L’incubo americano

Essere nero e cosciente del razzismo contro i neri significa fissare il riflesso della tua estinzione.

9 / 6 / 2020

Proponiamo la traduzione di "The American Nightmare" di Ibram X. Kendi* – Direttore del centro di ricerca e di politiche antirazziste dell’American University, originariamente pubblicato su The Atlantic, nella versione italiana di Serena Tarascio.

È successo a Selma, in Alabama, tre mesi prima del linciaggio di Isadora Moreley e due mesi prima del linciaggio di Sidney Randolph vicino a Rockville, in Maryland.

Il 19 maggio 1896 il New York Times dedicò soltanto una riga a pagina tre alla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti Plessy contro Ferguson. Nel 1896 la costituzionalizzazione delle leggi Jim Crow quasi non fece notizia. Non c’era nulla di concreto. Gli americani già sapevano che la parità dei diritti era stata linciata; la sentenza Plessy ne era solamente il silenzioso e finto funerale.

Un altro testo razziale – pubblicato dall'organizzazione di punta della nazione per le scienze sociali, l’American Economic Association e classificato dallo storico Evelynn Hammonds come uno dei documenti più autorevoli nelle scienze social all’inizio del XX secolo” – provocò un trauma ancora maggiore nel 1896.

“Non c’è nulla di più chiaramente comprovato in questa ricerca se non che l’uomo nero del sud al tempo dell’emancipazione era sano di corpo e allegro di spirito” scrisse Frederick Hoffman in Race Traits and Tendencies of the American Negro. “Quali sono le condizioni trent’anni dopo?” Hoffman concluse “lasciando parlare semplicemente i fatti” che gli afroamericani stavano meglio quando erano schiavizzati. Adesso si trovano “su un livello discendente” scrisse, dirigendosi verso “la graduale estinzione”.

Il testo di Hoffman aiutò a legittimare due settori nascenti che adesso convergono sulle vite dei neri: la sanità pubblica e la criminologia.

Hoffman sapeva che il suo lavoro era “una più severa condanna a tentativi moderati di razze superiori di sollevare razze inferiori verso le loro posizioni prominenti”.

Rigettava quella sorta di razzismo assimilazionista a favore del suo razzismo segregazionista. I dati “parlano da soli”, scrisse. Gli americani bianchi erano stati naturalmente selezionati per salute, vita ed evoluzione. Gli americani neri erano stati selezionati naturalmente per malattia, morte ed estinzione. “L’estinzione graduale” concludeva il libro “è solo questione di tempo”.

Lasciateli morire sembrava dire Hoffman. Quel pensiero ha echeggiato attraverso il tempo, fino al momento fatale in cui ci troviamo, quando gli ufficiali di polizia hanno lasciato morire George Floyd a Minneapolis.

Con le sue pagine e pagine di grafici, Race Traits ha aiutato a catapultare Hoffman alla ribalta nazionale e internazionale come il “decano” degli statistici americani. Il suo biografo aveva stimato che ai suoi tempi Hoffman “raggiunse la grandezza”. “‘La sua carriera illustra il raggiungimento del ‘sogno americano’’”.

In realtà la sua carriera illustra il raggiungimento dell’incubo americano – un incubo che viene subito ancora 124 anni dopo da Minneapolis a Louisville, da Central Park fino a un numero non precisato di pazienti neri di coronavirus parcheggiati negli ospedali, tra le fila dei disoccupati e nelle tombe.

“Noi non vediamo alcun sogno americano” disse Malcolm X nel 1964. “Noi abbiamo subito solamente l’incubo americano”.

Un incubo è essenzialmente una storia di pericolo, ma non è completamente una storia dell’orrore. I neri provano gioia, amore, pace, sicurezza. Ma come in qualsiasi storia dell’orrore, quei momenti indimenticabili di fatica, terrore e trauma hanno reso il pericolo essenziale all’esperienza nera nell’America razzista. Ciò di cui fa esperienza un solo afroamericano, fanno esperienza molti afroamericani. I neri americani si immedesimano costantemente nelle anime dei morti. Perché ne sono consapevoli: potrebbero essere loro; sono loro. Perché lo sanno che è pericoloso essere neri in America, perché gli americani razzisti considerano i neri pericolosi. 

