La guerra totale di Israele contro la giustizia e la solidarietà internazionale

Retroscena ed effetti della sentenza della CPI contro i massimi esponenti del governo israeliano e della leadership di Hamas. La nuova road map per il cessate il fuoco e la continuazione della guerra "fino alla distruzione di Hamas".

3 / 6 / 2024

L’inchiesta sulle minacce alla Corte Internazionale, le nuove restrizioni per l’ingresso degli stranieri nei territori occupati e le continue violazioni del diritto umanitario internazionale. A due settimane dalla richiesta di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della difesa Yoav Gallant, quello che emerge è solamente la grande impunità dello stato ebraico.

Il 20 maggio 2024, il procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI) Karim Khan ha richiesto i mandati di arresto per i massimi esponenti del governo israeliano e della leadership di Hamas. Per il movimento palestinese, le accuse contro Ismail Haniyeh, Yahya Sinwar e Mohammed Deif includono omicidio, sequestro di persona, tortura e altri atti disumani, legati agli attacchi del 7 ottobre 2023. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della difesa Yoav Gallant sono invece accusati di gravi crimini di guerra e contro l'umanità in relazione alle loro azioni nella Striscia di Gaza.

L’accusa rimarca come Netanyahu e Gallant siano responsabili di aver imposto un blocco totale sulla Striscia di Gaza, limitando drasticamente l'accesso a cibo, acqua, medicinali e altre forniture vitali. Una privazione intenzionale, che ha causato immense sofferenze, spesso fatali, alla popolazione civile di Gaza. Durante il suo discorso, l’ufficio del procuratore ha sottolineato come tali violazioni del diritto internazionale umanitario, non possano trovare alcuna giustificazione.

Conferenza Stampa CPI

La conferenza stampa indetta il 20 maggio dalla Corte Penale Internazionale: Il procuratore Karim Khan ha richiesto i mandati di arresto per i massimi esponenti del governo israeliano e della leadership di Hamas

Netanyahu e Gallant sono accusati di aver ordinato attacchi deliberati contro civili e infrastrutture civili, in aree densamente popolate, provocando la morte e il ferimento di numerosi civili, inclusi donne e bambini. Le forze israeliane hanno ripetutamente preso di mira ospedali, scuole e altre infrastrutture essenziali, aggravando ulteriormente le sofferenze della popolazione civile, rendendo difficoltoso l'accesso ai servizi fondamentali e vantando spesso sui social network le proprie azioni.

Le reazioni

Sebbene entrambi i leader israeliani abbiano respinto le accuse, difendendo le loro azioni come parte di “una guerra legittima contro il terrorismo”, la CPI ritiene, al contrario, che vi siano prove sufficienti per giustificare i mandati di arresto e portare avanti un'inchiesta approfondita sui crimini commessi. Accuse oltremodo respinte dal movimento armato palestinese, che critica la CPI per aver "equiparato la vittima con il carnefice".

Per molti commentatori, la richiesta della procura rappresenta un traguardo storico, trattandosi dei primi provvedimenti contro i leader di un paese strettamente alleato degli Stati Uniti e dell'Europa.

Tuttavia, dopo quasi due settimane, ciò che continua ad emergere è la grande impunità internazionale di cui gode lo stato ebraico. Washington ha dichiarato che non procederà con alcuna azione contro Israele annunciando, al contrario, il pugno di ferro nei confronti della Corte Penale Internazionale. Mentre il Presidente Joe Biden ha definito la richiesta "profondamente infelice", le minacce più esplicite sono arrivate dal Segretario di Stato Antony Blinken, il quale ha avvertito che gli Stati Uniti prenderanno misure per proteggere i cittadini americani e quelli degli alleati da azioni legali ritenute ingiuste. Il governo statunitense ha minacciato di adottare una serie di sanzioni contro l'organizzazione e di intraprendere azioni drastiche per limitare la sua capacità di agire.

Il 31 maggio, lo speaker della Camera, il conservatore Mike Johnson, ha annunciato l’invito bipartisan a Netanyahu per tenere un discorso al Congresso. Solo pochi giorni prima, il commissario europeo Oliver Varhelyi ha ricevuto in udienza entrambi i leader israeliani su cui pende la richiesta di arresto: “Sono onorato di incontrare il Primo Ministro Netanyahu per discutere di questioni urgenti nelle nostre relazioni bilaterali, la guerra con Hamas, l'assistenza umanitaria per la popolazione di Gaza e la sfida strategica per la regione rappresentata dall'Iran”, ha dichiarato Varhelyi su X.

