La Polonia è pronta alla parità dei diritti?

A Bialystostok riesplode la violenza dell'ultradestra.

24 / 7 / 2019

L’estrema destra è più presente nei mezzi di comunicazione o per le strade? È ancora vero che la destra abbia deciso di abbandonare le strade per vivere soltanto la rete?

Se guardiamo all’ultimo weekend, dove il gay pride di Bialystok (città nord orientale della Polonia) si è svolto nel sangue, allora ci troviamo davanti tutt’altra regia. Infatti, un gruppo di ultras armato di catene, mazze, e pietre ha attaccato il corteo del 20 luglio. Riesplode così in Polonia la violenza di piazza dell'ultradestra nazionalsovranista e omofoba contro il movimento Lgbtqi+ e quindi contro i diritti umani. A questo va aggiunto che in questo momento il movimento per i diritti Lgbtqi+ è bersaglio in Polonia di una campagna di incitamento all'odio, e quanto successo a Bialystok non è che un’ulteriore conferma a discapito, invece, di Varsavia che ha ospitato l'8 giugno scorso la più grande parata dell'orgoglio gay - una parata dove tutto è filato liscio nonostante sia stata fortemente criticata dai circoli cattolici e nazionalisti - mai vista nell'Europa centrale e dell'est. Proprio Trzaskowski, sindaco di Varsavia, ha riaffermato ciò che era stato uno dei suoi punti durante la sua campagna elettorale: ossia che «Varsavia sarà una città tollerante e aperta e così è diventata».

C’è anche da aggiungere che Trzaskowski, in questa primavera ha firmato la carta dei diritti dei Lgbtqi+, suscitando le critiche del partito conservatore al governo, sottolineando prima della partenza della grande manifestazione che «non tutti devono seguire il Gay Pride ma tutti sono obbligati a rispettare i diritti delle minoranze». Se in alcuni singoli e isolati casi vediamo finalmente una piccola apertura ai diritti di tutte e tutti, dall’altra la situazione continua ad assumere dei contorni allarmanti; se c’è un paese nel quale l’estrema destra spadroneggia e la polizia non interviene quello è la Polonia, paese nel quale spesso e volentieri i gruppi che difendono le libertà civili e democratiche sono vittime dei gruppi di sedicenti sovranisti in mezzo al quale ci sono integralisti cattolici, fascisti e nazionalisti fanatici.

Quindi se è vero che i movimenti appartenenti alla destra xenofoba e razzista abbiano preferito essere più presenti nella rete che nelle strade, c’è da dire che la Polonia ancora una volta si dimostra con orgoglio in controtendenza. Ci sono però delle analogie rispetto al modus operandi delle ultra destre europee; se guardiamo, infatti, alla comunicazione, anche se la situazione politica è diversa da paese a paese, la strategia per la conquista dei canali d’informazione rimane la stessa: si comincia stando all’opposizione e mascherando sotto l’etichetta di “notizie alternative” la costruzione di un universo di propaganda; una volta al governo, si conquista il controllo del sistema radiotelevisivo pubblico e si passa all’attacco dei mezzi d’informazione critici e indipendenti.

Nonostante un chiaro progetto di utilizzo dei mezzi d'informazione per arrivare al potere in Europa, l’alleanza sovranista euroscettica di estrema destra, che Matteo Salvini ha voluto celebrare a Milano a pochi giorni dalle europee del 23-26 maggio, è partita già male prima di concretizzarsi e ha fatto peggio nei risultati elettorali. Ogni paese, è chiaro, ha una storia a se, ma nella globalità la “destra europea” non ha raggiunto i risultati previsti.

Tornando alla Polonia, post elezioni europee il quadro della nazione polacca si è stabilizzato in maniera molto equilibrata: il partito Diritto e giustizia (PiS), al governo, ha vinto con il 45,4 per cento dei voti, mentre la Ke (Coalizione europea composta dai partiti d’opposizione) si è fermata al 38,5 per cento. Il terzo partito presente al parlamento europeo è Wiosna (Primavera), una nuova formazione di sinistra che ha conquistato il 6,1 per cento dei voti. Gli euroscettici di estrema destra di Konfederacja non hanno superato la soglia di sbarramento, fermandosi al 4,5 per cento dei voti.