Essere nero e cosciente del razzismo contro i neri significa fissare il riflesso della tua estinzione. Chiedete alle anime delle 10.000 vittime del Covid 19 che potrebbero essere ancora vive se fossero state bianche. Chiedete alle anime di quelli a cui è stato detto che la pandemia sarebbe stata la “grande livellatrice”. Chiedete alle anime di quelli costretti a scegliere tra i loro lavori mal pagati e la loro inestimabile vita. Chiedete alle anime di quelli a cui è stata data la colpa della loro morte. Chiedete alle anime di quelli che hanno perso in modo sproporzionato il loro lavoro e poi la loro vita mentre altri si infuriavano in modo sproporzionato di aver perso la loro libertà di infettarci tutti. Chiedete alle anime di quelli ignorati dai governatori che riaprivano gli stati.

L’incubo americano ha tutto e niente a che fare con la pandemia. Chiedete alle anime di Breonna Taylor, Ahmaud Arbery e George Floyd. Immedesimatevi nelle loro anime.

Gli ufficiali di polizia sono entrati di forza nelle vostre case a Louisville, senza bussare e vi hanno sparato uccidendovi, ma il vostro fidanzato nero è stato immediatamente incriminato e non i poliziotti che vi hanno ucciso. Tre uomini bianchi vi hanno stanato, messi all’angolo e uccisi in una strada in Georgia, ma c’è voluto un video su un telefono e l’indignazione nazionale perché fossero finalmente incriminati. A Minneapolis, non avete fatto male a nessuno, ma quando è arrivata la polizia, vi siete trovati bloccati a terra, con un ginocchio sul collo, gridando “Non riesco a respirare”.

La storia vi ha ignorati. Hoffman vi ha ignorati. L’America razzista vi ha ignorati. Lo stato non vuole che respiriate. Ma i vostri affetti non vi hanno ignorati. Non hanno ignorato il vostro incubo. Loro condividono lo stesso incubo.

Infuriati, sono scesi per le strade e hanno manifestato pacificamente. Alcuni si sono ribellati con violenza, bruciando e occupando proprietà che lo stato proteggeva invece della vostra vita. E poi hanno sentito dire dall’auto-parlante d’America “quando cominciano i saccheggi, cominciamo a sparare”.

Quelli che vi amano stanno protestando per il vostro omicidio e il presidente si appella al loro omicidio, chiamandoli “TEPPISTI”, chiamandoli agitatori “FUORI LEGGE”. Altri definiscono la violenza contro la proprietà insensata – ma non la violenza della polizia contro di voi che li ha portati alla violenza. Altri definiscono insensate entrambe, ma non intraprendono nessuna azione immediata per fermare la violenza della polizia contro di voi, solo per fermare la violenza contro la proprietà e la polizia.

I sindaci emettono coprifuoco. I governatori intimoriscono. Arriva la guardia nazionale a difesa della proprietà e la polizia. Dov’era la guardia nazionale quando avete dovuto fare i conti con i poliziotti violenti, i terroristi bianchi violenti, la violenza delle disuguaglianze delle condizioni di salute su base razziale, la violenza del Covid 19 – tutti i poteri, le politiche razziste e le idee che hanno conservato l’esperienza nera nell’incubo americano per 400 anni?

Troppi americani hanno atteso l’estinzione dei neri dai tempi di Hoffman. Lasciateli morire.

La guardia nazionale si allinea con la polizia di stato e quella locale. Ma loro – i vostri affetti che piangono per voi e per la giustizia – non se ne vanno a casa, dal momento che voi non siete a casa. Non indietreggiano, perché non dimenticheranno mai cosa gli è successo, cosa è successo a voi!

Voi! Voi! Voi! Quella vita nera spezzata che conta!

Voi siete loro. Loro sono voi. Voi siete tutte quelle persone – tutti gli assassinati, tutti quelli in vita, tutti gli infettati, tutti quelli che resistono – perché l’America razzista tratta l’intera comunità nera e tutti i suoi raduni antirazzisti sono pericolosi, proprio come faceva Hoffman. Che incubo. Ma forse il peggiore degli incubi è sapere che gli americani razzisti non la smetteranno mai. L’antirazzismo è colpa vostra e solo vostra. Gli americani razzisti negano il vostro incubo, negano il loro razzismo, affermano che avete un sogno come King, quando anche il suo sogno nel 1967 “si è trasformato in incubo”.

Nel 1896, Frederick Hoffman ha utilizzato dei dati per comprovare le sue idee razziste che ancora oggi costruiscono bare per i corpi dei neri. I neri devono essere temuti da tutti, uccisi dai poliziotti, linciati dai cittadini e uccisi dal Covid 19 e altre malattie letali. È stato provato. Non esiste veridicità. La vita dei neri è il “problema senza speranza” come ha scritto Hoffman.

La vita dei neri è pericolosa. La vita dei neri è morte.

