Messico - Cresce il movimento nazionale per fermare la violenza del narcostato

Nella giornata di azione globale per Ayotzinapa si mobilitano in decine di migliaia nel paese e nel mondo

23 / 10 / 2014

Il massacro e la sparizione degli studenti di Ayotzinapa il 26 di settembre ha rappresentato per migliaia di messicani quell'evento che ha fatto esplodere la rabbia e l'indignazione; quel punto di non ritorno che ha rotto il senso di paura e di impotenza di fronte ad una situazione di violenza diffusa che attravesa il paese ormai da alcuni anni, e che ha generato decine di migliaia di morti ammazzati e migliaia di desaparecidos. 

La rappresentazione ufficiale della cosiddetta guerra al narcotraffico, propagandata in questi anni dai media e dai politici per rendere conto della violenza e del terrore che devasta il paese, sta cominciando ad essere scalfita e risemantizzata dai tanti che in questi giorni si stanno mobilitando, e che stanno cominciando a chiamare con il proprio nome questa complessa situazione che stanno vivendo. La violenza diffusa che genera morti e desaparecidos è riconosciuta come una guerra, una guerra dello stato contro la popolazione e soprattutto contro quei settori scomodi al potere; perchè col pretesto della guerra al narcotraffico in questi anni si è militarizzato il paese, sono aumentati gli omicidi, le sparizioni e la repressione di attivisti sociali e in generale di tutti coloro che dissentono. Il responsabile di tutto ciò viene riconosciuto in un apparato di potere e di repressione ribattezzato come narcostato. Un qualcosa che Gustavo Esteva ha rappresentato metaforicamente con l'immagine del fango - in cui non distingue l'acqua dalla terra- in cui non si può riconoscere una differenza o una separazione tra lo stato, i gruppi criminali e gli interessi delle transnazionali. Questa nuova interpretazione e rappresentazione della realtà è ciò che emerge osservando i messaggi che compaiono nelle piazze e nei comunicati delle organizzazioni sociali e dei collettivi studenteschi. Questo è il punto di partenza per comprendere la violenza che sta vivendo il Messico e per rendere conto delle mobilitazioni che lo stanno attraversando.  

  

Certo che, per provare a raccontare, anche sinteticamente, cosa sta succedendo in Messico in questi anni, non sono sufficienti -e sono estremamente parziali- queste brevi considerazioni (e non sono la sola chiave di lettura). Però, per capire cosa è in ballo nelle mobilitazioni di questi giorni è necessario partire da qui. Tutto è cominciato da Ayotzinapa, cioè da un massacro di studenti perpetrato dalla polizia municipale di Iguala, con l'ordine del sindaco e la complicità di una cartello di narcos. Le mobilitazioni sono cominciate per Ayotzinapa, mettono al centro la riapparizione degli studenti di Ayotzinapa, però allo stesso tempo stanno andando oltre Ayotzinapa. Tanti tra coloro che si stanno mobilitando stanno cominciando a mettere in discussione non solo l'ingiustizia che ha rappresentato Ayotzinapa, ma l'intera struttura di potere e di repressione dello stato messicano. Nello stato del Guerrero studenti e maestri, insieme ad altre organizzazioni sociali, da giorni hanno diffuso un piano di azioni con l'obbiettivo di “destituire i poteri del governo statale”, occupando e in certi casi incendiando palazzi governativi, con manifestazioni, blocchi stradali e altri tipi di azioni. A livello nazionale si assiste a mobilitazioni che, come quella del 22 ottobre, hanno visto la partecipazione di decine e decine di migliaia di persone, con una gigantesca manifestazione nella capitale che ha fatto ingresso nella piazza principale al grido di "fuori Pena Nieto" [il presidente del Messico]. Soprattutto il settore stuentesco è il protagonista di questo movimento nazionale contro la violenza del narcostato. Stanno sorgendo collettivi in tante facoltà e si assiste a un tentativo di coordinamento a livello nazionale: venerdi ci sarà il terzo incontro dell'assemblea interuniversitaria alla UNAM, nella quale nei giorni scorsi hanno partecipato più di 5000 persone di 69 scuole e università. Nel prossimo appuntamento si annuncia l'arrivo di rappresentanti di tante altre scuole che ancora non vi avevano assistito. In questo grande ambito organizzativo che sta costituendosi, nel documento diffuso nell'ultimo incontro [1] [2] [3] non solo si reclama la riapparizione degli studenti di Ayotzinapa, ma le rivendicazioni attorno a cui si costruisce il piano di azione per i prossimi giorni sono questioni come fermare la criminalizzazione delle proteste sociali, fermare la militarizzazione del paese, la liberazione dei prigionieri politici, la difesa della scuola pubblica. “Questo problema non è più studentesco, è sociale, è l'inizio di un cambiamento, che lo sappiano le autorità”, afferma uno studente di Ayotzinapa durante la mega marcia realizzatasi nella capitale. Verso dove andrà questo movimento ampio che sta sorgendo in Messico ancora è una scommessa e ancora è tutto da capire. Quello che è certo è che il massacro degli studenti di Ayotzinapa ha segnato un punto di non ritorno, ha generato un movimento ampio che sta andando oltre Ayotzinapa.

  

Veniamo alla cronaca della giornata di mobilitazione globale per Ayotzinapa.

Manfestazioni in decine di città messicane ed iniziative in più di 20 paesi del mondo. Tutte le Università pubbliche della capitale sono occupate o hanno sospeso le lezioni per due giorni, tutte le scuole normali (scuole, come quella di Ayotzinapa, situate in regioni contadine in cui si formano maestri) sono occupate da lunedi. Ma le lezioni sono sospese anche in università -o in alcune facoltà- come a Guadalajara, Queretaro, Guanajuato, Puebla, nello stato di Sonora, Hidalgo, Morelos e in alcune grandi università private come il Colegio de Mexico o la Ibero.

In Guerrero, dove da giorni non si fermano le proteste, in migliaia hanno marciato nella città di Iguala, luogo del massacro degli studenti, e al termine è stato assaltato il palazzo del municipio e dato alle fiamme.

Il bilancio della giornata ci parla di decine di migliaia di persone, una partecipazione maggiore di quella registrata nella precedente manifestazione dell'8 di ottobre (a Città del Messico i manifestanti hanno quasi riempito lo zocalo, la piazza centrale), in una numero maggiore di città, tra cui in certi luoghi con forte presenza dei narcos come gli stati di Durango o Nuevo Leon, o luoghi tradizionalmente conservatori come Guadalajara e Puebla dove hanno marciato in diverse migliaia di persone.  

  

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