La guerra segreta di Israele contro la giustizia internazionale

Durante una recente intervista alla Cnn, Karim Khan ha riferito di aver ricevuto numerose pressioni da alcuni “importanti leader eletti” affinché non arrivasse a formulare la richiesta di arresto contro il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Ministro della Difesa Yoav Gallant. “Mi hanno detto che la Corte Penale Internazionale è stata creata per l’Africa e per delinquenti come Putin. Non la vediamo così. Questa corte è l'eredità di Norimberga, non ci faremo dissuadere dalle minacce", ha detto alla giornalista Christiane Amanpour.

Sebbene le dichiarazioni abbiano suscitato un certo clamore a livello internazionale, i tentativi di intimidazione e screditamento nei confronti della Corte Penale Internazionale proseguono da molto tempo prima dell’attuale escalation genocida contro la popolazione di Gaza. Un'ampia inchiesta condotta dal Guardian, +972 Magazine e Local Call, ha rivelato l’ossessione del governo israeliano per l’operato della corte e di come la sua intelligence abbia condotto per quasi un decennio una guerra segreta contro il sistema di giustizia internazionale.

Yossi Cohen, ex capo del Mossad, l'agenzia di intelligence estera israeliana, è emerso come figura centrale in una serie di incontri segreti, autorizzati ai massimi livelli, con la procuratrice capo della Corte penale internazionale (CPI) Fatou Bensouda. In questi incontri avrebbe cercato di impedirle, attraverso pressioni e minacce, di intraprendere l'inchiesta sui crimini di guerra nei territori palestinesi occupati, avviata successivamente nel 2021, a pochi mesi dalla scadenza del suo mandato, e culminata con la recente richiesta di arresto formulata da Karim Khan.

Dal 2016, anno della sua nomina per volere di Netanyahu, Cohen ha giocato un ruolo attivo nel tentativo di sabotare e minare l'autorità della CPI. I servizi segreti israeliani, sottolinea dettagliatamente l’inchiesta, hanno intrapreso azioni di stalking e intimidazione nei confronti di Bensouda e della sua famiglia.

Fatou Bensouda

L’ex procuratrice Fatou Bensouda: Durante il suo mandato ha ricevuto numerose pressioni e intimidazioni da parte di Israele e Stati Uniti a causa delle sue indagini per crimini di guerra

A questa pressione si è aggiunta l'amministrazione degli Stati Uniti sotto Donald Trump, che ha imposto restrizioni sui visti e sanzioni contro Bensouda tra il 2019 e il 2020. Questa decisione senza precedenti è stata un’ulteriore ritorsione anche per le indagini della procuratrice sui crimini di guerra commessi dai militari americani in Afghanistan. Mike Pompeo, all'epoca segretario di Stato, ha accusato la CPI di prendere di mira Israele per scopi politici.

Nonostante queste pressioni, Bensouda ha continuato il suo lavoro, completando la sua indagine preliminare nel 2019 e annunciando la presenza di basi solide per aprire una piena inchiesta criminale.

Mesi di violazioni continue

La richiesta della Corte Penale Internazionale rappresenta l’ultimo capitolo delle iniziative intraprese dal sistema di giustizia internazionale contro le azioni di Israele. Il 26 gennaio 2024, dopo l’iniziativa intrapresa dal Sudafrica, la Corte internazionale di giustizia (ICJ) ha concluso che lo stato ebraico è plausibilmente coinvolto in atti di genocidio contro i palestinesi a Gaza e ha emesso disposizioni che includono l'obbligo per Israele di prevenire atti genocidi, di prevenire e punire l'incitamento pubblico al genocidio, assicurare che l'assistenza e i servizi raggiungano i palestinesi.

Successivamente, la Corte ha emesso due ulteriori misure provvisorie in risposta alle richieste urgenti del Sudafrica, rispettivamente il 6 marzo e il 10 maggio.

Il 29 marzo, la Corte ha modificato le misure provvisorie per imporre a Israele di garantire la fornitura senza ostacoli di aiuti umanitari e di bisogni primari, oltre a porre fine alle violazioni della Convenzione sul genocidio. Queste modifiche sono state dettate dalla gravità degli sviluppi successivi all'ordinanza di gennaio.

Il 24 maggio, la Corte ha ordinato a Israele di interrompere immediatamente l'offensiva militare a Rafah, mantenere aperto il valico di Rafah per l'accesso senza ostacoli ai servizi di base e agli aiuti umanitari, e garantire l'accesso libero agli investigatori delle Nazioni Unite per indagare sul genocidio.

I rapporti mensili del Palestine Institute for Public Diplomacy (PIPD) e del Bisan Center for Research and Development continuano tuttavia a evidenziare le gravi violazioni da parte di Israele delle disposizioni della ICJ emesse il 26 gennaio 2024.