Race Traits di Hoffman è stato “probabilmente il più influente studio razziale e criminologico nella prima metà del ventesimo secolo” ha scritto lo storico Khalil Gibran Muhammad in The Condemnation of Blackness. È stato presumibilmente anche il più influente studio della razza e sanità del pubblica del periodo.

Nella prima raccolta nazionale dei dati del crimine razziale, Hoffman ha usato il più alto tasso di arresti e incarcerazioni dei neri americani per sostenere che sono, per loro natura e comportamento, persone pericolose e violente – come gli americani razzisti dicono ancora oggi. Hoffman ha messo insieme disuguaglianze di salute basate sulla razza per sostenere che i neri americani sono, per loro natura e comportamento, persone malate e tendenti alla morte. Hoffman ha catalogato il più alto tasso di mortalità dei neri e ha mostrato che i neri americani erano più inclini a soffrire di sifilide, tubercolosi e altre malattie infettive di più degli americani bianchi. Le stesse disparità sono visibili oggi, mentre gli afroamericani muoiono di Covid 19 a un tasso quasi due volte maggiore la loro fetta della popolazione nazionale, secondo il COVID Racial Data Tracker.

Adesso immedesimatevi nelle loro anime. 

Siete stufi dell’incubo. E siete “stufi di essere stufi” come disse una volta Fannie Lou Hamer. Ma l’America razzista fissa la vostra stanchezza, vi si avvicina, guarda oltre i vestiti a brandelli della vostra storia, guarda oltre le cicatrici del vostro trauma e vi chiede: Come ci si sente a essere l’incubo americano?

Mentre i neri americani vedono la loro esperienza come l’incubo americano, i razzisti americani vedono i neri come l’incubo americano. Gli americani razzisti, specialmente quei razzisti che sono bianchi, si vedono come l’incarnazione del sogno americano. Tutto questo contribuisce alla grandezza dell’America. Tutto questo renderà di nuovo grande l’America. Tutto questo manterrà grande l’America.

Ma solo le bugie degli americani sono grandi. Il loro sogno americano – che è il paese delle uguali opportunità, dedicato alla libertà e all’uguaglianza, dove la polizia protegge e serve – è una bugia. Il loro sogno americano – che loro hanno di più perché sono di più, che quando i neri hanno di più, gli è stato dato di più – è una bugia. Il loro sogno americano – che loro hanno il diritto civile di uccidere i neri americani senza essere puniti e che i neri americani non hanno il diritto umano alla vita – è una bugia.

Sin dall’inizio, i razzisti americani sono stati completamente appagati trasformando gli incubi in sogni e i sogni in incubi; completamente appagati dalla legge dell’omicidio razziale e dall’ordine di disuguaglianze razziali. Non riescono a comprendere che il razzismo è l’incubo d’America. Che non può esistere il sogno americano in mezzo all’incubo americano del razzismo contro i neri – o contro i nativi americani, i latinoamericani o gli asiatici – un razzismo che ha come risultato che persino i bianchi siano fragili e muoiano a causa della supremazia bianca.

Prendiamo Minneapolis. È più probabile che vengano fermati, arrestati e vittimizzati i residenti neri che i bianchi dalle forze di polizia. Anche se i residenti neri rappresentano il 20 percento della popolazione della città, costituiscono il 64 percento delle persone che la polizia di Minneapolis ha bloccato per il collo dal 2018 e più del 60 percento delle vittime delle sparatorie della polizia di Minneapolis dalla fine del 2009 a maggio 2019. Secondo Samuel Sinyangwe di Mapping Police Violence, la polizia di Minneapolis è probabile che uccida residenti neri 13 volte di più di residenti bianchi, una delle più grandi disparità della nazione. E questi poliziotti vengono perseguiti raramente.

Una famiglia nera tipo a Minneapolis guadagna meno della metà di una famiglia bianca tipo – una differenza annua di $47.000 che è una delle più grandi disparità razziali della nazione. In tutto lo stato, i cittadini neri sono il 6 percento della popolazione del Minnesota, ma rappresentano il 30 percento dei casi di coronavirus fino a sabato [30 maggio 2020, N.d.T.], una delle disparità più alte di casi tra la popolazione nera nella nazione, secondo il COVID Racial Data Tracker

Questa è la pandemia razziale all’interno della pandemia virale – più vecchia del 1896, ma nuova quanto il Covid 19 e l’assassinio di George Floyd. Ma perché esiste una tale pandemia di diseguaglianze razziali a Minneapolis e oltre? “Le pagine di questo lavoro danno una sola risposta” conclude Hoffman nel 1896. “Non è nelle condizioni di vita, ma nella razza e nell’editarietà che troviamo la spiegazione di ciò che è riscontrabile in ogni parte del globo, in tutti i tempi e tra tutti i popoli, e cioè la superiorità di una razza su un’altra e della razza ariana su tutte”.

