università, quella stessa moltitudine, che in forma contradditoria e non univoca, ha invocato e favorito l’allontanamento e l’arresto del presidente Morsi, colpevole della deriva islamista, e l’ascesa del generale Al Sisi quale garante della pseudo laicità dello Stato.

E Al Sisi ha svolto bene i suoi compiti di stabilizzatore e restauratore. Stabilizzatore giacchè, con l’uso di tutti i mezzi necessari, ha ricondotto la Fratellanza Mussulmana al silenzio politico, alla clandestinità organizzativa, ad essere un sottobosco di interessi contigui al potere per poter sussistere. Restauratore perché con lui la potente lobby militare è ritornata a tenere le briglie degli interessi politici, economici e finanziari, ribaltando le alleanze sul quadrante medio orientale che Morsi aveva avviato, con l’Iran, il Qatar, la Turchia, gli Hezbollah, la Siria che avevano impensierito non poco gli USA e Israele. Tanto da bloccare le forniture militari, gli aiuti economici, gli accordi bilaterali che avevano segnato gli ultimi 30 anni di rapporti tra l’Egitto e questi paesi: ora tutto si sta rinegoziando e riassestando, con grande disappunto della Russia che aveva avviato ponti d’oro per le forniture militari col deposto Morsi.

Certo non si può parlare di un ritorno alla status quo ante perché quello che è passato attraverso la società civile egiziana è stato un tornado culturale anche in senso antropologico che ha mutato i rapporti relazionali e politici in profondità: un esempio né è la recente legislazione a tutela della donna e contro le violenze sessuali che non ha molti precedenti nella legislazione dei paesi di tradizione islamica. Così come il radicamento sociale e militante della Fratellanza Mussulmana non possono essere cancellati con un colpo di spugna e qualche migliaio di arresti: ieri in una imboscata ad una colonna militare alla periferia del Cairo sono stati uccisi e feriti una dozzina di militari, in altre località, in specie, nel Sinai e nel delta del Nilo si susseguono scontri a fuoco e attentati.

Il generale Al Sisi ha per avversario Hamdeen Sabbahi , una figura di spicco nei movimenti di opposizione al successore di Nasser, Anwar al-Sadat. Attivista anche durante l'era di Mubarak - tra la presidenza di quest'ultimo e del suo predecessore Sabbahi è stato imprigionato 17 volte -, il socialista egiziano candidato alla poltrona più alta del Cairo ha successivamente partecipato e sostenuto con forza la primavera araba egiziana, il movimento di protesta che portò, nel 2011, alla caduta del rais. Le sue chances di vittori sono pressochè nulle, tanto che da più parti, in specie filo islamiste, è accusato di legittimare indirettamente la defenestrazione di Morsi e la scontata elezione di Al Sissi.

Quello che sta emergendo, vedi i risvolti in Siria, in Libano, dove si è dato il rientro degli Hezbollah in un governo di coalizione, nella stessa Turchia coln la passat conferma di Erdogan, è che, in tutto il bacino del Mediterraneo si sta tentando con tutti i mezzi, vedi il caso libico, comprese le elezioni, di ripristinare gli assetti del  potere materiale, economico-finanziario, destabilizzati dalla lunga primavera araba.

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