La crisi politica in Slovenia e l'enigma JanŠa

21 / 1 / 2013

Il premier Janez Janša e il sindaco di Lubiana Zoran Janković, malgrado le prove della loro mancata dichiarazione dei redditi e del patrimonio, documentate e rese pubbliche dalla commissione anti-corruzione, non si sono ancora dimessi e questa settimana scade l'ultimatum della Lista civica, il partito di coalizione di Gregor Virant, l'attuale presidente della Camera di stato. Se Janša non si dimetterà o non proporrà il voto di fiducia in parlamento entro mercoledì prossimo, Virant e i suoi se ne andranno dal governo, mettendo in difficoltà, ovvero indebolendo la coalizione, da cui potrebbero uscire anche i »pensionati democratici« di Karl Erjavec e i popolari di Radovan Žerjav. Ipotesi questa che per ora rimane in sospeso, visto che nessuno si entusiasma all'idea di elezioni anticipate a un anno solo dall'inizio dell'attuale legislatura. Si cercano piuttosto alternative all'interno delle attuali relazioni di forza, possibilmente senza l'ingombrante Janša in prima fila. Ma al di là dei giochi politici palesi e della rabbia popolare che continua a portare in piazza la gente e allo sciopero generale i dipendenti del settore pubblico (lo sciopero annunciato dai sindacati di settore è previsto per mercoledì, 23 di gennaio, la stessa data dell'ultimatum di Virant), dietro le quinte è percepibile un'aspra lotta per il potere e delle manovre di assestamento dell'apparato repressivo di Janez Janša per molti versi preoccupanti. Janša conta sulla fedeltà dei vertici militari e su quella dei nuovi vertici della polizia, controllati dal suo ministro e compagno di partito Vinko Gorenak. Ora ll suo partito (SDS- Partito democratico sloveno) sta prendendo persino il controllo della SOVA, l' intelligence, i servizi segreti. A capo di quest'ultimi è stato nominato un quadro fedelissimo di Janša, Damir Črnčec. Inoltre nell'ultimo anno, come rivela Mladina, il governo ha nominato ben 25 nuovi funzionari dei servizi legati più o meno direttamente all' SDS.

I sondaggi intanto danno vincenti, in caso di elezioni anticipate, i socialdemocratici di Igor Lukšič, che un po' in disparte, volutamente »fuori dalle beghe«, sta accumulando i consensi di una classe media preoccupata e restia ai cambiamenti radicali, la stessa »maggioranza silenziosa« che alle elezioni presidenziali ha votato e fatto vincere il moderato e compiacente Borut Pahor.

E la protesta popolare? Rimane per ora un magma in ebollizione; un crogiuolo di anime e progetti che vanno dagli anarchici, ai »pirati«, dai sostenitori della »democrazia diretta« ai politicamente piú articolati eredi della sinistra liberale .Un nucleo di intellettuali e attivisti raccolti nel »Comitato per una società giusta e solidale« e attorno a un manifesto che rifiuta le ricette neoliberali del governo e propone spazi di democrazia partecipativa più ampi. La loro prima vittoria è di questi giorni; il giornalista del principale quotidiano sloveno ( Delo) Dejan Karba, famoso per i suoi articoli sulla presunta corruzione di Janša nel caso dell'acquisto dei cingolati finlandesi Patria, è stato riammesso al giornale dopo che un'intimorita direzione, in balia del proprietario del giornale, l'industria birraia Laško, lo aveva licenziato. Il comitato era andato in piazza e il noto opinionista e professore universitario Vlado Miheljak aveva letto, nel freddo biancore di una Ljubljana innevata e contestataria, le richieste a favore di Karba e della libertà di stampa. Erano intervenuti anche l' Associazione dei giornalisti sloveni, i sindacati, i colleghi di Karba e il KOKS, il comitato di artisti e scrittori che contestano la politica giudicata anti-culturale del governo Janša. E così in piazza, in prima fila, si vedono vieppiù intellettuali di punta, che c ercano di dare uno sbocco politico alla protesta; oltre a Miheljak, troviamo vecchie glorie della constestazione anni sessanta e settanta; il filosofo pubblicista e padagogo Darko Štrajn, lo storico Božo Repe, lo storico triestino Jože Pirjevec, il sociologo Rudi Rizman, gli scrittori Veno Taufer e Boris A.Novak, la scrittrice Renata Salecl, un'intellettuale di punta della primavera slovena come Spomenka Hribar, il »padre« del movimento verde sloveno Dušan Plut, l'ex ombudsman Matjaž Hanžek, l'ex ministro della sanità Dušan Keber, la sociologa e attivista gay Barbara Rajgelj, e tanti altri nomi conosciuti del mondo culturale, politico e dell'attivismo civico in Slovenia.

Il problema rimane come organizzare, da questo movimento, una nuova forza politica, una »rivoluzione civile« slovena in grado di contrastare i partiti classici e di portare in parlamento idee e forze nuove, capaci di cambiare strutturalmente la politica nazionale e di fermare la deriva neoliberale cui sembra assuefarsi pure il partito socialdemocratico. Delle elezioni troppo anticipate non darebbero il tempo necessario ad un movimento ancora troppo plurale. Ma si sa, in politica, le sfide non attendono.

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Nella foto un'immagine della manifestazione a favore del destituito ministro della difesa Janez Janša nel 1994. In primo piano, sotto uno skin esaltato, di profilo, Damir Črnčec, attuale direttore della SOVA, i servizi segreti.  La foto è tratta da Mladina

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