Le due spiegazioni disponibili per Hoffman più di un secolo fa rimangono le due opzioni per spiegare le diseguaglianze razziali di oggi, dal Covid-19 alla violenza della polizia: la spiegazione antirazziale o razzista. O c’è qualcosa di superiore o di inferiore sulle razze, qualcosa di pericoloso e mortale nei neri e i neri sono l’incubo americano; oppure c’è qualcosa di sbagliato nella società, qualcosa di pericoloso e letale nelle politiche razziste e i neri stanno vivendo l’incubo americano.

Hoffman ha diffuso la spiegazione razzista. Molti americani probabilmente credono in entrambe le spiegazioni e vivono la contraddizione del sogno e l’incubo americani. Molti americani si sforzano di essere antirazzisti, di riconoscere il razzismo nelle disuguaglianze razziali, di smettere di incolpare i neri per le malattie e le loro morti sproporzionate e di incolpare invece il potere razzista, le politiche e le idee razziste della normalizzazione di tutto questo massacro. Si sforzano di focalizzarsi sull’assicurare politiche antirazziste che conducano alla vita, alla salute, all’uguaglianza e alla giustizia per tutti e agire dalle idee antirazziste che danno valore alle vite dei neri, che rendono uguali tutti i gruppi razziali in tutte le loro differenze estetiche e culturali.

Ad aprile molti americani hanno scelto la spiegazione razzista: dicendo che i neri non stavano prendendo il coronavirus tanto seriamente quanto i bianchi, cosa messa in dubbio dai dati sondaggistici e le manifestazioni a maggioranza bianca che chiedevano la riapertura degli stati. In seguito hanno sostenuto che gli afroamericani stavano morendo di Covid 19 in modo sproporzionato, perché hanno più patologie preesistenti, esclusivamente a causa dei loro comportamenti poco sani. Ma secondo la Fondazione per la ricerca sull’AIDS, fattori strutturali come occupazione, accesso all’assicurazione sanitaria e cure mediche e la qualità dell’aria e dell’acqua nei quartieri sono la chiave delle infezioni e delle morti dei neri e non “caratteristiche intrinseche delle comunità nere o fattori di livello individuali”. 

Inoltre, non esiste una chiara relazione tra i tassi di crimini violenti e i tassi di violenza della polizia. E non esiste una diretta relazione tra i tassi di crimini violenti e i neri. Se esistessero, allora i quartieri dei neri con reddito superiore avrebbero gli stessi livelli di crimini violenti dei quartieri dei neri con reddito inferiore. Ma questo non è affatto il caso.

Gli americani dovrebbero chiedersi: perché così tanti neri disarmati vengono uccisi dalla polizia mentre tanti bianchi armati vengono semplicemente arrestati? Perché i funzionari affrontano il crimine violento nei quartieri più poveri aggiungendo ancora più polizia invece di più lavoro? Perché è meno probabile che i neri e i latinoamericani lavorino da casa durante questa pandemia; meno probabile che siano assicurati; più probabile che vivano nei deserti di cure mediche, senza accesso a cure di emergenza avanzate; e più probabile che vivano in quartieri inquinati? La risposta è ciò che i Frederick Hoffman di oggi si rifiutano di credere: razzismo.

Dicono invece, come Donald Trump – e come tutti quelli furiosi per la distruzione della proprietà e non la vita dei neri – che loro “non sono razzisti”. Hoffman ha introdotto Race Traits dichiarando che era “privo dalle contaminazioni del pregiudizio o del sentimentalismo… privo di faziosità personale”. Stava solamente offrendo una “testimonianza dei fatti”. Ma di fatto, le inuguaglianze razziali che ha documentato testimoniano le politiche razziste d’America.

Hoffman ha mandato avanti l’incubo americano. Cosa manderemo avanti noi? Hoffman ha sottinteso che dovremmo lasciarli morire. Combatteremo per la vita delle persone nere? 

La storia si sta appellando al futuro dalle strade della protesta. Che scelta faremo? Cosa creeremo? Cosa saremo?

Ci sono solo due scelte: razzisti o antirazzisti.

* IBRAM X. KENDI scrive contributi per The Atlantic ed è professore e direttore del The Antiracist Research and Policy Center dell’American University. Ha vinto il National Book Award per Stamped from the Beginning: The Definitive History of Racist Ideas in America e How to Be an Antiracist.

** Pic Credit: Autore: Matt Dunham | AP, The Associated Press.

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