Marocco - Condannato Omar Radi, giornalista spiato da Pegasus

21 / 7 / 2021

Quasi un anno fa, il 29 luglio 2020, veniva arrestato con accuse pretestuose Omar Radi, giornalista e militante della sinistra marocchina. Radi era stato arrestato dopo aver denunciato, in collaborazione con Amnesty International, l’uso da parte delle autorità marocchine del malware di produzione israeliana Pegasus. Ironicamente, la condanna a Radi e al suo collega Imad Stitou arriva proprio quando – in seguito alle rivelazioni del Guardian – l’affare Pegasus è diventato uno scandalo globale. Il caso di Radi è un chiaro esempio dell’uso della sorveglianza digitale a fini repressivi. In solidarietà con Radi e gli altri detenuti politici, tra cui i militanti del Hirak del Rif, traduciamo e ripubblichiamo il comunicato del Comitato per la liberazione di Omar Radi e di tutti i prigionieri di coscienza in Marocco.

Comunicato del Comitato per la liberazione di Omar Radi e di tutti i prigionieri di coscienza in Marocco, in seguito alla condanna dei giornalisti Omar Radi e Imad Stitou

Non dimentichiamo e non perdoniamo.

La corte penale di primo grado, presso la corte d’appello di Casablanca, ha chiuso la farsa giudiziaria cominciata un anno fa ai danni di Omar Radi e Imad Stitou. La Corte, presieduta dal giudice Torchi, ha reso un verdetto tanto severo quanto incomprensibile contro i due giornalisti.

Radi è stato condannato a sei anni di carcere e al pagamento di una multa da 200.000 dirham (20.000 euro). Stitou è stato condannato a un anno di carcere e al pagamento di una multa di 20.000 dirham (2.000 euro). Questo processo politico e ingiusto è stato caratterizzato dalla detenzione arbitraria di Radi da un anno a questa parte. Le vere ragioni della pesante condanna contro questo giornalista investigativo indipendente sono le seguenti:

-Omar Radi è uno dei primi giornalisti al mondo ad aver rivelato lo spionaggio da parte delle autorità marocchine attraverso il malware Pegasus, che è ormai diventato uno scandalo planetario.

-Omar Radi è un giornalista combattivo che ha denunciato le mafie che predano l’economia del paese (terre, cave, appalti pubblici, ecc.).

-Omar Radi è un giornalista militante che ha raccontato con onestà e rigore le lotte dei movimenti sociali in Marocco, in particolare il Hirak del Rif.

-Omar Radi è un cittadino libero e coraggioso che ha sfidato e denunciato le pressioni della polizia politica, che ha potere assoluto sulla politica e i media marocchini.

Questa condanna conferma l’arretramento dei diritti civili nel paese nel corso dell’ultimo decennio. È la prova supplementare della volontà del profondo stato di vendicarsi su Omar Radi, una escalation cominciata nel dicembre 2019.

Omar Radi, Imad Stitou e i loro avvocati difensori sono riusciti a smontare magistralmente le accuse nei loro confronti, con prove e documentazione alla mano. Questa condanna costituisce una nuova pagina del libro nero della magistratura al servizio del potere in Marocco, di cui il penultimo atto e la vergognosa condanna ai danni di Souleiman Rassouni.

In questo contesto segnato da una terribile ingiustizia e una rabbia profonda espressa dall’opinione pubblica nazionale e internazionale, il Comitato si rivolge a:

-Le famiglie di Radi, Stitou e Rassouni e tutti i detenuti politici: rendiamo omaggio al vostro immenso coraggio e alla vostra abnegazione durante tutto questo difficile anno. La vostra presenza al fianco delle lotte e di tutti i prigionieri politici dimostra le vostre qualità umane e militanti. Ci impegniamo a continuare la lotta fino alla liberazione di tutti i detenuti politici.

-Agli avvocati difensori: vi ringraziamo per vostro lavoro colossale. La vostra lotta per la giustizia e la verità resterà negli annali della storia giuridica e politica del nostro paese.

-Ai cittadin* e alle organizzazioni solidali: vi ringraziamo di cuore per aver partecipato a questo movimento storico per la liberazione dei prigionieri politici e di coscienza nel paese. Lo slancio spontaneo di solidarietà nei confronti di questa causa ha sfidato il clima di paura imposto dall’assolutismo attraverso i suoi agenti e i suoi media.

Non perdoneremo questa magistratura asservita al potere, non dimenticheremo i crimini del regime politico. Il nostro movimento continuerà fino alla fine dell’assolutismo e del nepotismo in questo paese.

Casablanca, 20/07/2021

Il Comitato

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