In questi giorni, dopo l’allarme e la polemica esplosa pubblicamente tra Francia e USA, anche in Italia più di qualcuno si è posto il problema dell’invasività del Grande Orecchio dell’intelligence statunitense NSA, tranquillamente confermata da una intervista rilasciata da Vincent Cannistraro, ex capo della CIA in Italia, al Corriere.

La disobbedienza civile dell'agente Snowden

Visita, premio ed intervista ad Edward Snowden

23 / 10 / 2013

Riguardo alla sicurezza e riservatezza delle comunicazioni dei cittadini e delle Istituzioni italiane era emerso qualcosa in occasione del passaggio di Telecom Italia in mani straniere: è stato un far volare gli stracci per puri interessi di bottega. In questi giorni, dopo l’allarme e la polemica esplosa pubblicamente tra Francia e USA, anche in Italia più di qualcuno si è posto il problema dell’invasività del Grande Orecchio dell’intelligence statunitense NSA, tranquillamente confermata da una intervista rilasciata da Vincent Cannistraro, ex capo della CIA in Italia, al Corriere.

Questo ci rimanda al caso di Edward Snowden, al caso del soldato Bradley Manning, al caso di Julian Assange, a WikiLeaks, alla strana capacità della società statunitense di produrre al proprio interno delle clamorose forme di disobbedienza civile sul terreno dell’informazione e della violazione della privacy, che non ha riscontro in nessuna altra parte del mondo. Sul tema vi è una larghissima letteratura, fatta di ottimi film, telefilm, fumetti e romanzi in cui noi ci siamo inebriati, per, poi, scoprire che, ancora una volta, la realtà supera la fantasia.

Qui proponiamo la traduzione di un articolo dal giornale the Nation che racconta di una recentissima visita  - 20 ottobre 2013 - a Edward Snowden per consegnargli – in qualità di ex agente NSA - il premio annuale della Associazione Sam Adams per l’integrità nell’Intelligence, a Mosca, in Russia.

La mia visita a Edward Snowden

di Jesselyn Radack – the Nation

……………………………………….La prima domanda che mi viene fatta dovunque è: come sta Snowden? Considerate le circostanze  straordinarie in cui vive e la pressione cui è sottoposto, Snowden sta notevolmente bene. E’ cordiale e interessato e ci ha salutato con abbracci calorosi. E’ rimasto  con i piedi per terra, è equilibrato e ha un senso dell’umorismo molto pronto, e scherzando amaramente, dice che se fosse una spia, la Russia gli riserverebbe un trattamento migliore  dato che non lascia le spie intrappolate nella zona transiti dell’aeroporto Sheremetyevo per più di un mese. E’ brillante, umile e idealista nel miglior senso della parola. E’ il tipo di idealismo che permette a una persona di intraprendere un’azione così magnifica di disobbedienza civile. E’ un idealismo che crede che la democrazia che una volta Snowden conosceva, può essere  liberata dallo stato di sorveglianza che è diventata, se soltanto tutti i cittadini sapessero che cosa  succedeva. Ed è questo idealismo che gli ha impedito di prendere in considerazione il fatto di potere essere effettivamente reso senza patria dal paese per aiutare il quale ha rischiato la vita, anche se non capiva che sarebbe stato accusato di spionaggio e che poteva rischiare di passare la vita in carcere.

L’esilio di Snowden ha alimentato una fissazione universale, ossessiva, sul luogo dove si trova e sull’identità di  chi lo protegge – invece che considerare perché si nasconde e perché ha bisogno di un rifugio. La risposta sul luogo preciso è semplice: non lo conosco e anche se lo conoscessi non comprometterei la sua sicurezza. “Trovare Snowden”  smentisce  la sua reale condizione. E’ una  persona che ha ricevuto “asilo”, non un “fuggitivo”, come i media convenzionali americani lo descrivono regolarmente – anche alcuni dei giornalisti fidati che scrivono esclusive basate sulle sue rivelazioni. Una persona in asilo politico ha il diritto di essere lasciato in pace, non che gli sia dà la caccia come se fosse un animale. Ma, come il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, Snowden è in un nuovo purgatorio creato dagli Stati Uniti: libero ma non libero. Snowden è tecnicamente libero, ma limitato dallo spettro della sua patria, che rifiuta di riconoscere la concessione di asilo politico della Russia come prescrivono la legge internazionale e agli accordi riguardanti i diritti umani.

In quanto a chi provvede alla sua sicurezza- Wikileaks? il Servizio Segreto della Federazione russa (ex KGB)?- questa domanda è nata non dalla preoccupazione per la sua salvezza, ma piuttosto da un desiderio degli Stati Uniti di perpetuare il falso racconto che Snowden è controllato dai Russi. Posso dirlo con certezza: Edward Snowden attualmente non viene controllato dai Russi, o da nessuno, se è per questo. E’ fieramente indipendente e prende le sue decisioni e rimane perplesso e comprensibilmente frustrato dalle continue insinuazioni che stia dando informazioni ai Russi.  Elenca prove abbondanti per dimostrare il contrario. Primo, fa notare, non ha distrutto la sua vita per diventare una spia russa. Secondo, è in Russia soltanto a causa  degli Stati Uniti, che gli hanno revocato il passaporto mentre era in viaggio per l’America Latina. Terzo, la giornalista di WikiLeaks, Sarah Harrison, è stata al suo fianco tutto il tempo, in parte per testimoniare il fatto che non è impegnato in attività di spionaggio. Quarto, è ovvio che ha scelto di dare informazioni sulla trappola della sorveglianza segreta della NSA al popolo degli Stati Uniti, non  ad avversari stranieri.