Da quando l'ICJ ha emesso la sentenza, in soli tre mesi Israele ha ucciso almeno 8.273 palestinesi e ferendone altri 12.881. Dal 7 ottobre al 31 maggio 2024, a Gaza sono state uccise in tutto 36,370 persone, più 82,400 ferite. Questi numeri, va ricordato, sono tuttavia da considerarsi al ribasso perché includono solamente le persone giunte in ospedale e identificate dal personale sanitario. A migliaia rimangono ancora sotto le macerie, nelle strade e all’interno di fosse comuni non ancora individuate. Ad oggi, più di 10.000 persone risultano ancora disperse.

Israele ha costretto alla fuga 900.000 Palestinesi da Gaza solo nel mese di maggio, mentre l'invasione di terra a Rafah ha portato al collasso gli ultimi settori vitali della striscia. Israele ha deliberatamente ignorato anche le disposizioni della Corte riguardanti la fornitura di aiuti, mettendo fuori servizio il settore sanitario, provocando gravissime carestie al nord e minacciandone di ulteriori nelle altre aree della striscia a seguito della presa del valico di Rafah e delle ulteriori restrizioni all’ingresso e alla distribuzione di aiuti vitali. Secondo i rapporti medici, almeno 31 persone, tra cui 27 bambini, sono morti nell’ultimo mese di denutrizione e disidratazione.

L'assedio dell'ospedale Al Shifa da parte di Israele, iniziato il 18 marzo fino al 1° aprile, ha causato la morte di almeno 400 palestinesi. Dopo il ritiro di Israele, filmati scioccanti e testimonianze hanno mostrato centinaia di cadaveri, alcuni decomposti, sparsi dentro e intorno all'ospedale. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato numerose fosse comuni e molti cadaveri parzialmente sepolti, con gli arti visibili, nel complesso dell'ospedale. In altre occasioni, i carri armati israeliani hanno schiacciato i corpi a morte, impedendone l'identificazione. In altri casi è emerso che diverse persone sono state sepolte vivi. Numerosi corpi rinvenuti nelle fosse mostravano inoltre segni di tortura, compresi alcuni trovati ammanettati, spogliati e sottoposti a mutilazioni.

Staff Nazioni Unite Al Shifa Hospital

Lo staff delle Nazioni Unite ispeziona le rovine dell’Al-Shifa Hospital: Durante il suo assedio, l’esercito israeliano ha compiuto massacri indiscriminati contro pazienti e civili rifugiati al suo interno

Due giorni dopo l’ordine della Corte Internazionale di Giustizia di bloccare l’offensiva militare a Rafah, la sera del 26 maggio, gli aerei da guerra israeliani hanno colpito un rifugio dell’UNRWA che ospitava palestinesi sfollati nell’area indicata dai militari come “zona sicura” a nord-ovest di Rafah. Il bilancio è gravissimo: almeno 45 palestinesi sono stati uccisi e altri 145 sono stati feriti. I video raccapriccianti dei testimoni hanno fatto il giro del mondo: tende bruciate, corpi carbonizzati e un bambino decapitato. Quel giorno Israele ha bombardato 10 siti dell’UNRWA tra Rafah, Jabalia, Nuseirat e Gaza City che ospitavano migliaia di palestinesi sfollati. L’attacco è avvenuto in concomitanza all’approvazione a larghissima maggioranza da parte della Knesset di una bozza di legge che dichiara l'UNRWA un’organizzazione terroristica.

Proseguono nel frattempo le mobilitazioni internazionali contro l’offensiva a Rafah, mentre emergono nuovi dettagli su massacri compiuti in altre zone di Gaza. Negli ultimi giorni l’esercito si è ritirato da Jabalia, a nord della striscia, a seguito di un’invasione di terra durata venti giorni e incessanti attacchi aerei. “Sono state le tre settimane peggiori dall’inizio dell’escalation - ci racconta un residente del campo profughi di Jabalia. - Si cammina tra i cadaveri. I feriti non potevano essere raggiunti dalle ambulanze e sono rimasti agonizzanti nelle strade. L’esercito ha bruciato l'ultima clinica dell’Unrwa rimasta. I soldati sfondavano con i bulldozer le pareti dalle case, uscendo dall’altro lato e dando poi tutto alle fiamme. L’attenzione della comunità internazionale sull’invasione di terra di Rafah rischia di diventare uno specchio per allodole, mentre viene taciuto quello che sta accadendo nel resto della Striscia”.

