La fine della “verdad historica” nel caso Ayotzinapa

1 / 7 / 2020

«Se acabó la verdad histórica», la verità storica è finita. Con queste parole, il presidente della Fiscalía General de la Republica (FGR), Alejandro Gertz Manero, ha terminato la conferenza stampa nella quale ha reso pubblici i passi avanti nelle indagini sul “caso Iguala”. In quella terribile e “oscura” notte del 26 settembre 2014, sei persone persero la vita e 43 studenti della Escuela Normal Rural di Ayotzinapa furono vittima di sparizione forzata, a seguito di un agguato nel quale, ormai è certo, criminalità organizzata e forze armate agirono congiuntamente.

Dopo l’arresto avvenuto la settimana scorsa di José Ángel Casarrubias Salgado “El Mochomo”, considerato dalle autorità uno degli uomini-chiave per le indagini sul caso, nonché ritenuto il capo del gruppo criminale dei Guerreros Unidos, il presidente della FGR è apparso martedì in conferenza stampa per annunciare la richiesta di ulteriori 46 ordini di cattura per altrettanti funzionari pubblici del Guerrero. Le accuse rivolte ai funzionari sono per i delitti di sparizione forzata e delinquenza organizzata, e già nei prossimi giorni molti di questi funzionari potrebbero finire sotto custodia.

La conferenza stampa è stata anche l’occasione per ribadire che Tomás Zerón de Lucio è ricercato dall’Interpol per il suo ruolo chiave nella costruzione della cosiddetta “verdad historica”. Sull’ex funzionario della AIC (Agencia de Investigación Criminal della Procura) pende ora una richiesta di estradizione ufficiale da parte delle autorità messicane, essendo fuggito dal paese poco prima che fosse spiccato l’ordine di arresto lo scorso mese di marzo.

La “verdad historica” è stata dibattuta per anni ed ora le stesse autorità messicane ne hanno decretato la fine dopo che già le indagini indipendenti del GIEI e della EAAF l’avevano smontata pezzo su pezzo. In particolare, secondo la FGR, Tomás Zerón de Lucio avrebbe approfittato del suo ruolo per manipolare le indagini e far credere che i 43 studenti fossero stati bruciati nella discarica di Cocula.

Il presidente della FGR ha anche annunciato che nel corso di questi mesi sono stati ritrovati altri resti ossei che potrebbero essere riconducibili al caso; tali resti sono già stati inviati all’Università di Innsbruck in Austria dove già in passato erano stati inviati i frammenti ossei fatti rinvenire da Tomás Zerón nel rio Cucula. I risultati sono attesi nei prossimi giorni.

Per le organizzazioni di difesa dei diritti umani che accompagnano i genitori in questa estenuante lotta per la verità e la giustizia, le notizie dell’arresto del leader dei Guerreros Unidos e dei 46 ordini di cattura sono positive. Secondo Vidulfo Rosales di Tlachinollan, intervistato da PiedePágina, l’arresto di El Mochomo è importante perché l’aspettativa è «che possa dare informazioni rilevanti» dal momento che «quando sono successi i fatti lui era il principale leader del gruppo criminale Guerreros Unidos».

Sugli altri ordini di arresto Rosales ha precisato: «ce n’è uno fondamentale, di un personaggio che era dell’area di sicurezza pubblica, Alejandro Tenezcalco, che come El Mochomo è un personaggio chiave dal momento che, secondo le testimonianze, il giorno dei fatti era operativo».

Anche per il Centro Prodh «la rilevante detenzione di uno dei presunti capi del gruppo criminale coinvolto, assieme a diverse autorità, nella sparizione forzata dei 43 studenti di Ayotzinapa, può contribuire al chiarimento del caso. Dal momento che è latitante dal 2014, è fondamentale che si incentivi la sua collaborazione nelle indagini e che si continui ad indagare i vincoli della sua famiglia e della sua organizzazione criminale con le forze di sicurezza dei tre livelli di governo».

La fine ufficiale della “verdad historica” è senz’altro una svolta fondamentale nel prosieguo delle indagini e induce a sperare che la strada verso la verità e la giustizia sia ora più percorribile. Quanto hanno sempre denunciato i genitori, le organizzazioni di difesa dei diritti umani e i movimenti che li hanno accompagnati ora è la verità ufficiale: le istituzioni messicane rappresentate dall’ex presidente Enrique Peña Nieto sono state complici del crimine di sparizione forzata dei 43 studenti di Ayotzinapa.

Quanto in alto sarà in grado, o vorrà, arrivare lo stato messicano è presto per dirlo, di certo la sottile linea rossa che lega il crimine alle istituzioni e queste alle alte sfere di comando ora è molto più visibile. Con la speranza che queste novità portino innanzitutto alla notizia che tutti vorremmo poter leggere al più presto: ¡vivos se los llevaron, vivos los rescatamos!

Foto di copertina: Pablo Ramos

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