Quinto, e forse il punto più importante, considerando il racconto opposto pubblicizzato negli Stati Uniti, non ha avuto accesso alle informazioni che ha  rivelato, da quando ha lasciato Honh Kong. Qui la logica razionale viene meno e la dissonanza cognitiva gli impedisce  di vedere che l’accusa di spionaggio è soltanto una versione più provocatoria delle calunnie di routine dirette sempre contro le talpe. Perché il proprio paese dovrebbe crocifiggere una persona se sta cercando di mantenerlo sulla strada giusta?

Il problema della sua sicurezza è di primaria importanza. La Russia gli ha garantito l’asilo e chiaramente ha l’interesse a proteggere il suo rifugiato. Il Procuratore generale Eric Holder ha dichiarato che gli Stati Uniti non lo torturerebbero se tornasse, non certo una promessa salutare. La senatrice Dianne Feinstein lo ha accusato di tradimento – un atto punibile con la morte. E la settimana scorsa l’ex direttore della CIA e dell’NSA, Michael Hayden e il presidente del Comitato parlamentare di Intelligence Mike Rogers hanno scherzato sul fatto di mettere Snowden sulla “lista delle uccisioni” dei destinati all’assassinio.  Gli astanti si sono messia ridere. Nessuno ha reagito contro questa battuta che era selvaggiamente non professionale, inappropriata e profondamente sconvolgente. Quando abbiamo parlato di questo dialogo a Snowden, ha sentito la velata minaccia che conteneva, e ha scosso la testa pensando a come questa idea poteva essere sia ugualmente assurda che realistica. Ha anche osservato come è ipocrita il fatto che il direttore dell’Intelligence Nazionale James Clipper possa mentire spudoratamente al Congresso, sotto giuramento e davanti alle telecamere, e non essere accusato di falsa testimonianza, mentre il governo  persegue lui,  con un folle  zelo simile a quello di Javert [un ispettore, personaggio del libro I Miserabili di Victor Hugo che rappresenta il sistema della giustizia, n.d.t.]  e lo accusa di spionaggio per aver detto la verità.

Snowden segue attentamente le notizie ed è compiaciuto per le reazioni delle persone di mentalità riformista, sia in America che all’estero. La sua osservazione espressa a cena, che “il governo ha necessità di avere un rapporto di fiducia con il pubblico” si è stagliata nella mia mente per la sua semplice ovvietà e apparente impossibilità. Le sue parole spesso echeggiavano quelle espresse nella sua testimonianza al Parlamento Europeo, che ho diffuso poche settimane fa, riguardo a come il dibattito pubblico non sia possibile se il pubblico non conosce i fatti. Mentre si sente gratificato che il Congresso finalmente si impegni nelle riforme, si preoccupa che si focalizzerà troppo sul Patriot Act. ** Sono rimasta sorpresa che un tecnico brillante abbia un acume legale così sottile e che sia così competente nel gergo legale intricato che riguarda la legge di sorveglianza. “Non abbiamo parlato di particolari  articoli che riportavano notizie correnti o di rivelazioni. Sono però rimasta colpita da qualche cosa che ho sempre lodato di Julian Assange.  In qualsiasi pericolo si trovasse, Assange ha sempre espresso preoccupazione per le talpe, compresi Chelsea Manning, Drake, William Binney e John Kiriaku, molti dei quali sono miei clienti che stavano affrontando accuse di spionaggio. Erano grati, come lo ero io, per quelle parole di sostegno in queste battaglie condotte in grande solitudine.

Analogamente, Snowden, l’uomo più ricercato del pianeta, si è preoccupato per le minacce criminali  nei confronti di altre persone così fondamentali nel suo viaggio: WikiLeaks, Julian Assange, Laura Poitras, Glenn Greenwald e specialmente la giornalista di WikiLeaks Sarah Harrison che è stata sempre la su guida, amica, protettrice e costante compagna fino da Hong Kong.

Snowden è un individuo che è stato pronto a rinunciare al suo stipendio a sei zeri, a una vita comoda, a una famiglie agli amici, allo scopo di  salvare gli Stati Uniti da loro stessi. Ha fatto le più grosse rivelazioni che una talpa abbia mai fatto nella storia del mondo e non ha chiesto nulla in cambio. Ciò nonostante, come molti talpe che affrontano la vendetta, Snowden è stato bollato come “narcisista.” Coloro di cui Snowdem ha rivelato le bugie e i reati, sono desiderosi di di vedere Snowden diffamato e controllato perché questo li aiuta a coprire le loro malefatte.  Coloro che sono stati in silenzio mentre i funzionari di governo  fuorviavano il pubblico, e abbandonavano la Costituzione, sono disposti ad ascoltare le calunnie, perché li aiuta a razionalizzare il loro silenzio. Crediamo che Snowden esemplifichi il coraggio di Sam Adams, la perseveranza e la devozione alla verità, indipendentemente dalle conseguenze. Volevamo che sapesse che, contrariamente alle invettive quotidiane del governo statunitense e a pochi espliciti difensori della sorveglianza dello stato, il 60 per cento degli Stati Uniti lo appoggia.

* (da:http://malgradotuttoblog.blogspot.it/2010_12_01_archive.html)

**http://it.wikipedia.org/wiki/USA_PATRIOT_Act

tratto da : The Nation

Traduzione di Maria Chiara Starace per znetitaly

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