Il PiS rappresenta quella che è la novità del quadro europeo: partiti della destra radicale che sono riusciti ad arrivare al governo, in genere grazie ad alleanze con quei partiti conservatori che hanno indurito le loro posizioni al punto da diventare quasi indistinguibili dall’estrema destra vera e propria. Questa è la coalizione che guida il paese in Polonia.

L'11 novembre del 2018 il governo della destra populista di Diritto e Giustizia (PiS) ha sfilato a Varsavia insieme ai nazionalisti, in occasione del centenario dell’indipendenza della Polonia. Nella capitale si sono snodati tre cortei: il Marsz Niepodleglosci («il corteo dell’indipendenza» in polacco) capace di portare ogni anno a Varsavia il peggio dell’estremismo europeo di destra; il corteo nazionale organizzato dal PiS insieme alla forze armate, e una marcia antifascista preparata da alcune sigle antagoniste. I primi due cortei hanno soltanto annunciato due manifestazioni diverse, visto che poi hanno marciato insieme.

Andando a ritroso e analizzando gli appuntamenti di piazza dell'estrema destra polacca, ci troviamo di fronte ad un’escalation preoccupante. Qualche giorno prima della sfilata dei 60 mila militanti dell’ultra destra nel centro di Varsavia per le celebrazioni dell’Indipendenza, scandita da slogan razzisti e xenofobi, si è svolta una manifestazione di piazza nella quale sei deputati europei dell’opposizione sono stati rappresentati impiccati su forche. Per ritornare al presente, il 27 gennaio scorso, con un pretesto insensato quanto provocatorio, poche decine di militanti dell'estrema destra polacca hanno turbato le commemorazioni per la Giornata internazionale della Memoria. Gli attivisti si sono presentati davanti al campo di Auschwitz per protestare contro "la maniera discriminatoria" con cui a loro avviso il governo di Varsavia gestisce il ricordo di quello spaventoso eccidio "ricordando solo gli ebrei e non anche i polacchi morti".

I movimenti dell'ultra destra hanno quindi continuato ad essere presenti nelle strade, di contro i partiti conservatori hanno cercato di intercettare il più possibile le lotte di questi movimento.

Non è un caso che Il PiS di Jarosław Kaczyński, durante la campagna elettorale in vista delle europee, ha caratterizzato il proprio lavoro politico non soltanto sul sovranismo, ma ha esortato i polacchi a votare per «l’unico partito che garantisce al 100% la tutela dei nostri valori». A differenza di quei valori stranieri, come i diritti Lgbtqi+, che «rappresentano una vera minaccia per la nostra identità, per la nostra nazione». Argomento, questo, che continua a essere rilanciato anche in vista delle elezioni autunnali per il rinnovo del Parlamento di Varsavia. Kaczynski ha dichiarato infatti che il movimento e la cultura per i diritti e la parità di genere sono “una minaccia per la nazione e la famiglia“. E proprio nei giorni scorsi decine di villaggi, comuni e un’assemblea regionale si erano dichiarati “liberi dall’ideologia Lgbt”, concetto omofobo che ricorda il termine “Judenfrei” (“libero dagli ebrei”) coniato da Joseph Goebbels, ministro della propaganda del Terzo Reich.

Jarosław Kaczyński, che al momento guida il paese e anche i mezzi di informazione, ha bisogno di quei movimenti che nelle strade continuano a rappresentare una certa ideologia. Che manifestino davanti al campo di Auschwitz o per la difesa della famiglia tradizionale, i movimenti di ultradestra sono probabilmente linfa vitale per la politica dei partiti conservatori.

Questa caratteristica è simile a tanti paesi europei. Se da un lato i partiti conservatori e di destra che sono al governo in alcune nazioni, come per esempio l'Italia, attaccano le azioni violente eseguite dai gruppi di estrema destra - cosa che non è stata fatta in Polonia – dall'altra, la natura stessa di questi movimenti e le loro azioni risultano essere fondamentali per la politica governativa. C'è da chiedersi quanto questi governi siano soltanto “mandanti teorici” di determinate azioni violente. E dall’altra parte c’è però il bisogno di dare una risposta concreta, affinché le parate per i diritti e l’uguaglianza non rimangano solo dei casi isolati, ma che anzi assumano man mano sempre più potenza al fine di contrastare questo ritorno agli anni bui. 

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