La proposta di una nuova tregua

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato nei giorni scorsi una nuova proposta, sostenuta anche da Egitto e Qatar, che potrebbe portare a un cessate il fuoco duraturo nella Striscia di Gaza. Durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, Biden ha delineato una proposta in tre fasi, che include un cessate il fuoco completo di sei settimane, il ritiro delle forze israeliane da tutte le aree popolate di Gaza e il rilascio di ostaggi, inclusi quelli con cittadinanza americana, in cambio di prigionieri palestinesi. Hamas ha accolto positivamente la proposta, a patto che Israele si impegni esplicitamente a ritirarsi e a facilitare la ricostruzione di Gaza e il ritorno degli sfollati. Tuttavia, l'ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha precisato che Israele continuerà le operazioni militari fino al raggiungimento dei suoi obiettivi, inclusa la distruzione delle capacità militari di Hamas.

“Non accetteremo mai il dominio di Hamas a Gaza”, ha precisato il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant.

L’estrema destra religiosa di governo, rappresentata dai ministri Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, ha minacciato di lasciare la coalizione di maggioranza qualora venisse approvato un qualsiasi accordo di cessate il fuoco prima “della totale distruzione di Hamas”. Secondo il sito di notizie israeliano Kipa, Smotrich starebbe discutendo con i rabbini legati al suo movimenti, il Partito Sionista Religioso, e potrebbe lasciare il governo prima che questi possa raggiungere un accordo per il cessate il fuoco.

Le operazioni israeliane nel frattempo continuano a causare sfollamenti massicci e morti tra i palestinesi, suscitando l’indignazione globale. Nonostante le critiche e le proteste interne, Biden ha mantenuto il pieno supporto politico e militare a Israele. L'analista politico palestinese Nour Odeh ha evidenziato tuttavia l'importanza dell'impegno personale di Biden nel garantire l'adesione di Israele alla proposta, rendendo difficile per Hamas opporsi. La proposta di Biden, nonostante non sia significativamente diversa da iniziative precedenti, viene rafforzata dal suo supporto esplicito, aumentando la pressione su entrambe le parti per accettare l'accordo.

“Vi distruggeremo come a Gaza”

L’offensiva israeliana nel frattempo prosegue oltre i confini dell’enclave assediata. La situazione dei territori palestinesi occupati della Cisgiordania si fa sempre più critica. Dal 7 ottobre 520 persone sono state uccise tra la West Bank e Gerusalemme (di cui 130 bambini) e 5000 sono state ferite nei numerosi attacchi da parte dell’esercito e dei coloni israeliani. L’OMS riporta 340 attacchi a strutture mediche e personale sanitario.

“L’intensificarsi delle operazioni dell’occupazione israeliana e delle restrizioni della libertà di movimento hanno esacerbato la crisi umanitaria in Cisgiordania, limitando l’accesso ai servizi essenziali per la popolazione – riporta il Ministero della Salute Palestinese –. Con l’aumento degli sfollamenti forzati, la demolizione di edifici residenziali e infrastrutture pubbliche, migliaia di persone non riescono a soddisfare le proprie esigenze di base, esponendole a gravi rischi per la propria salute”.

A seguito di un attacco da parte di un'unità speciale del gruppo armato Briganti Martiri di Al Aqsa nell'insediamento illegale di Beit Hefer, nella Cisgiordania occupata, in cui sono stati uccisi due militari israeliani, il ministro delle finanze israeliano, Bezalel Smotrich, ha minacciato di distruggere le città della Cisgiordania occupata, "come nella Striscia di Gaza".

"Sto concludendo un tour con i capi delle autorità lungo la zona di separazione – ha detto in un video pubblicato sul suo account X giovedì scorso –. Il nostro messaggio va ai vicini di Tulkarm, Nur al-Shams, Shawika e Qalqilya: vi trasformeremo in città in rovina come nella Striscia di Gaza se il terrore che infliggete agli insediamenti continuerà."

Smotrich ha attaccato duramente gli stati che hanno riconosciuto lo stato palestinese nei confini antecedenti l’occupazione israeliana del 1967, promettendo un nuovo insediamento per ciascun stato che deciderà di riconoscere formalmente la Palestina.

Negli ultimi giorni, Israele ha inoltre approvato una nuova stretta all’ingresso di stranieri nei territori israeliani e palestinesi. I visitatori provenienti da uno stato esente dalla richiesta di visto, Italia compresa, dovranno formalizzare allo stato ebraico una richiesta preventiva di ingresso, fornendo diverse informazioni personali e dichiarando di non aver intrapreso generiche azioni contro il popolo ebraico. Informazioni che verranno successivamente verificate dall’intelligence israeliana. L’obiettivo del nuovo programma ETA-IL, si legge sul sito della nuova piattaforma, è quello di impedire l’ingresso ai viaggiatori sospettati di “rappresentare una minaccia per la sicurezza” o di violare le restrizioni sui visti turistici per motivi di lavoro, soprattutto in ambito umanitario.